Politica sotto il sole

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Nemmeno quest’anno la politica è andata realmente in vacanza. Il capitolo migranti, gli schieramenti in vista delle elezioni autunnali in Sicilia e in questi ultimi giorni gli sviluppi del caso Regeni stanno occupando le prime pagine de giornali e le aperture dei telegiornali. Temi, soprattutto il primo, che ci accompagneranno fino alla campagna elettorale. Un agosto ben diverso da quello dell’anno scorso dominato dall’attesa per il referendum costituzionale voluto a tutti i costi da Renzi e bocciato dagli italiani. In spiaggia tutti a discutere di superamento del bicameralismo perfetto. Ma soprattutto un’estate lontanissima da quelle della Prima Repubblica. Un tempo le ferie si chiamavano villeggiatura e già nel termine c’è una certa differenza. Giorni di riposo da dedicare agli affetti, gusto per l’ozio. Elogio della lentezza. Insomma se gli italiani lasciavano le città e andavano al mare o ai monti, le istituzioni non facevano eccezione. Chiusi i portoni dei palazzi, rimandati a settembre scontri, polemiche e decisioni, il politico si consegnava al silenzio e si ritirava per qualche settimana con sobrietà. Quando scattavano le ferie il potere quasi prendeva atto della sua relatività e si consegnava, provvisoriamente, a rinvii, proroghe, differimenti, dilazioni, oltre che alle buone e cattive intenzioni. Se poi bisognava far fronte ad una improvvisa crisi arrivata con il solleone, la maestria della politica sapeva trovare soluzioni che si codificavano in forma di governo. Nascevano così esecutivi preceduti da fantasiosi aggettivi e variabili lessicali: amico, di bandiera, di necessità, di salute pubblica e il più estivo di tutti: il “governo balneare”. Destinato a vivere come impresso appunto nel DNA per una sola stagione in attesa di essere sostituito, in autunno, da un governo politico. Fu Giovanni Leone nel 1963 il primo presidente del Consiglio ad inaugurare la serie. Ma quell’esecutivo ebbe anche una importante funzione di decantazione, nel processo di definitiva maturazione politica del centro-sinistra. Leone ne guidò più d’uno di governi balneari e ne diventò egli stesso un simbolo. Altri tempi, con qualche eccezione. Non sempre si andava realmente in vacanza. In estate sono nati dei governi che poi sono durati nel tempo. Un esempio. Estate 1983. Il governo Craxi ottiene la fiducia il 12 agosto. Al di là delle eccezioni, dalle aule parlamentari ci si accomiatava al più tardi la prima settimana d’agosto e poi almeno fino alle feste di partito e di corrente, ultima settimana del mese, si taceva. Il ferragosto era sacro. In famiglia, al mare o ai monti. Sull’attività di maggioranza, opposizione, governo, Presidenza della Repubblica, calava il sipario. Un silenzio ormai consegnato al passato. I mesi estivi non sono più una tregua. Il mondo non si ferma. Esercita sulla politica e sui governi in carica mille sollecitazioni. Impone una impellente reperibilità. Si ragiona sui temi del presente e del possibile futuro. Anche la comunicazione si adegua. Si è fatta lampo, corre veloce e sfrutta i social network. Gli scatti del fotografo sono stati sostituiti dai selfie. Alcune immagini sono diventate un simbolo. Il bacio a Capalbio tra Occhetto e la sua compagna, e poi la bandana di Berlusconi in Sardegna o la canotta di Bossi. Pose a colori diverse da quelle in bianco e nero che dicono molto degli uomini politici della prima Repubblica. Ne svelano l’anima. Aldo Moro in giacca e cravatta in riva al mare. Enrico Berlinguer in barca a vela e ancora foto di Palmiro Togliatti in una dacia russa o di Alcide De Gasperi in Trentino Alto Adige. Oltre le ideologie e gli schieramenti ma anche oltre ogni nostalgia sono scatti che raccontano un modo di comunicare e un’idea di paese orgogliosamente diversa e distante da quella 2.0 delle nostre estati.

di Andrea Covotta, Quotidiano del Sud del 17/08/2017