Destra e sinistra in movimento

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Mai, nella nostra storia repubblicana, abbiamo assistito a una trasformazione così rapida della scena politica.  Con l’affacciarsi di nuovi protagonisti. Con picchi di spostamento di flussi elettorali. E con modalità mai conosciute prima.

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Il cosiddetto centrosinistra, nonostante qualche tenuta in periferia nelle recenti elezioni amministrative – appare a livello nazionale una sorta di entità-souvenir. Di esso le uniche tracce visibili sopravvivono nelle giunte periferiche. Nelle analisi di alcuni commentatori. E forse, soprattutto dopo le amministrative, nelle speranze di molti genuini estimatori della sinistra. Già dal giorno dopo le politiche, infatti, si sono perse le tracce di quella mini-coalizione tra Pd, Bonino e Lorenzin su cui un monocorde pd renziano aveva fondato le sue speranze di successo elettorale. L’infausta stagione renziana è stata invece vissuta da molte componenti del suo variegato mondo di riferimento come un susseguirsi arrogante di disordinati disegni di avvicinamento alla destra politica e sociale. Stigmatizzati dalla rottura di ogni rapporto con le forze di sinistra e dall’allontanamento di milioni di militanti della sinistra tradizionale. Oggi il Pd, in difficoltà ma non in disarmo, appare una forza solitaria.

A fronte delle crescenti disuguaglianze, non ha saputo finora  proporre alcun modello credibile di risposta alla richiesta di protezione sociale da parte dei ceti più deboli. Anzi, ne ha spesso aggravato le condizioni condividendo modelli neoliberisti spinti. E ora rischia, nonostante il suo tradizionale know-how sui temi dell’uguaglianza, di arrivare tardi rispetto all’ avanzata di una  destra multiforme.

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Su quest’ultimo versante, nonostante  richiami di Salvini sulla esistenza della coalizione (divenuta però a forte trazione leghista,) pesano gli atteggiamenti, divergenti assunti nella fondamentale votazione sulla fiducia al governo dalle tre forze contraenti (Lega. FI e FdI). Anzi, Salvini persegue l’opa ostile su FI. E i più recenti sondaggi  sembrano premiare la Lega, con percentuali di scostamento elettorale mai segnalati prima. Considerato che FI appare ora più che mai un partito senza eredi, il problema per Salvini resta quello, nella eventuale futura prospettiva di un partito unico (caldeggiata perfino d Toti), di assorbirne i moderati, gli incerti e gli insoddisfatti. E perciò  di assumere posizioni un po’ più appetibili per questo agglomerato. Senza però rinunciare ai suoi tradizionali cavalli di battaglia, come i migranti. Resta da vedere come si concilierà questo quasi inevitabile passaggio con le attese di una pancia del Paese sempre più dura e impaziente. E come esso si misurerà con l’analoga, ma diversa aspirazione dell’altro partner, il M5S, di conquistare percentuali da Democrazia Cristiana. Attualmente indebolita dai risultati amministrativi.

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Non è facile prevedere l’evoluzione di un quadro politico in così profonda trasformazione. Esso costituisce davvero un unicum nel panorama italiano. Al governo ci sono due forze provenienti da schieramenti avversari. Una dichiaratamente trasversale, l’altra di centrodestra.  All’opposizione ci sono la principale forza dell’ex sinistra riformista e l’ex principale azionista del centrodestra. Due partiti entrambi indeboliti. Perciò, gli equilibri potrebbero evolvere  in direzioni diverse ma non indipendenti. Il debole fronte  dell’opposizione tenterà nel lungo periodo di rafforzarsi, spinto dalle circostanze parlamentari ad avvicinamenti tipo Nazareno (in nome di un eventuale fronte moderato) o, viceversa, sarà reso ancora più fragile dalle tante divergenze? E sul fronte delle componenti di maggioranza prevarrà il cemento governativo, nel consolidarle ulteriormente o si accentueranno le spinte centrifughe e concorrenziali?

di Erio Matteo edito dal Quotidiano del Sud