La campagna elettorale non è mai finita 

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La campagna elettorale non è finita il 4 marzo ma nel nostro Paese è permanente. Lega e cinque stelle si sono divisi i compiti. A Salvini la sicurezza ai cinque stelle i temi economici. Risultato, tante parole e pochi fatti. La narrazione di Salvini e Di Maio va però comunque avanti e trova orecchie attente nell’opinione pubblica. Tutto nasce da una crisi economica che ha travolto non solo il nostro paese ma tutto l’occidente.
L’assenza di certezze e la paura dell’altro sono comuni, unite ad un appiattimento sul presente causato principalmente dalla mancanza di progetti per il futuro. Tutto come quasi sempre è partito dagli Stati Uniti con l’elezione di Trump poi quest’onda si è prolungata fino all’Europa. L’Unione Europea così faticosamente raggiunta e sognata dai nostri padri De Gasperi, Schumann, Adenauer è ormai un insieme di tante piccole nazioni preoccupate dai loro interessi particolari e senza una visione globale. Come ha scritto Eugenio Scalfari “queste piccole nazioni stanno cedendo più o meno tutte al populismo e a quello che esso comporta. Il populismo non ha niente a che vedere con gli interessi popolari. E’ il desiderio del popolo di abbattere tutte le strutture dirigenti per conquistare la libertà che spesso quelle strutture indeboliscono o addirittura annullano concentrando il potere nelle mani di pochissimi che guidano i moltissimi. Il populismo che Grillo ha predicato per molti anni e tuttora continua a predicare non vuole essere diretto ad altri, vuole essere il protagonista di un sistema interamente a proprio favore. Ma poiché qualcuno deve guidarlo, questo qualcuno per i populisti è semplicemente colui che porta in prima fila la bandiera dove tutta la massa popolare vuole andare. Chi la impugna la porta dove interessa a lui”. Seguendo il ragionamento di Scalfari è evidente che chi oggi è al potere punti a conservarlo cavalcando temi e argomenti dal consenso facile. Si usano i social per blandire l’elettorato e attaccare frontalmente e duramente chi non è d’accordo. Una clava mediatica per colpire l’opinione pubblica. Svegliarla ed impaurirla. Una situazione che si sta delineando perfettamente in Italia ma che trova sponde e ricette simili in tutta Europa. Nei paesi dell’est europeo dove gli egoismi nazionali sono dilaganti, nell’Austria del giovane primo ministro Kurtz e perfino nella Francia di Macron solo a parole europeista. E in Gran Bretagna dove con la Brexit si è realizzata l’uscita da un’Europa sempre mal vista emal sopportata dai britannici. E adesso anche in Germania dove pure c’è Angela Merkel una Cancelliera europeista che però deve fare i conti con un suo abituale alleato il partito bavarese della CSU guidato però da un personaggio che ha tratti simili al nostro Salvini: Horst Seehofer. Come il leader leghista è ministro dell’Interno e come lui chiede più ordine e controllo nella politica migratoria. Ma le analogie non finiscono qui. Sia Salvini che Seehofer si muovono con l’obiettivo di mettere al primo posto dell’agenda dei rispettivi governi le prese di posizione sull’immigrazione. Un tema che in Germania ha fatto lievitare i consensi del partito di estrema destra che alle ultime elezioni ha conquistato il 12,6 per cento. Ad ottobre in Baviera si vota e la CSU non ha intenzione di cedere ancora terreno dopo l’emorragia di consensi proprio verso l’estrema destra. Solo un esempio per mettere in evidenza una triste verità. L’Europa è tragicamente miope e come dice il filosofo Massimo Cacciari insegue compromessi a brevissimo termine tra i propri stati e staterelli che si presumono sovrani mentre il mondo si ricostruisce su equilibri tra grandi spazi imperiali. Non si può insomma sopravvivere immaginando di aver costruito un’Europa economica senza però una base politica.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud