Le sfide ambientaliste per l’Area Vasta Alto Sarno

0
299

Il 15 febbraio Legambiente ha presentato a Roma le sfide e le idee green
per la nuova legislatura con un appello ai candidati politici. Come
presidio territoriale anche il Circolo Legambiente “Valle Solofrana”
Solofra-Montoro lanciamo le nostre proposte green e sfide ambientaliste per
il rilancio dell’Area Vasta Alto Sarno.*

*Legambiente Valle Solofrana: “Chiediamo ai candidati e alla politica di
avere il coraggio di combattere l’illegalità a danno dell’ambiente, di fare
le scelte infrastrutturali giuste, di disciplinare una corretta gestione
delle risorse naturali e dei beni comuni e di garantire trasparenza e
partecipazione ai progetti e agli investimenti sul territorio”.*

Il 15 febbraio Legambiente ha presentato a Roma le sfide e le idee green
per la nuova legislatura con un appello ai candidati politici. “Non
sprechiamo questa campagna elettorale riducendola a un valzer di promesse,
dove tutti promettono di abolire qualcosa, e a un dibattito chiuso fatto di
scontri tra schieramenti politici. Per rilanciare l’Italia, creare lavoro
e rendere la nostra economia più competitiva servono idee e progetti di
sviluppo e futuro che mettano al centro l’ambiente”. È questa la sfida che
Legambiente lancia ai candidati politici di tutti gli schieramenti
presentando un pacchetto di sfide e idee green per la prossima legislatura.
Oggi l’ambiente non rappresenta, infatti, un limite allo sviluppo ma una
grande opportunità per scommettere sul futuro, su nuovi posti di lavoro,
per rendere più competitiva l’economia, ma anche per spingere l’innovazione
e la ricerca e abbattere le disuguaglianze economiche, sociali e
territoriali cresciute nella Penisola. Lo dimostrano le tante storie di
green economy che si stanno moltiplicando nei territori e ne sono sempre
più convinti i singoli cittadini che chiedono più qualità e
riqualificazione ambientale.

Infatti i temi che si propongono di mettere al centro del confronto vedono
l’ambiente intrecciarsi con le grandi questioni dell’attualità e del futuro
del Paese: il clima, l’economia circolare, la rigenerazione e
riqualificazione urbana, ma anche la messa in sicurezza del territorio, la
tutela della biodiversità, la mobilità, la lotta all’abusivismo, il
Mediterraneo e il ruolo dell’Italia come ponte tra l’Europa e il Mare
Nostrum.

Come presidio territoriale anche il Circolo Legambiente “Valle Solofrana”
Solofra-Montoro, prendendo pienamente spunto da quelle presentate a livello
nazionale, vuole lanciare le sue proposte green e sfide ambientaliste come
vere opportunità di rilancio dell’Area Vasta, individuata e presentata
circa un anno fa. Difatti è importante che i rappresentanti eletti la
prossima legislatura definiscano un’agenda per il nostro territorio, dalla
Valle Solofrana alla Valle dell’Irno, per affrontare problemi e criticità,
una strategia per la mobilità sostenibile e la lotta all’inquinamento.
Chiediamo ai candidati e alla politica di avere il coraggio di combattere
l’illegalità a danno dell’ambiente, di fare le scelte infrastrutturali
giuste, di disciplinare una corretta gestione delle risorse naturali e dei
beni comuni e di garantire trasparenza e partecipazione ai progetti e agli
investimenti sul territorio.

Partiamo da un punto di fondo che oramai è essenziale. L’ambiente non è più
oggi solo un “tema”, ma ciò che definirà in futuro le forme d’innovazione
in un territorio in cui i fenomeni legati ai cambiamenti climatici e
all’inquinamento hanno un notevole impatto. Investire in qualità e
innovazione ambientale è nell’interesse di un Paese come l’Italia, e di
conseguenza di un distretto agricolo ed industriale come la Valle
Solofrana. Turismo, agricoltura biologica di qualità, gestione dei rifiuti,
efficienza energetica, questi i nodi cruciali. Perché nella
globalizzazione, luoghi e territori non devono scomparire, ma al contrario
devono accrescere le capacità di attrarre e competere con le proprie
risorse, la capacità imprenditoriale e il recupero degli spazi urbani.

Abbiamo scelto alcuni temi e proposte tenuti assieme dalla volontà di dare
risposta alle questioni fondamentali per l’Area Vasta.

Le sfide e le proposte

Cambia il clima, cambiamo le politiche.

