La città, il voto e gli affari 

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Ad Avellino impazza il toto sindaco. Tanti i nomi sussurrati, tutti con scarsa probabilità di successo. L’eredità che il governo Foti lascia è pesante. E cimentarsi per la guida della città non è di certo apppetibile. Gli ex big della politica irpina contano sempre meno, come la media borghesia che si è sempre mossa per il proprio interesse, mai per il bene comune. La differenza la fanno i quartieri popolari che pur disponendo di una platea enorme di consensi per numero, e quasi mai per qualità, saranno riscoperti solo alla vigilia del voto. Ieri come oggi. Come sempre.

L’assenza di forze politiche credibili, capaci di organizzare il consenso su un programma per la città, è un ulteriore elemento di valutazione. Resistono, quindi, le ambizioni personali, mentre avanza il personalismo più sfrenato. Di qui la confusione. La stessa proposta di scegliere il candidato attraverso le primarie è sostanzialmente debole. Le primarie non regolamentate innescano meccanismi perversi, rimettendo in gioco i signori delle tessere. Questo per quanto riguarda il Pd che ha maggiori responsabilità dello sfascio cittadino. Le altre forze politiche non hanno storia nel governo della città, anche se stavolta, proprio grazie alle lacerazioni del partito di Renzi, potrebbero avere una maggiore chance.

Allo stato due sembrano essere le opzioni: il ritorno in campo attivo di vecchie conoscenze, anche autorevoli nel passato, o l’affermarsi di gruppi di potere che si aggregano intorno ad interessi economici. In questo caso due sono le partite su cui scontrarsi: il sociale e i rifiuti. Nel primo caso le risorse del Piano di zona che invece di essere indirizzate a settori come la povertà, gli anziani e le devianze sociali potrebbero essere utilizzate per catturare il consenso attraverso operazioni di occupazione precaria. Per i rifiuti la torta in campo è più appetitosa. La non attuazione della legge regionale sul riordinamento dei rifiuti, che dà maggiori responsabilità di gestione ai Comuni, potrebbe consentire a società private di gestire anche il voto amministrativo. Anche questo rientra nel dibattito per il futuro amministrativo della città.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud