I retroscena della legge Ius Soli

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Il dibattito politico della settimana scorsaè statocaratterizzato dalla legge “ius soli” e dai retroscena ad essa collegati. Tutto il suo iter legislativo è stato rinviatoin autunnoe l’ipotesi salvataggio attraverso il voto di fiducia non è stata messa nel cantiere delle strategie governative. Una prima considerazione di fondo va fatta sulla complessa problematica dei migranti e su tutti i connessi provvedimenti legislativi, emergenzialio non: probabilmente gran parte dell’opinione pubblica, non soloitaliana è la stessa classe politica, non sono sufficientemente consapevoli che la questione di cui stiamo parlando ha dimensioni epocali tali da indurre chiunque abbiaun minimo di responsabilità civile esociale aimboccare la via di scelte legislative non di breve respiro. L’altra considerazione afferisce al quadro generale della produzione legislativa italiana che sui cosiddetti “diritti civili”continua ad interessarel’agenda politicadei governiin carica: Dal bio-testamento al diritto comunque della genitorialità , dall’introduzione del reato di tortura alla legalizzazionedell’uso terapeuticodellacannabise cosivia.Èildiritto di cittadinanza? Il riconoscimento della cittadinanza attiva a minori che studiano nel nostro Paese con genitori presenti da diversi anni in Italia non costituisce forse il banco di prova di una comunità civile, inclusiva,con una democrazia rappresentativa capace costantemente, senza tentennamenti e rinvii, ad assicurare a chiunque i diritti connessi al valore persona che la migliore tradizione culturale e giuridica occidentale, laica o cristiana che sia, hasempre tutelato consforzi significativichela storiaciconsegna con esemplare consapevolezza. La tanta rumorosa e frammentaria sinistraitaliana sembradavverocondannata a celebrare il suo funerale comequalche autorevoleosservatore politico evocava, sulle pagine di La Repubblica della scorsa settimana. La miscela esplosiva tra diritti di cittadinanza e problemi dell’accoglienza avrebbe dovutorivelarsi un qualificante traguardo per una sinistra moderna, attenta, capace di reggere i segni dei tempi globali , scompaginando la facile e demagogica retorica del populismo dominanteil cuimeritoprincipale èuno solo : la sommatoria dei demeriti della stessa sinistra italiana. Una sinistra ancora attestata sui fatiscenti baluardi di una lotta di classe anacronistica mostra solo l’incapacità di lettura deiproblemi connessi alla polverizzazione dell’attuale stratificazionesociale nonsolo italiana.Se questo è il quadro socio-politico attuale di quale alternativa si parla, con quali programmi credibili, con qualiobiettivi positivi,con qualidestinatari : può bastare declinare , sempre e comunque, un anti-renzismoridotto,ormai, adunameraavversione antropologica inizialmente condivisibile, ma col tempo le vie dellapolitica conunminimo disenso di prospettiva hanno delineato come percorsi miopi e personalistici? Qual’è allora, lo spartiacque ideologico e programmatico tra destra e sinistra se, alla fine, con modalità espressive diverse, nella sostanza, dicono le stesse cose sulla questione migranti? Non sono pochi , i commendatori politici stranieri che, sul sistema Italia, ravvisano lanecessità diuna maggioreconsapevolezza sui flussi migratori tra Africa ed Europa, avvertendo che gli stessisaranno difatticaratterizzanti lo sviluppo nei prossimi decenni. Per tanto il binomio di solidarietà e rigore costituirà ilbinario di marcia, necessario e doveroso, per un equilibrato sviluppo. Per troppo tempo l’occidente,con isuoi pesanti orpelli culturali edideologici, ha ritenuto i propri confini autoreferenziali e i propri assetti demografici permanentemente funzionali al migliore sviluppo possibile: in prospettiva l’integrazionedei migranti sarà l’unicavia dicrescita perla democrazia e l’economia occidentale nel quadro di un orizzonte sempre più umano e globalizzato.

di Gerardo Salvatore (edito dal Quotidiano del Sud)