Tramonto di un sogno proibito 

0
14

Ansia, tristezza, malinconia e speranza: in queste sensazioni si racchiude la vicenda del calcio che in provincia e in città tiene desta la pubblica opinione. Tifosi e non. Addetti ai lavori e storici della pelota. Si sa: il dio pallone è di grande coinvolgimento. Aggrega, fa discutere, si trasforma in odio-amore. E’ sempre stato così, e sempre lo sarà. Stavolta, stando alle cronache, il vento soffia e crea tempesta nel segno della superficialità e dell’approssimazione. Per questo i Lupi rischiano di finire dall’altare nelle ceneri. Dalla B alla serie D. La fragilità di una dirigenza ondeggiante tra parole e promesse è causa di un male imprevedibile se solo si fossero rispettate le regole. Diceva il mitico Antonio Sibilia, presidente celebrato per il suo carattere deciso, ma anche per la sua competenza, che il calcio è passione prima ancora che ribalta personale. Lo spiegava a filosofi come Scopigno o a duri e puri come Rino Marchese. I fatti dell’ora gli darebbero torto. Negli anni in cui l’Avellino militava in serie A, e vi restò per un decennio, si registrò la più grande rivoluzione civile per una piccola comunità osannata, osservata in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi personaggi, nella sua classe dirigente. Si compiva allora il “miracolo Avellino” con la messa in moto del risveglio dell’economia, dal piccolo bar agli alberghi che su quella spinta sorgevano, fino alle riviste patinate ai grandi show televisivi. Da Agnelli a Cairo, ai grandi del calcio, il Partenio divenne il tempio del calcio spettacolo. Pensare a questo, nel momento in cui la ribalta sembra chiudersi, è davvero cosa triste e forse ingiusta. C’è ancora un filo di speranza, un lumicino acceso che indica la possibilità di non sciupare un grande patrimonio. Lo sanno bene uomini, donne, ragazzi che con il cuore sospingono il pallone nella porta degli avversari. Non basta il miracolo dei tifosi che oggi ammutoliscono per un errore che di fatale ha davvero poco.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud