Una nuova stagione di  lotta per la Costituzione

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A settembre nella scuola si traggono i conti del lavoro svolto durante l’estate. Poiché abbiamo avuto un nuovo Governo che si è insediato all’inizio dell’estate, adesso che siamo arrivati a settembre alla scadenza dei primi 100 giorni, è possibile fare una valutazione di quello che si intravede dietro il fumo degli annunci sparsi a piene mani. Lo sbarco nella terra promessa non è avvenuto, però dietro la nebbia di slogan ingannevoli, cominciano a riapparire delle ombre inquietanti che provengono dal passato.

L’equilibrio dei poteri e i beni pubblici repubblicani che la Costituzione ha consegnato al popolo italiano in questo nuovo contesto politico appaiono soggetti ad inusitate forme di aggressione a cui occorre reagire.

Se il fascismo aveva assunto la discriminazione come propria categoria fondante, la Costituzione italiana ha assunto l’eguaglianza e l’universalità dei diritti dell’uomo come fondamento dell’ordinamento.

Nel momento in cui si ripropone la discriminazione come categoria dell’agire politico delle istituzioni, si apre una breccia che – com’è stato già osservato – rischia di far saltare gli argini della tenuta democratica del nostro paese.

Pretendere che per il benessere della generalità dei cittadini, si debbano sacrificare i diritti di alcune categorie di persone (in primis i migranti, ma anche altre categorie deboli come i rom o i senza casa), significa creare la logica del capro espiatorio che negli anni 30 del secolo scorso portò all’abiezione estrema delle leggi razziali.

Questa logica tende a legittimare condotte antigiuridiche, se non apertamente criminose, che vengono rivendicate come ordinario esercizio delle funzioni politiche (basti pensare alle sprezzanti esternazioni del Ministro dell’Interno, a fronte di un’incriminazione per sequestro di persona). In questo modo si punta ad eludere i limiti che la Costituzione italiana ha posto all’esercizio della sovranità popolare espressa dalle urne, che consistono essenzialmente nel rispetto dei diritti fondamentali e nella garanzia del controllo di legalità, poiché nello Stato democratico tutti i poteri sono soggetti alla legge.

Nella Costituzione italiana il rispetto dei diritti fondamentali è inscindibilmente connesso con l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Per adempiere a tali doveri la Costituzione prevede che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, ragion per cui: “il sistema tributario è informato a criteri di progressività” (art. 53).

Orbene la programmata introduzione della c.d. “flat tax”, che si risolve in un regalo ai più ricchi, esonerando sostanzialmente le fasce privilegiate della popolazione dall’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica, incide pesantemente sul bene pubblico dell’Erario e non può che riflettersi negativamente sull’azione che i pubblici poteri devono compiere per assicurare la soddisfazione dei diritti fondamentali garantiti dallo Stato sociale.

Questa situazione di crisi dei diritti fondamentali non può essere controbilanciata da una timida riforma in materia di lavoro precario poiché non si può fare mercimonio dei diritti.

Come nel corso del 2016 si è verificata una grande mobilitazione di intellettuali, studenti, insegnanti, sindacati ed associazioni della società civile per difendere la Costituzione da una riforma che ne stravolgeva l’impianto di democrazia costituzionale, adesso è necessario rilanciare una nuova mobilitazione per impedire che siano stravolti i connotati del nostro ordinamento costituzionale, sul quale è fondata la convivenza pacifica e la garanzia dei nostri diritti inviolabili.

di Domenico Gallo edito dal Quotidiano del Sud