I giudici: il fatto non sussiste 

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“Il fatto non sussiste”. Sono le 16,13 di un pomeriggio che a Roma è già afoso, e il presidente della Corte di Assise di Palermo Alfredo Montalto sta leggendo da più di dieci minuti il lungo dispositivo della sentenza che finalmente manda assolto l’ ”imputato” Nicola Mancino con la più ampia delle motivazioni. “Il fatto non sussiste”: quel reato ingiurioso, la falsa testimonianza, non solo è cancellato ma non è mai stato commesso.

Quattro semplici parole scandite davanti a un’aula bunker gremita di avvocati e giornalisti, bastano per liberare Nicola Mancino dal macigno che una giustizia miope e grossolana gli aveva caricato sulle spalle otto anni fa. Ci sono voluti tre anni di istruttoria, quasi cinque di dibattimento con oltre duecento udienze e decine di testimonianze per riconoscere che l’ex Presidente del Senato è stato sempre un corretto servitore dello Stato e non è mai venuto meno ai suoi doveri neppure quando è stato chiamato a rispondere del suo operato come Ministro dell’Interno negli anni 1992-94.

“Accuse grossolane”, dirà poco dopo il Presidente emerito Giorgio Napolitano che ebbe in Mancino il suo primo collaboratore al Consiglio Superiore della Magistratura: “Sono ben lieto che finalmente gli sia stata restituita personale serenità e solennemente riconosciuta la correttezza del suo operato”.

La soddisfazione di Mancino, che ha atteso la sentenza nella sua casa romana insieme alla moglie e ai parenti più stretti è palpabile, e le prime parole tradiscono a stento l’emozione. “Ho sempre avuto fiducia che a Palermo ci fosse un giudice. La lettura del dispositivo che esclude la mia responsabilità nel processo sulla cosiddetta trattativa ne è una solenne conferma. Sono stato vittima di un teorema che doveva mortificare lo Stato e un suo “uomo”, che tale è stato ed è tuttora. Sono stato volutamente additato ad emblema di una trattativa, benché il mio capo di imputazione, che oggi è caduto, fosse di falsa testimonianza. Relegato per anni in un angolo posso ora dire di non aver atteso invano. Ma che sofferenza!”.

In serata, la cordiale telefonata del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha almeno in parte ripagato di anni di angoscia e, anche, di solitudine. Mentre il presidente Montalto continua la lettura della lunga motivazione e snocciola le pesanti condanne inferte ai principali imputati del processo, cominciano ad arrivare a Mancino le telefonate di congratulazioni di amici e colleghi di una vita politica ricca di soddisfazioni ma anche non priva di amarezze. Certo, sono mancate, negli ultimi anni, attestazioni di solidarietà che forse erano dovute, ma oggi non è il caso di recriminare. Mancino ha particolarmente apprezzato le chiamata di Gerardo Bianco, di Gianfranco Rotondi e di Enrico Franceschini, e si è trattenuto a lungo a telefono con Rosy Bindi, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia. Poi ha letto la dichiarazione di Pier Ferdinando Casini, che mosse i primi passi in Parlamento quando Mancino era già un leader della DC e oggi è uno dei senatori più navigati: “L’assoluzione di Nicola Mancino ristabilisce l’onore politico a una personalità di primo piano della Democrazia cristiana e ristabilisce la verità nella storia del nostro Paese. La soddisfazione dell’ex ministro dell’Interno è la soddisfazione di tutti noi democristiani”.

E Pier Luigi Castagnetti: “L’assoluzione di Nicola Mancino era semplicemente dovuta. Un combattente della mafia che ha sofferto cinque anni un’accusa assolutamente ingiusta”. Non mancano anche le dovute considerazioni sullo svolgimento e l’esito del lungo processo, e qui la parola passa agli avvocati difensori Nicoletta Piergentili e Massimo Krogh: “Ci sono state condanne pesanti e ci sarà un seguito per le altre posizioni, ha detto Krogh, ma le costruzioni storico politiche sono diverse da quelle giudiziarie. Vedremo poi le motivazioni – ha aggiunto – Quello che per me è importante è che sia stato riabilitato non solo il senatore Mancino ma anche un’attività politica di quegli anni che ha dovuto fronteggiare una situazione veramente pesante e terribile . La formula del fatto non sussiste è quella più appropriata”. E l’avv. Piergentili: “E’ stata una giusta sentenza in un dispositivo complesso e consideriamo che restituisca la dignità a un uomo politico che ha sofferto durante tutta la durata del processo”.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud