Una campagna referendaria rovente

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Finalmente, sta per concludersi una campagna referendaria avvelenata e arroventata come mai si era visto finora. Più che ad una propaganda per il SI o per il NO si è assistiti ad una guerra di religione; più che ad un ordinato e pacato giudizio sulle ragioni dell’uno e dell’altro e sui meriti della riforma, si è andati ad una ordalia, un giudizio divino su un uomo: Renzi il quale ha fatto tutto ed il contrario di tutto per sostituire se stesso, il suo governo, il suo futuro e quello dell’Italia in una legittimazione della piazza che prevalesse sulla coscienza popolare e sulla logica Dopo di me il diluvio, senza di me nessun cambiamento e nessun “governicchio” tecnico o politico che molti commentatori politici ripetono con noia, come se la politica, quella vera, non fosse, per sua natura, in grado di trovare soluzioni. E’ il nuovo che avanza ed il vecchio che vuol conservare privilegi e poltrone ripetono i fautori del SI poco andando nel merito della riforma. E questo incarognirsi della situazione è il risultato di aver voluto forzare la mano e approvare, a maggioranza risicata, una riforma costituzionale che si sarebbe, invece, dovuta far passare con i due terzi del Parlamento per evitare che, su materie così complesse e delicate non si arrivasse al voto popolare, per forza dadi cose, viscerale e condizionato una propaganda populista e metodi discutibili, politicamente scorretti ed, a volte, perfino eticamente discutibili, come insegna la vicenda De Luca in Campania. La memoria ci porta alla “storica” campagna elettorale del 1948 nella quale la lotta fra i democristiani ed i social-comunisti fu all’ultimo sangue, dove la Chiesa, attraverso i comitati civici di Gedda, molti preti e processioni di Santi e Madonne, scesero direttamente in campo, contro il blocco social comunista visto come il diavolo e l’acqua santa. Si evocavano paure ed inquietudini che, in caso di vittoria dei comunisti, i cosacchi avrebbero fatto abbeverare i loro cavalli nelle fontane del Vaticano. Più o meno siamo tornati a quel clima e sono tornati – aggravati da un uso distorto e assordante delle televisioni e dei media – agli stessi argomenti, richiamando le stesse paure e le stesse incertezze. Sono scesi in campo l’alta finanza, i Marchionne, gli Obama e gli ambasciatori, i grandi giornali italiani e stranieri – pur con la vistosa eccezione del l’Economist – la Confindustria, la nomenclatura europea, che hanno prefigurato sfracelli se dovesse vincere il NO. Si è andati molto sopra le righe con un linguaggio violento ed offensivo: nel quale i termini “accozzaglia, autoritarismo, eversione, Killer “hanno contraddistinto i discorsi di Renzi e di Grillo. Per sei/sette mesi abbiamo assistito ad una telenovela incredibile, recitata con bugie e falsità da attori mediocri quanto inadatti alla funzione rivestita sia nelle Istituzioni che all’opposizione che ha finito per spaccare un paese che avrebbe bisogno di ben altro. La Campania non poteva essere da meno nel coro dei protagonisti, spesso arroganti e populisti, con l’esempio dell’ineffabile sceriffo Presidente della Regione che, riunendo un centinaio di sindaci ed amministratori a lui vicini, li ha spronati, con metodi alla Crozza, a mettere in campo tutte le misure più clientelari e sfacciate, avvicinando personalmente amici, beneficiati, professionisti, operatori della sanità e tutti coloro cha hanno rapporti con la Pubblica Amministrazione al fine di procacciare voti a favore del SI, dandone, peraltro, preventiva stima e resoconto finale, a lui stesso che ne avrebbe tratto le conseguenze. Che la riforma piaccia o non piaccia – pare abbia detto – lui “se ne fotte”, importante è il fiume di soldi che arriverebbe in Campania. Non c’è dubbio: il governatore ha superato perfino il Re Michele (al secolo il deputato di Salza Irina Michele Capozzi) che è considerato l’inventore del trasformismo e del clientelismo. Un “fiume” di soldi si sta distribuendo in mance e regali per tutti, purché si voti SI. Si chiamano in campo perfino i malati anche se bambini. Non siamo al pacco di pasta di memoria laurina o delle scarpe, una prima e l’altra dopo il voto, ma poco ci manca. Gli italiani all’estero, l’occupazione della Televisione, con la sua incessante propaganda mostrando una scheda falsa ed ingannevole nella quale le domande, che non indicato le variazioni che si intendono apportare, richiamano sibillinamente il SI. Finalmente si chiude! Con un forte rimpianto per i mesi sprecati e l’auspicio che si possa ricominciare a pensare ai veri problemi che affliggono l’Italia: la debole ripresa, la disoccupazione, la paura del domani, l’incertezza della gente le emergenze delle periferie, l’immigrazione senza controllo, ai quali il generale inverno, che avanza, ha portato, come ogni anno, straripamenti, esondazioni e frane e morti che unite ai terremoti, in un paese “sgarrupato” che la politica, quella vera, ha dimenticato rendondo più fosco il futuro.
edito dal Quotidiano del Sud