Il Pd di Renzi, la Lega e il M5s

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Renzi nei suoi cinque anni di gestione del PD non solo è riuscito a portarlo sul ciglio del precipizio ma è riuscito a fare di più: dettando, ancora una volta, seppur dimissionario, la linea dell’opposizione a prescindere, ha fatto in modo che si concretizzasse un governo tra il M5S e la Lega. Se il governo si farà ed i protagonisti, che sono giovani ma non stupidi, faranno del sano pragmatismo e si muoveranno realisticamente nell’ambito del sistema istituzionale, mettendo da parte le promesse irrealizzabili fatte durante la campagna elettorale e si faranno aiutare da Mattarella nella composizione dell’Esecutivo e di chi lo dovrà presiedere, ne vedremo delle belle e possiamo dare per iniziata la terza Repubblica.

Renzi, il finto dimissionario, ha ancora in mano il partito e ne determina l’azione, fuori dagli Organismi di partito e perfino dalla Televisione dove, con i suoi scudieri è sempre presente comportandosi come se non avessero nessuna colpa nella débâcle storica che hanno subito. Secondo loro hanno sbagliato gli elettori a non capire gli sforzi del governo per superare la crisi e i grandi risultati ottenuti. Ora devono imparare perché i due partiti che hanno vinto le elezioni non potranno che fare male al Paese. Strano comportamento di un ex Premier, che crede di aver il senso dello Stato e che, invece, vagheggia la strategia del tanto peggio, tanto meglio e del “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Come se, con l’Italia che andasse in malora, il PD ne uscirebbe vittorioso ed egli stesso riabilitato. Come Berlusconi che si sente riabilitato e pronto a rifare politica, pur essendo sempre un condannato che avrebbe finito, un po’ prima del previsto, di scontare la pena! Il grande Petrolini, durante un suo spettacolo, rivolgendosi ad uno spettatore che disturbava, gli disse: “Io nun ce l’ho con te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t’hanno ancora buttato de sotto”, La deriva del Pd, che sembra, ormai, irreversibile è anche la conseguenza della sua classe dirigente che non appare all’altezza di contrastare il predominio di Renzi, che usando tutte le leve del potere, ha nominato i suoi fedelissimi al Parlamento e negli organi del partito e questo esercito di nominati non riesce a trovare un minimo di autonomia e di dignità e capire che di fronte al bene del Paese la riconoscenza e la fedeltà deve passare in secondo piano. Invece continuano a fare i pappagalli e ripetere le solite frasi fatte con la solita faccia tosta senza arrossirne. Coloro, poi, che hanno rappresentato l’opposizione balbettano timidamente presumendo che debba prevalere l’unità del partito al parlar franco e a dare le colpe al responsabile unico che avrebbe il dovere, prima morale e poi politico, di farsi realmente da parte, magari andando a lavare, per un paio di anni almeno, i suoi panni in Arno.

Se il nuovo Governo Di Maio – Salvini individuerà un figura di prestigio e di autonomia per la funzione di Premier e se saprà muoversi entro i confini degli obblighi di bilancio, delle politiche europee, nel rispetto dei trattati internazionali, comincerà con il passo giusto e darà del filo da torcere agli oppositori perché le riforme da fare sono molte e facilmente individuabili e diverse a costo zero. Se Berlusconi resta fuori con i suoi interessi privati ed il PD è costretto alla marginalità e ad assistere a quelle riforme (come la lotta alla povertà, alla disoccupazione, la sicurezza nelle periferie, una maggiore protezione del lavoro, del made in Italy, dell’ambiente, una sforbiciata radicale alle migliaia di leggi esistenti e contrastanti, una lotta vera alla corruzione, ed una seria spending revue con l’abbattimento di tanti benefici e privilegi)che non ha saputo o voluto fare, si può dire che Salvini e Di Maio daranno  inizio alla terza Repubblica. Rassicurare i mercati finanziari e i vertici europei, smettendo di fare i gradassi, è un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre. Se lo capiscono hanno un futuro, se non lo capiscono, per l’Italia si presenteranno tempi bui. Infine per quanto riguarda i due programmi della Lega e di Cinque stelle si tratta di comporre le istanze del Nord, dove ha vinto la Lega e quelle del Sud dove ha trionfato Cinque Stelle e se ci riescono faranno fare un passo avanti anche alla ricomposizione dell’unità nazionale. E’ una grande scommessa e l’esito è del tutto incerto, ma in ogni caso non favorevole al PD che avrà bisogno di molti anni e fatica per ritrovare i suoi valori, senza Renzi!

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud