Il prigioniero Ciampi 

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Si dimette o lo dimettono? Intorno a questo interrogativo si gioca l’immediato futuro della città. Una sbagliata legge elettorale è causa del pasticcio. C’è un sindaco senza maggioranza consiliare che vorrebbe decidere, ma non può. Vincenzo Ciampi è prigioniero. Su due fronti. Del suo stesso partito e della maggioranza consiliare. Il M5s vorrebbe che fossero i consiglieri comunali a sfiduciarlo. La maggioranza consiliare chiede, invece, le sue dimissioni. Il braccio di ferro continua e la città, che aveva creduto nel cambiamento, si ritrova in una situazione confusa, peggiore di quella precedente. Il ricatto scandisce queste ore. Dicono opposizioni ed ex alleati: o ci dai un pezzo di potere o ti mandiamo a casa. Replicano i pentastellati: la giunta non si tocca, non accettiamo imposizioni, se non vi va bene dimettetevi. Tutti a casa. Prospettiva: commissario e nuove elezioni. E qui si scrivono, in queste ore, nuove pagine. Nel Pd c’è chi vuole resistere e chi, invece, è pronto ad andare via. Chi decide? Il Pd è lacerato. I tanti candidati alla presidenza della Provincia dicono di più di un partito diviso per bande. In realtà, mentre questo assurdo teatrino si consuma, i problemi della città si incancreniscono. La povertà sta crescendo a dismisura. Le opere pubbliche non avanzano di un passo, il disegno di una città futura è del tutto assente. Termini come dialogo, confronto, concertazione non entrano nel ragionamento che servirebbe a consentire il governo della città. Quanto tempo ancora dovrà durare questo spettacolo indecente? Manca il coraggio delle scelte e il cerino si brucia tra le dita di Ciampi. Un sindaco prigioniero di una gabbia di troppi compromessi. Il bene per la città è assorbito dallo scontro, dai distinguo, dalle contrapposizioni. Ciò che manca è la certezza del futuro. Essa si può avere solo azzerando tutto. Per ripartire dalla dignità perduta.

di Gianni Festa edito dal Quotidiano del Sud