Dal contratto alla competizione di governo

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Quella che si sta per concludere è stata una stagione a rischio per la maggioranza di governo, e quella che si aprirà fra poche settimane si presenta non meno carica di incognite. Il “Contratto per il governo del cambiamento” stipulato meno di tre mesi fa da Luigi Di Maio e Matteo Salvini ha rischiato di crollare, seppellito dalle macerie del ponte Morandi e poi di naufragare nelle acque del porto di Catania dove è ormeggiato il guardiacoste “Diciotti” con a bordo centocinquanta migranti raccolti nelle acque del Mediterraneo fra Malta e Lampedusa. Le due imprevedibili emergenze hanno avviato una dinamica politica che ha visto Lega e Cinque Stelle muoversi su direttrici divergenti se non opposte: l’assenza, ormai cronica, dell’opposizione ha poi favorito una ricucitura, che però assomiglia più ad una tregua armata che a un pieno accordo su come procedere, anche perché non si è volutamente fatto ricorso alla procedura di conciliazione prevista dal “contratto” in caso di divergenze interpretative su specifici punti programmatici. “In relazione a temi controversi – si legge nel documento – per addivenire ad una posizione comune, il Comitato di conciliazione si attiverà in tempo utile per raggiungere un’intesa e suggerire le scelte conseguenti”.

In entrambi i casi – Genova e Catania – la strada scelta è stata un’altra, diversa a seconda delle circostanze. Sul crollo del ponte Morandi e sulle gravi responsabilità della società titolare della concessione autostradale si è innescata una polemica tutt’altro che teorica sul ruolo dello Stato nella gestione o addirittura nella proprietà delle grandi infrastrutture, con i Cinque Stelle (in particolare il ministro Toninelli, titolare del dossier) a favore del ritorno in forze della mano pubblica, e la Lega (in particolare i governatori delle regioni del Nord) fortemente contrari alla statalizzazione. Due visioni inconciliabili, per il momento accantonare, ma che si ripresenteranno non appena si tornerà a parlare dell’argomento, naturalmente inchiesta giudiziaria permettendo.

Nel caso, invece, dell’emergenza migranti alla tattica del rinvio si è preferita quella dell’indicazione di un nemico comune, l’Europa, contro il quale esercitare il massimo della polemica per coprire i contrasti interni. Sul tema, la posizione della Lega, o per meglio dire del ministro dell’Interno Salvini, è nota: nessun migrante soccorso in mare deve mettere piede in Italia; o se li prende in carico l’Europa, o vengono riportati nel paese d’imbarco, con tutto ciò che questa decisone comporta in tema di protezione umanitaria. I Cinque Stelle la pensano diversamente, e in particolare il presidente della Camera Roberto Fico si è fatto interprete di una linea favorevole all’accoglienza; duramente, contestata dal capo leghista che ha minacciato la crisi di governo. A quel punto il leader dei pentastellati Di Maio si è accodato, minacciando addirittura per ritorsione il ritiro del contributo italiano alla Ue in caso di ritardi nella redistribuzione dei migranti: un’arma spuntata che è servita solo ad irritare Bruxelles. Il tutto nell’imbarazzato silenzio del presidente del Consiglio, che ha mostrato anche in questa occasione la propria evanescenza. Del resto, nel  “contratto” la figura e il ruolo del capo del Governo non sono assolutamente previsti né nominati; mentre logica vorrebbe che fosse proprio il capo della maggioranza parlamentare ad intervenire per appianare contrasti e determinare la linea del governo.

Ora, per sciogliere i nodi politici emersi – più o meno Stato nell’economia, più o meno solidarietà nella politica migratoria –  si parla di una riunione di maggioranza da convocare  al più presto per uscire da una situazione imbarazzante; ma “vertice” o “caminetto”, sono espressioni  che sanno tropo di vecchia politica: eppure qualcosa si dovrà fare, prima che l’imminente fine dell’estate presenti agli occhi del mondo e dei mercati la solita Italia litigiosa e inconcludente. E prima che l’Europa ci faccia pagare l’arroganza di certe dichiarazioni avventate.

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud