I dilemmi del Governatore De Luca

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Nelle ultime settimane, le caratteristiche personali e politiche di De Luca sembrano quelle di sempre. L’enorme arroganza. L’insofferenza alle critiche. La pervicace volontà di offendere e sminuire gli avversari. Le cadute di stile. Le spericolate affermazioni in difesa del clientelismo. Le parole avventate, come quelle sui medici del pronto soccorso dell’ospedale di Nola, meritoriamente al lavoro in condizioni difficilissime. E soprattutto il vizio politico maggiore, quello di fare molte chiacchiere e pochi fatti, come le impietose statistiche sulla disoccupazione giovanile, sull’ambiente e sulla sanità dimostrano. Eppure, molte cose sono cambiate intorno a lui. Fino a spingere Vicienzo a’ funtana a interrogarsi su quale direzione prendere per il suo futuro politico.


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Molte indiscrezioni sulla sua presunta volontà di fondare un partito regionale (quasi) personale sono fiorite nelle settimane scorse a seguito dell’incontro dei suoi fedelissimi ad Afragola. Per ora sono state negate, anche se – come è sembrato – senza molta convinzione. E si sa che una mezza smentita, nel mondo politico, fa spostare la bilancia più sul lato delle indirette (o almeno possibili) conferme che su quello delle smentite. Certo, l’incontro che ha dato la stura a congetture varie è stato promosso – come altri – all’ombra di "Campania libera", quella formazione civica e contenitore di varia umanità a cui si deve una parte del successo che ha determinato la vittoria elettorale dell’ex sceriffo. Ed è un fatto che De Luca si è reso conto del valore delle liste civiche fin dagli anni delle sue scalate al municipio salernitano. Sembrerebbe non esserci, quindi, alcuna apparente novità. A cominciare dalla scontata sottolineatura che il pd è il suo partito.


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Eppure, al di là di affermazioni o smentite di comodo, una analisi dei fatti e dei cambiamenti intervenuti può offrire una chiave di lettura non autorizzata ma forse veritiera. Intanto, sembra passato un secolo, non solo qualche mese, rispetto al periodo in cui il Renzi premier era convinto che la frontiera vincente del referendum passasse per la Campania. E aveva promesso a De Luca mari e monti. Ora è intervenuta la "separazione in casa" fra i due, complice il disastroso risultato referendario riportato da Luca in Campania. E soprattutto le sue stupefacenti affermazioni a caldo sulle responsabilità politiche del premier per la nettissima sconfitta del sì. Una mossa che il giglio tragico renziano ha ovviamente valutato come un subitaneo tentativo di smarcamento. E che ha rafforzato le diffidenze temporaneamente messe in naftalina, tra due personaggi politici distanti per generazioni ma accomunati dalle loro personalità egocentriche e poco disponibili al dialogo.


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Del resto l’aria, dalle parti di Renzi, è diventata irrespirabile per l’ex sceriffo. Le recenti dichiarazioni del leader Pd a "La Repubblica" sul "Sud che non si cambia poggiando solo sul notabilato…Togliere le ecoballe è importante…Ma più ancora aprire il Pd a facce nuove." sono state chiarissime. Si può arzigogolare se a provocare la presa di posizione renziana sia stata più la volontà di reagire alle accuse di De Luca sul referendum che l’effettiva determinazione ad inaugurare un nuovo corso del Pd, peraltro tutto ancora da inventare. Comunque, una vecchia volpe come De Luca deve aver capito che da quelle parti, in futuro, non c’è trippa per gatti. Nonostante questo, non pensa certamente di abbandonare il campo. Infatti, proprio da Afragola abbastanza temerariamente (per l’uditorio fatto di transfughi, reduci ed ex di varie formazioni) ha replicato all’ex premier:“Il rinnovamento siamo noi”! Se dovesse rimanere nel Pd, il suo orizzonte potrebbe essere quel partito dei governatori del sud di cui Emiliano si sta delineando come il capofila?


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Certo è che l’ex sceriffo, politicamente parlando, tiene anche famiglia. E perciò – oltre a pensare al suo futuro politico per una eventuale ricandidatura – certamente tenterà di assicurare a qualcuno dei figli un seggio, magari parlamentare. Una operazione che potrebbe riuscirgli più faclle oggi (nuovo sistema elettorale permettendo), quando ancora tira le fila del potere regionale!