La rilevanza democratica del voto ad Avellino

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Agli esami di maturità 2018, alla prima prova scritta sostenuta dai 509,537 maturandi, non casualmente il 22,1 per cento di essi – la percentuale più alta rispetto alle altre opzioni tematiche – ha scelto la “solitudine”. Più esattamente il testo del tema è stato: “I diversi volti della solitudine nell’arte e nella letteratura”. Certamente il nucleo tematico da sviluppare richiedeva le conoscenze specifiche, nell’arte e nella letteratura, acquisite dai giovanissimi candidati nel corso del loro ciclo di studi. Tuttavia il tema proposto esprime una sindrome attualissima, quella della solitudine, sofferta non solo dalle persone anziane, ma anche dalle fasce giovanili, a partire da quelle all’inizio del loro percorso esistenziale, della “tormentosa sfiducia esistenziale” per dirla con Zygmunt Bauman nel suo libro:” La solitudine del cittadino globale”. Se quasi un quarto dei maturandi ha scelto la tematica della solitudine, qualche doverosa riflessione va tentata sul perché di questa rilevante opzione e sul perché lo stesso Bauman parla della solitudine e della precarietà dell’uomo dell’Occidente paragonato “ai passeggeri di un aereo che si accorgano che la cabina di pilotaggio è vuota, e che la voce rassicurante del capitano era soltanto la ripetizione di un messaggio registrato molto tempo prima”. È ancora più preoccupante che, attualmente, e i passeggeri dell’aereo sono giovanissimi, che percepiscono con immediatezza e con dimensione amplificata il vuoto della cabina di pilotaggio: quello della famiglia, della scuola, della parrocchia, del condominio o dell’ambiente più prossimo al personale ambito relazionale. La sfiducia attuale dei giovani, le drammatiche preoccupazioni delle famiglie, i tentativi populistici dei governi attuali per offrire delle risposte credibili, si rivelano infruttuosi, anzi, talvolta, controproducenti. Prima di avanzare qualche proposta rassicurante – quanto meno la più credibile – bisogna delineare una brevissima sintesi delle condizioni di sfiducia e di solitudine del “cittadino globale”: sicurezza insicura, certezza incerta e incolumità a rischio. La risposta a questa “tormentosa solitudine” non verrà certa dalla demagogia attuale, dalle tentazioni xenofobe sempre più diffuse, dalla esigenza di protezione del territorio, ma va ricercata nella riscoperta condivisa della “ricostruzione” del tessuto comunitario, nella riscoperta della politica come spazio di dialogo costruttivo nell’antica “agorà”, luogo privato e pubblico al tempo stesso. I recentissimi risultati elettorali del comune di Avellino, pur nel rispetto della loro rilevanza democratica, e le prospettive complessive ad essi collegate, dovrebbero promuovere l’auspicata riscoperta di spazi comunitari, anteponendoli agli interessi personali o di gruppi legati al mero potere di rappresentanza democratica. In questi luoghi da valorizzare l’uomo occidentale, più immediatamente i giovani solitari, potranno davvero interrogarsi, e le sofferenze private potranno essere finalmente pensate e vissute come problemi condivisi, comuni e politici. Questa prospettiva umana, sociale e politica – gli stessi necessari percorsi di sostegno – potranno trovare una fonte sorgiva, fresca e inesauribile, nell’attuale e straordinario umanesimo sociale di Papa Francesco.

di Gerardo Salvatore edito dal Quotidiano del Sud