Miserabile? Ecco perché 

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Ciriaco De Mita nel corso di una riunione di partito ha definito la città di Avellino «miserabile e cattiva», con un’uscita che non è stata proprio il massimo del fair play. La sorpresa viene soprattutto dalla consapevolezza che De Mita ama definirsi soltanto un osservatore dei fatti, senza aver mai nessuna intenzione di esprimere giudizi. E ciò rende ancora più grave la sua affermazione nei confronti di Avellino e della sua comunità. Come mai l’ex segretario nazionale della Dc si è lasciato vincere dalla rabbia e sopraffare dal rancore, perdendo quella sua “ratio” così tipica, quel suo ragionar così sottile? La risposta è nella vicenda che ha coinvolto l’Aias e la sua gestione, interessate da un’inchiesta della magistratura che ha ritenuto – nel suo potere autonomo – di dover far luce su una questione di malagestione nel settore dell’assistenza. Sono garantista e ritengo, come pure ho scritto, che fino a sentenza definitiva gli indagati debbano essere ritenuti innocenti. Né è nelle mie intenzioni descrivere, recuperando nella memoria fatti e vicende, il percorso che ha visto protagonisti insieme l’associazione onlus «Noi con Loro» e l’Aias campana. E’ compito dei magistrati andare fino in fondo e chiarire i fatti accaduti, dimostrando, nel bene e nel male, che nessun “santuario” è intoccabile. Ma ritorniamo alla gravità dell’affermazione. Se Avellino è diventata “miserabile” è perché la sua comunità civiltà è stata succube di personaggi che l’hanno usata e l’hanno razziata. Hanno iniettato nel suo tessuto veleni inquinanti come la prepotenza, l’arroganza, l’uso indiscriminato del clientelismo; hanno fatto avanzare i servi mediocri perché garantissero la gestione del potere a danno dei meritevoli. Di tutto questo De Mita non è incolpevole, ha precise responsabilità, tant’è vero che, a differenza di Sullo, Bianco, Gargani, Mancino, Zecchino e tanti altri egli non è nelle grazie degli avellinesi veramente liberi e di grande dignità. Per me, da avellinese, la vicenda è chiusa. Resta l’amarezza per l’ingratitudine verso una comunità che tanto ha dato e oggi riceve insulti. Buon Natale.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud