Verso l’Europa in ordine sparso 

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Le elezioni europee del maggio 2019 saranno le prime del dopo Brexit e daranno vita ad un parlamento amputato della presenza britannica e probabilmente rimescolato in seguito alla ridotta rappresentanza delle tradizionali famiglie politiche ed alla contemporanea ascesa dei gruppi euroscettici, nazionalisti o, come oggi si dice, sovranisti. L’uscita del Regno Unito avrebbe consentito di utilizzare i 73 seggi di Londra per dar vita ad una “lista europea” da presentare in tutti i paesi membri quasi come un embrione di Stato federale.

Sarebbe stata una scelta coraggiosa a favore del rilancio degli ideali che sessant’anni fa, con i trattati di Roma, dettero vita alla Cee, ma non lo si è fatto perché i governi nazionali (inizialmente solo sei, oggi ventisette) si sono ripresi buona parte del peso determinante nelle istituzioni comunitarie, modificando a loro favore la fisionomia dell’Unione. Così, è stato deciso che parte dei seggi lasciati liberi dalla Brexit non verranno assegnati, in vista di nuove possibili adesioni, mentre altri verranno redistribuiti fra i paesi membri in base al numero di abitanti (l’Italia ne avrà tre in più passando da 73 a 76).

Ma perché le elezioni del prossimo anno saranno comunque cruciali; e come si presenta questo appuntamento nell’ottica italiana? Insieme a Germania (96) e Francia (79), l’Italia sarà, quanto a numero di parlamentari, nel gruppo di testa della nuova assemblea di Bruxelles, seguita da Spagna (59) e Polonia (52). Tutti gli altri paesi avranno meno di 40 deputati. Sarà molto difficile confermare l’attuale maggioranza, imperniata sull’alleanza fra popolari e socialdemocratici, ma sarà anche difficile identificare una maggioranza alternativa, in un parlamento molto frammentato.

E, per quanto riguarda la rappresentanza italiana, la partecipazione in ordine sparso alla competizione elettorale non è certamente di buon auspicio. Le tensioni interne, anche nella coalizione giallo-verde che governa a Roma, si proiettano sul voto europeo e aprono diverse incognite. A prima vista la polemica contro la “casta” di Bruxelles accomuna i due partiti, alimentata anche dai più recenti contrasti sui migranti, sul bilancio, addirittura anche sulle conseguenze del crollo del ponte di Genova. Ma le prospettive divergono. Fra i due vicepremier, Salvini è certamente quello che ha le idee più chiare: mira a consolidare l’asse fra gruppi sovranisti esplicitamente antieuropei, reclutando i suoi parlamentari in Austria, Ungheria, Polonia, negli altri piccoli paesi del gruppo di Visegrad, fra i lepenisti francesi e l’estrema destra tedesca, belga e olandese. Il suo recente incontro a Milano con l’ungherese Orban è solo la prima tappa di una “politica estera” della Lega, che però mette in imbarazzo il governo e anche il partner grillino, oltre a non offrire garanzie di solidità, in quanto minata dal forte spirito nazionalista di alcune componenti, che ostacola un’alleanza organica.
D’altra parte, i Cinque Stelle, o almeno coloro che si riconoscono nella leadership di Luigi Di Maio, non sono meno perentori contro i governi che comandano a Bruxelles, e che “hanno le ore contate”, come ha detto con una certa spavalderia. Ma certamente non tutti i pentastellati seguirebbero Di Maio all’abbraccio con i neofascisti tedeschi o francesi, e del resto anche nel parlamento europeo che si avvia alla fine del mandato la collocazione del gruppo è stata incerta se non ambigua.

“Orban è quanto di più lontano ci sia dalla mia mente e dalla mia testa come politica, come principi e come valori”, ha detto Roberto Fico, rivolto certamente a Salvini ma forse anche all’altro vice presidente del Consiglio italiano, che in questa fase subisce l’iniziativa del leader leghista dalla quale cerca di svincolarsi accentuando i tratti giacobini che sono nel dna del movimento. Fra pochi giorni, con la ripresa dell’attivi – tà parlamentare, la tenuta della maggioranza sarà messa alla prova sui capitoli economici e sociali del “contratto”, con il presidente Conte in evidente deficit di visibilità e i due partiti che lo sostengono che già sgomitano in vista di un appuntamento elettorale che si avvicina

di Guido Bossa edito dal Quotidiano del Sud