Il filosofo che non credeva nemmeno nell’amore. O forse ci credeva troppo. Domani l’evento

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Nell’epoca della post-verità, dove tutti a credono a tutto ciò che gli fa comodo credere, la filosofia può essere l’unico antidoto anti-stregonerie. Se con Nietzsche si pensava di aver raggiunto le vette più alte del disincanto e del nichilismo, è soltanto perché in molti non avevano ancora scoperto l’opera di Emil Cioran. Nato in Transilvania nel 1911, in un villaggio sperduto fra i Carpazi, figlio di un prete ortodosso e della presidente di un’associazione cristiana, Cioran ha trascorso l’infanzia a giocare con i teschi abbandonati dal cimitero che sorgeva accanto alla propria abitazione. Fin dalla sua prima opera, scritta quando aveva poco più che vent’anni, Cioran dichiarava di aver chiuso i conti con la filosofia «ufficiale». La cattedra, secondo il pensatore romeno, è la morte del pensiero, si può fare filosofia soltanto nel giardino o al portico, come nell’antica Grecia. E proprio riallacciandosi al mondo antico, questa volta al movimento eretico medievale dei Bogomili, Cioran avvia la sua crociata contro Dio, definito come la più grande bugia partorita dall’essere umano. È difficile credere che Dio sia implicato nello scandalo di questa «creazione malriuscita», qualora esistesse una divinità, essa non potrebbe essere altro che un Dio sadico e senza scrupoli, ovvero un «Funesto demiurgo». Partendo da queste tematiche, sabato 8 settembre alle ore 18:00, presso il Circolo della Stampa di Avellino sarà presentato il nuovo studio di Vincenzo Fiore, giovane ricercatore membro del “Progetto Internazionale Cioran” dal titolo «Emil Cioran. La filosofia come de-fascinazione e la scrittura come terapia» (Nulla Die Edizioni, 2018). Il Progetto Cioran, coordinato da diverse Università europee, coinvolge oltre tredici paesi nel mondo, dal Sud America agli Stati Uniti, dall’Africa fino all’Est Europa. Ad introdurre l’evento ci sarà la Prof. Rita Pelliccia rappresentante dell’Alliance française, che patrocinerà l’evento. Interverrà, oltre l’autore, lo psichiatra Francesco Franza. Gli intermezzi musicali saranno a cura della violinista M° Samantha Esposito. Un evento dedicato al filosofo che non ha eretto scuole o generato nuove visioni del mondo, ma che si è limitato a distruggere le illusioni dell’uomo, da quelle celesti, a quelle politiche, a quelle quotidiane. Ma come sopportare la lettura di colui che non credeva nemmeno nell’amore? «L’amore – scriveva Cioran – un incontro di due salive. Tutti i sentimenti attingono il loro assoluto dalla miseria delle ghiandole». O forse deluso, in fondo, egli viveva semplicemente il dramma di chi ci aveva creduto troppo: «La sola cosa che possa salvare l’uomo è l’amore. E se molti hanno finito per trasformare in banalità questa asserzione, è perché non hanno mai amato veramente»; allo stesso modo di coloro che guardando il cielo in cerca di un Dio, vi hanno trovato solamente il silenzio e la fragilità delle nuvole.

Pubblicato su “Il Quotidiano del Sud”.