La settimana più pazza del secolo

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Quella che è appena trascorsa può essere ricordata come la settimana più pazza del secolo. Da tempo gli orizzonti internazionali sono diventati sempre più minacciosi. La guerra si è insediata in vaste regioni del pianeta e sta cingendo d’assedio, a sud e ad est, le regioni dell’Europa che per settant’anni erano riuscite a mantenere la pace dolorosamente riconquistata nel 1945. Come le nubi non possono essere fermate dalle frontiere, così il carico di follia e di morte generato dalla guerra ha attraversato i campi di battaglia ed ha scatenato fulmini e saette su città pacifiche come Parigi, Bruxelles, Instambul. Nell’ultima settimana si sono verificati eventi sconvolgenti, che possono sembrare molto diversi fra di loro, ma in realtà sono convergenti verso lo stesso risultato: la restaurazione del caos. Questa settimana di passione è iniziata a Nizza, la sera del 14 luglio, quando un “combattente” di Daesh (il sedicente Stato islamico) ha scagliato un grosso camion contro la folla che festosamente riempiva la “Promenade des Anglais”, provocando 84 morti e 200 feriti. Nell’arsenale degli strumenti letali è stata sperimentata per la prima volta una nuova arma: il camion. Nella notte fra il 14 ed il 15 luglio si è consumata la tragedia del fallito colpo di Stato in Turchia contro il Presidente Erdogan, cui ha fatto seguito il colpo di Stato vero, quello realizzato dal Capo dello Stato turco che ha aggredito, con violenza inaudita, i capisaldi dello stato di diritto, con lo scopo evidente di trasformare la Turchia in un califfato. Sono spaventose le misure adottate da Erdogan, ma hanno tutte un significato ben chiaro. Sono stati destituiti ed arrestati 2.745 giudici e pubblici ministeri, fra i quali due giudici della Corte Costituzionale e 140 giudici della Cassazione. Quindi sono stati destituiti 15.200 insegnanti delle scuole pubbliche ed è stata ritirata la licenza a 21.000 insegnanti di scuole private. Sono stati destituiti 1.577 fra presidi, rettori e docenti universitari e sono stati sospesi 15.200 dipendenti del Ministero dell’Istruzione pubblica, mentre è stata revocata la licenza di trasmissione a 24 emittenti radio televisive. La Turchia – ha ricordato l’Associazione nazionale magistrati – è uno dei 47 Stati del Consiglio d’Europa e ne ha sottoscritto le Convenzioni: “L’annullamento della concreta indipendenza e dell’autonomia dei giudici è una plateale violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Se in un Paese non sono liberi i magistrati non è libero nessuno”. In effetti colpendo i magistrati, che sono i guardiani delle regole, si rende possibile qualunque abuso del regime politico ai danni dei cittadini. Ma ugualmente grave è l’attacco agli insegnanti, perché rende un’intera popolazione ostaggio dell’ignoranza e dell’oscurantismo religioso, mentre la chiusura dei mass media non allineati al regime, oltre a spegnere ogni voce di dissenso, contribuisce ad ottenebrare i cuori e le menti. Sono stati colpiti i fondamenti dello Stato di diritto: l’indipendenza della magistratura, la libertà d’insegnamento e la libertà di manifestazione del pensiero. Senza questi presidi, non solo non esiste più la democrazia, ma si realizza forzatamente la trasformazione verso un ordinamento che assomiglia al Califfato. Il sogno di Ataturk, fondatore di uno Stato laico e moderno è stato dolorosamente infranto. In Turchia si sta realizzando il più straordinario successo dell’Isis. La terza notizia, convergente, è il trionfo di Donald Trump, che proprio ieri è stato incoronato candidato del Partito Repubblicano alla corsa per la Casa bianca. Qualcuno potrebbe chiedersi, che relazione c’è fra Trump, l’Isis e la Turchia? La risposta è semplice, l’avvento dei Repubblicani guidati da Trump alla Casa bianca è stato giudicato dall’Economist un pericolo per il genere umano quanto l’ISIS. Entrambi questi soggetti politici condividono lo stesso obiettivo, distruggere l’ordine mondiale partorito dalla seconda guerra mondiale e fondato sulla Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo. Di fronte a questo drammatico imbarbarimento del quadro internazionale, la prima cosa a cui bisogna pensare è quella di tenerci stretti i principi di civiltà giuridica che ci hanno consegnato i padri costituenti ed impedire che ci vengano scippati.
edito dal Quotidiano del Sud