“Fatti accompagnare”, il libro che dà voce agli imprenditori all’impasse

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Gli americani la chiamano resilience (resilienza), ovvero resistenza ai colpi, ed è la capacità di recupero che permette alle persone di rialzarsi
anche nelle situazioni più drammatiche. Non c’è una via universalmente valida per farlo, ma ci sono storie alle quali ispirarsi, vicende personali
in cui ci si può riconoscere per cercare la forza di uscire dalla spirale di silenzio, vergogna e isolamento che può nascere da momenti di estrema
difficoltà come un fallimento professionale ed economico. Luca Gallotti – manager, imprenditore e consulente aziendale – ha aspettato anni prima diraccontare la sua storia. E ha deciso di farlo quando ha capito che avrebbe potuto aiutare persone che, come lui, sono schiacciate da vicende lavorative che hanno invaso rovinosamente la loro vita generando interferenze autodistruttive. “Quando gli affari iniziarono ad andare male sprofondai nel baratro. Persiun mucchio di soldi, vidi la mia dignità annullarsi e la mia famiglia costretta ad affrontare difficoltà che fino a pochi mesi prima sembravano impensabili – racconta-. Ho dovuto far fronte alle richieste delle banchesempre più pressanti; ho gestito le posizioni professionali dei miei dipendenti per i quali mi sentivo responsabile, ho conosciuto l’impalpabilità di Equitalia e dei creditori”. Ma un fallimento professionale spesso annebbia anche la razionalità: “In quelle situazioni i piccoli problemi diventano montagne invalicabili e il dialogo interno si rivela il nostro peggior nemico, indebolendoci sino a farci sentire insignificanti”. Un processo per lo più inconsapevole che può spingere verso scelte drammatiche: “Cercando una soluzione che potesse farmi sentire definitivamente meglio, sono arrivato a programmare il mio suicidio – prosegue -, ho scelto il giorno, l’ora e il modo in cui metterlo in pratica. Poco prima di uccidermi ho pensato a mia figlia: era la prima volta che lo facevo davvero dopo tanto tempo. Mi sono chiesto come avrebbe reagito e ho deciso di fermarmi”. Oggi Luca Gallotti racconta questa storia nel libro “Fatti accompagnare, iole ho viste tutte”, edito da Mind Edizioni. Ma guai a confonderla con l’ennesima vicenda di successo nata da un fallimento: “L’ho scritto per dare voce e aiutare tutti quegli imprenditori che stanno vivendo in solitudine la crisi della propria azienda. Per aiutare chi vede il buioincombere sul proprio business e non sa come evitarlo, ma anche per chi è rimasto fermo dopo un’esperienza professionale negativa, si senteinchiodato a terra da problemi apparentemente insuperabili e non troval’energia per lottare”. Un libro sincero in cui Gallotti non offre rimedi salvifici e non nasconde che il percorso verso la ripresa è lungo: “Aver rinunciato al suicidio – spiega – non ha significato risolvere i problemi.Ho continuato per molto tempo a mentire alla mia famiglia sulle nostre condizioni”. Ma il momento in cui c’è un cambio di passo arriva e per Lucaha coinciso con un crescente interesse per il coaching, settore relativamente giovane in Italia che aiuta a migliorare le performanceprofessionali analizzando e superando i tanti piccoli autosabotaggi quotidiani che possono nascere da situazioni di difficoltà e che via viaminano le sicurezze personali, dando vita a convinzioni limitanti e depotenzianti. “Ho deciso di riprendere i miei studi ultimando il MICAP , il Master Internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni di Roberto Cerè” prosegue Gallotti, che oggi è Real Result Coach e dirige la Società Italiana Coaching, nata con lo scopo di diffondere la cultura del coaching nelle imprese. “Durante il master – conclude – ho capito che la miaesperienza sarebbe stata, in futuro, la mia forza. Dopo aver vissuto nel buio, non c’è più nulla che mi spaventi. Ecco come ho trovato la forza diraccontare la mia vicenda in modo semplice, vero, autentico”.