Giovedì 11 Marzo 2010

Anomalie irpine

Non c’è bisogno di essere degli esperti politologi per cogliere, in questa fin troppo prolungata fase di preparazione al prossimo appuntamento con la rielezione del Consiglio regionale della Campania, una serie di anomalie che scuotono i parametri della logica riconosciuta. Anzi esse appaiono ancora più evidenti dal punto di vista della gente comune, elettorato o “paese reale” che dir si voglia.
Al momento, quando mancano poche settimane alla presentazione ufficiale delle liste e dei candidati al ruolo di “governatore” della Regione, il panorama che affiora è infatti caratterizzato da alcune lampanti contraddizioni.
Nell’epoca del “bipolarismo” forzato, a contendersi lo scranno più alto di Palazzo S. Lucia ci saranno, da una parte, un socialista craxiano della prima ora, animatore del Nuovo Psi, formazione confluita con un’operazione tutta trasformistica e per niente ideologica nel centrodestra berlusconiano; dall’altra, un post-comunista che ha sposato il decisionismo, introdotto nell’allora sinistra italiana proprio da Craxi. Caldoro e De Luca, i nomi estratti dal cilindro delle due coalizioni avversarie, sotto gli scudi del Pdl e del Pd.
Il primo è un sottosegretario minore dell’esecutivo di re Silvio, dotato di scarso appeal e carisma. Il secondo è il sindaco efficientista di Salerno, nonché artefice della rinascita della città, presa da molti a modello di buon governo e vivibilità, che fa proprio dell’appeal, del carisma l’arma in più, nonostante sia inviso al suo nemico personale Bassolino, alla sinistra estrema per le accuse di concorso in truffa e concussione a cui, a breve, sarà chiamato a rispondere, oltre che a tutti quelli che temono la fine del napolicentrismo con lo spostamento verso Salerno delle dinamiche di potere regionale.
Del resto, lo stesso Caldoro pare non risulti troppo gradito ad un esperto di marketing pubblicitario qual è il nostro presidente del Consiglio. De Luca, invece, ha mostrato in diverse apparizioni televisive le sue capacità di bucare il video. Antipatie e varie altre idiosincrasie, a parte.
Tuttavia, accanto a siffatte contraddizioni riguardanti la testa dei due contrapposti schieramenti – ricordiamo, inoltre, che la capolista del Pdl alla Regione, indicata da Berlusconi in persona, è la ministra-show girl Mara Carfagna – ce n’è un’altra che assurge a vera e propria anomalia della politica italiana del terzo millennio. E nella fattispecie di quella irpina. Essa concerne la scelta dell’Udc campana di coalizzarsi con il centrodestra, mentre quasi dappertutto, basti pensare alla candidatura indipendente della Poli Bortone nella vicina Puglia, contro Vendola e Palese, il partito di Casini ha abbracciato il centrismo puro e semplice, seppur nell’accezione della politica dei due forni. Manco a dirlo, la rotta destrorsa nella navigazione degli “estremisti di centro” (dallo slogan ideato per la campagna elettorale dell’Udc) è stata decisa nella nostra regione dall’ottuagenario leader di Nusco, Ciriaco De Mita.
Lo stesso che ferocemente duellava con Bettino Craxi ai tempi aurei, per lui, in cui era presidente del Consiglio e segretario della Dc; ora ha scelto di appoggiare l’elezione di un craxiano doc, come Caldoro, a governatore della Campania. Ma non è tutto.
Il neo-trasfomismo dei centristi campani, senza ottemperare minimamente ai dettati politici del loro leader nazionale, all’opposizione nei confronti della deriva leghista del governo delle destre, porta gli assessori demitiani alla Provincia di Avellino ad essere degli strenui ripetitori di quanto i ministri berlusconiani affermano in tema di emergenza lavoro e vertenza Fiat, anche a proposito dei casi che più direttamente ci toccano quali la situazione dell’Irisbus e, soprattutto, della Fma, cruentamente in atto in Irpinia. E allora, l’assessore Solimine si può permettere di bacchettare il presidente dell’Unione Industriali, Silvio Sarno, per non essersi presentato ad un tavolo di trattative, disertato a causa della sua inutilità dagli stessi operai in cgs e senza futuro, insieme ai loro sindacati di categoria; riscuotendo lo stridente consenso del segretario provinciale della Cisl, Melchionna per l’efficacia dei provvedimenti a sostegno del reddito dei cassintegrati finora attuati dall’Amministrazione di Palazzo Caracciolo (ma quali?).
Insomma, come diceva qualcuno, c’è grande confusione sotto il cielo. Mentre la politica istituzionale si allontana sempre di più dal cosiddetto “paese reale”. Sarà forse opportuno, quindi, rammentare che la politica è per definizione risoluzione dei conflitti, mediazione, gestione e distribuzione delle risorse, non solo economiche, che la società produce.
Secondo Aristotele la teoria politica è lo strumento necessario perché si possa creare uno stato in cui i cittadini siano tutelati nel loro vivere in comunità. Max Weber, invece, illustrando la dimensione politica della società e la legittimazione del potere, sottolinea come “chi fa azione politica aspira al potere, o come mezzo al servizio di altri scopi (ideali o egoistici), oppure per il potere in se stesso, per godere del senso di prestigio che ne deriva”.
Infine, un filosofo contemporaneo quale il francese Alain Badiou avverte che “una politica propone i mezzi per passare dal mondo così com’è al mondo così come vogliamo che sia”. Ma, se è così, è proprio sul mondo che vogliono i candidati campani che sorgono le maggiori perplessità. Nel timore, per ora più che fondato, che non ci sia alcun progetto di sviluppo, concreto e possibile, dietro le loro altisonanti dichiarazioni elettorali per una regione ridotta allo stremo dal malgoverno e dalla criminalità organizzata.
Carlo Picone

di Carlo Picone
 





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