I cambiamenti climatici sono l’emergenza del tempo che viviamo.
L’accelerazione nella frequenza e intensità dei fenomeni climatici, con
danni sempre più rilevanti alle risorse naturali. In Italia, in Campania e
nei nostri comuni lo abbiamo visto l’ultima estate con una siccità
fortissima, incendi che hanno coinvolto monti e boschi e poi con i disastri
provocati da alluvioni anche questo autunno ed inverno. Non si può più
attendere. Si deve infatti passare da un approccio che segue emergenze e
disastri a una lettura complessiva attraverso un Piano di Area Vasta.
Occorre al contempo lavorare per azzerare il rischio per le persone con la
diffusione di un sistema di informazione sempre più capillare ai cittadini
e di cultura di convivenza con il rischio attraverso un sistema di
protezione civile diffuso su tutto il territorio. Aiutare i Comuni ad
elaborare Piani Clima, dove individuare rischi e interventi prioritari,
sistemi di monitoraggio degli impatti sanitari dei cambiamenti climatici,
interventi di manutenzione, riqualificazione e messa in sicurezza degli
spazi pubblici e di allerta dei cittadini.

Un nuovo piano di gestione e tutela della risorsa idrica (acque reflue, di
falda e superficiali).

Nelle politiche di adattamento al clima un’attenzione particolare deve
essere rivolta alle sempre più frequenti emergenze legate alla siccità. Tra
le questioni da affrontare ci sono l’inefficienza delle reti di
distribuzione, una diversa gestione in agricoltura e nell’industria, la
mancanza di piani strategici e innovativi per una sua diversa gestione e
sensibilizzazione ed informazioni al contrasto dello spreco della risorsa.
Maggiore trasparenza amministrativa che chiediamo per le attività di
gestione della risorsa dall’approvvigionamento e captazione alla
distribuzione e depurazione, ma soprattutto sull’avvio della
caratterizzazione della falda che interesserà l’intera Valle Solofrana di
Solofra e Montoro. I cittadini hanno il diritto di essere informati sui
risultati e sulle varie fasi che interesseranno le matrici ambientali
coinvolte nel piano di indagine propedeutico alla ormai obbligatoria
bonifica. Altra importante questione è l’adeguamento dell’impianto di
depurazione, in località Carpisano, nel rispetto pieno delle norme e della
funzionalità secondo i principi di efficacia ed efficienza.

Accelerazione sulle bonifiche e lotta agli ecoreati.

Per Legambiente non è più ammissibile che oltre centomila ettari di
territorio italiano siano ancora da bonificare dopo 30 anni
dall’individuazione delle aree e l’avvio di un programma nazionale di
bonifica (SIN) di siti avvelenati da inquinamento e rifiuti di ogni tipo ma
che rimangono senza speranza di cambiamento. Senza considerare che a questi
si aggiungono 6027 Siti di Interesse Regionale (SIR) e locali nella stessa
situazione. Nella Valle Solofrana persistono circa 200 siti potenzialmente
contaminanti, previsti nella classificazione degli ex SIN ora SIR
(derubricate nel 2013 con decreto del MATTM). Nel velocizzare le attività
di bonifica è fondamentale potenziare e rendere uniforme il sistema dei
controlli ambientali, prevedendo la concreta attuazione della legge
132/2016, che istituisce il sistema nazionale delle agenzie ambientali, a
partire dalle prestazioni minime garantite delle Arpa e disponendo risorse
adeguate per queste attività. Occorre completare la riforma su ambiente e
legalità e in particolare la concorrenza sleale applicando la legge 68/2015
che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale. Per quanto concerne
la legge sugli ecoreati, Legambiente propone che vengano messe in campo
azioni per rendere sempre più incisiva la sua azione repressiva e
preventiva, con la definizione delle linee guida nazionali per garantire
un’uniforme applicazione della legge sul territorio nazionale.

Opportunità per il distretto.

Il futuro dell’Area Vasta non può che essere fatto di innovazione e
sostenibilità ambientale. E’ necessario ormai che nel futuro prossimo le
politiche siano in grado di salvaguardare le bellezze del territorio e il
patrimonio ambientale, culturale, paesaggistico, innovando e migliorandone
le caratteristiche. Oggi le aziende italiane riescono ad imporsi come
leader in alcuni mercati e filiere produttive, solo quando hanno la
capacità di puntare su ricerca e qualità. Bisogna quindi puntare su
formazione professionale, tecnica ed imprenditoriale. Infatti, il distretto
agro-industriale non può più prescindere dall’attuazione dei marchi di
qualità ed ecocompatibilità, con l’individuazione di disciplinari mirati
alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Bisogna dar vita, con
un coordinamento tra gli attori economici di settore, ad un patto di
legalità ed ambiente, a garanzia degli sforzi di chi investe nel nostro e,
molto spesso anche, nel proprio, territorio.

