Dialogo, non muscoli 

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“Stiamo ricostruendo un mondo di muri e rischiamo di tornare alla legge del Far West”: è la denuncia dell’arcivescovo di Agrigento e presidente della Caritas, cardinale Francesco Montenegro. E’ in questa sintesi, piena di dolore, che si racchiude il dramma dei 150 migranti “sequestrati” sulla Diciotti della Guardia costiera italiana, da sette giorni ferma nel porto di Catania. C’è un limite a tutto. Ma in questo caso è la barbarie ad avere la meglio. Parliamo di esseri umani, di donne uomini e bambini fuggiti dai loro paesi da guerre fratricide, dalla povertà e dalla fame. In questa loro odissea è accaduto di tutto: donne stuprate, questione sanitaria insopportabile, violenze di ogni tipo. Tutto questo sfugge al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che, supportato da Di Maio, ha ingaggiato una dura lotta contro tutti: i principi costituzionali italiani, l’appello della chiesa, la magistratura fino alle minacce all’Europa. In altri tempi, e per vicende assai minori, la reazione popolare avrebbe messo un freno a questa assurda strategia muscolare, figlia di un populismo senza regole. Qui si sconta l’assenza di una vera sinistra di opposizione, garante dei diritti degli ultimi. Ma anche l’ambiguità di alcuni settori del Movimento Cinque stelle impegnati nella lotta per il primato con la Lega. E’ questo allora il governo del cambiamento? Se così é dobbiamo prepararci al peggio. Non si cambia fomentando lo scontro. Imponendo le scelte. Evitando mediazione e dialogo. Si cambia, e si deve cambiare, rispettando soprattutto il valore dell’etica della responsabilità, salvaguardando la dignità umana, esaltando la convivenza civile. Senza questi riferimenti si corre il rischio di passare dal populismo alle dittature. Quelle stesse da cui oggi fuggono i prigionieri della Diciotti.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud