Placido a Sant’Andrea: Albertazzi, il mio maestro

0
295

Nel dedalo delle viuzze antiche di Sant’Andrea, tra finestre aperte e portoni intarsiati da fregi antichi, si dipana la passeggiata di Michele Placido, attore che incarna le molte anime ed i tanti volti del Sud. Le vecchiette e le persone che prendono il fresco sull’uscio di casa, lo chiamano”Michele, Michele!”, e lui si ferma a salutare e a baciare tutti, sotto una luna splendente che inargenta i vicoli e le case. E’ a sant’Andrea di Conza per il quarantennale del festival teatrale della cittadina, e per lo spettacolo che sta portando in giro per l’Italia “Serata d’onore”. «Mio zio era di Pescopagano – ricorda l’attore – e sono abituato all’aria salubre e pura di questi posti, alle sue bellezze nascoste, antiche. Mi raccontano che questo è stato un paese di scalpellini, e infatti qui si respira l’aria di un piccolo mondo antico, con i portoni intarsiati da stemmi nobiliari». E’ l’incanto della poesia, il suo svelarsi segreto ed il suo prorompere dall’anima, da profondità sconosciute, ad intessere lo spettacolo di Placido, nell’anfiteatro antico, visitato dal vento. Sono i versi di Neruda che si muovono, quasi danzando, in un alternarsi di musiche e di canzoni partenopee, che hanno il sapore e la soavità di sentimenti antichi, quasi di un’elegia. Sono i musicisti Gianluigi Esposito e Antonio Saturno ad accompagnare Placido in una performance dove il tempo è rarefatto, quasi sospeso. Dove i versi di Dante, di Gozzano, di D’annunzio aprono squarci nuovi sulla visione del mondo, delle cose. «Nasco come attore di teatro – afferma Placido – il recitare in televisione e al cinema, è stata una cosa che è capitata. Il mio grande Maestro, è stato Giorgio Albertazzi, anima anche di questa rassegna.». Il vento fa volare i foglietti dove sono appuntati i versi, quasi a simboleggiare che tutto è etereo in questo spazio sospeso, che fa splendere anche i volti. Ed è un uomo attento ai movimenti repentini dell’anima, quello che traspare anche nei momenti conviviali del post spettacolo. «Perché non è possibile avere un Papa donna, è un pensiero che mi è venuto spesso in mente, in questi due ultimi anni – sottolinea- il mondo cattolico relega ancora la donna in ruoli marginali, subordinati. Mentre mi trovavo all’estero, ho assistito ad una messa celebrata da una donna, e mi sono commosso profondamente.». Si professa un non credente, Placido, eppure è più vicino a Dio di tanti credenti solo di facciata. Sorride, riflettendo che Dio è più madre che padre, nelle sue viscere di misericordia e di tenerezza. Forse Dio è un artista e un poeta che canta i suoi versi nella profondità dei nostri sogni. (Vera Mocella)