Importante è aprire le porte all’economia circolare, che rappresenta una
straordinaria occasione per innovare e rilanciare il sistema produttivo e
economico. Siamo di fronte a un passaggio cruciale, perché è ora il momento
di accompagnare il cambiamento già realizzato in questi anni dalle imprese
nate intorno alla gestione e recupero di materia e risorse con una chiara
prospettiva di regole chiare.

Nuove opportunità si possono creare anche con la gestione del patrimonio
boschivo e il recupero di terreni agricoli abbandonati. L’agricoltura e una
corretta manutenzione dei boschi rappresentano un fondamentale presidio
contro il dissesto idrogeologico. Alla logica dell’abbandono va
contrapposta una gestione attiva, sostenibile e responsabile del patrimonio
forestale, strumento indispensabile per la tutela del territorio e la
salvaguardia ambientale e paesaggistica, la conservazione delle componenti
bio-culturali del territorio italiano, la protezione e prevenzione del
dissesto idrogeologico e degli incendi.

Riqualificazione urbana
Gli interventi di riqualificazione e messa in sicurezza delle città non
saranno mai sufficientemente alimentati finché nel nostro Paese verranno
offerte semplici ed economiche ‘vie di fuga’ degli investimenti immobiliari
verso l’occupazione di superfici libere. Ciò che manca è una disposizione
legislativa, che introduca principi comuni che definiscano chiari e
perentori obiettivi di riduzione del consumo di suolo e di riabilitazione
di suoli degradati, ma soprattutto che contemplino dispositivi efficaci di
disincentivo alle trasformazioni urbanistiche di suoli agricoli e
forestali, e che invece incoraggino e semplifichino i processi di
rigenerazione urbana, di sostituzione edilizia, di riabilitazione e
bonifica di suoli. Occorre inoltre fissare obblighi crescenti di utilizzo
di materiali provenienti dal riciclo nelle costruzioni, ai sensi delle
direttive europee, per gli interventi infrastrutturali e nella
realizzazione di edifici pubblici, riducendo al minimo le attività
estrattive. L’abusivismo rappresenta una piaga per il territorio italiano.
Edifici che deturpano paesaggi e mettono in pericolo la vita delle persone,
spesso in aree a rischio sismico e idrogeologico. Gli edifici abusivi
devono essere demoliti, ed è per questo che occorre intervenire sulle
barriere che oggi incontrano gli interventi. La prima riguarda i fondi per
le demolizioni, la seconda è di poter introdurre poteri sostitutivi
efficaci in assenza di provvedimenti da parte dei Comuni, perché altrimenti
le demolizioni si fermano, e quindi occorre trasferire il potere
d’intervento sostitutivo ai prefetti in modo da ripristinare la legalità.

Mobilità

Proprio in questi giorni stiamo vivendo criticità legate alla mancanza di
collegamenti alternativi e/o secondari rispetto all’asse viario raccordo
autostradale AV-SA. Quello che ancora manca ed è urgente è il rafforzamento
del sistema ferroviario regionale e interprovinciale, per consentire di
raggiungere città e paesaggi dove oggi esistono linee ferroviarie e
stazioni spesso in una situazione di abbandono. Importanti passi avanti
sono stati realizzati negli ultimi mesi con il rinnovo della linea
ferroviaria e l’introduzione del collegamento di Avellino con Napoli, anche
se non risponde a pieno alle esigenze degli utenti. Questa prospettiva però
deve accelerare, concretamente, azzerando i ritardi in termini
infrastrutturali (elettrificazione della linea) e di collegameneti
(incremento delle corse AV-SA, AV-NA). Non basta chiedere uno sforzo ai
cittadini affinché cambino le loro abitudini di spostamento, ma lo sforzo
deve essere mirato ad alleggerire il traffico sulle strade rendendo
competitivo i servizi alternativi. Le politiche della mobilità hanno
guardato in questi anni soprattutto alle infrastrutture stradali e ai
veicoli in circolazione e ancora oggi si parla di ampliamenti senza però
soffermarsi sulla manutenzione ordinaria e straordinaria del preesistente
per renderlo sicuro e migliore.

Il documento sarà presentato e consegnato durante l’assemblea di mercoledì
28 febbraio, organizzata dalla Cgil Avellino per confrontarsi con i
candidati sui temi “Sistema manifatturiero, Area di crisi complessa,
Innovazione”, presso il Convento Santa Chiara di Solofra.