Giovedì 11 Marzo 2010

Un moderno Rinascimento per Avellino

La riflessione politica dopo il ballottaggio si avvita su un argomento stucchevole e pretestuoso. Il tema sembra essere l’attribuzione della paternità della vittoria al Comune di Avellino: i detrattori ad oltranza del PD, naturalmente, enfatizzano il ruolo di Galasso per continuare nell’opera di indebolimento di questo partito e per alimentarne le vistose contraddizioni interne.
Per scoprire il gioco, però, basta dire che questo riconoscimento a Galasso proviene da ambienti politici che, fino a qualche giorno fa, l’avevano qualificato con i più terribili aggettivi e che avevano costruito intorno al Sindaco un castello di illazioni ed accuse finalizzate a screditarne il ruolo, l’operato ed il rapporto con la città.
Di fronte ad un successo così largo ed omogeneo in tutte le sezioni elettorali, costoro, per riacquistare credibilità nel confronto politico, dovrebbero perlomeno riconoscere l’errore di valutazione compiuto fin dalla metà della scorsa consiliatura quando hanno deciso di investire sul disfacimento di questa esperienza più che sul suo rilancio.
Inoltre, nonostante i cospicui risultati elettorali ottenuti, andrebbe anche riconosciuto che dal voto escono sconfitte due strategie che, pur avendo un segno politico opposto, avevano il comune obiettivo di isolare il PD ed indebolire la sua leadership per creare nuovi rapporti di forza a sinistra ed al centro dello schieramento politico.
In realtà, uno dei possibili sbocchi delle strategie del centro-sinistra alternativo di D’Ambrosio e dell’area centrista di De Mita era quello del ritorno, attraverso una sorta di tacita conventio, ad un vecchio schema politico (il centro governa e la sinistra fa l’opposizione) che per anni, pur imballando questa provincia, ha garantito una rilevante rendita di posizione ai due schieramenti.
Lo schiacciamento del PD, peraltro, avrebbe consentito ai due anziani strateghi di rimanere qui in Irpinia gli unici interlocutori nell’ipotesi, non inverosimile, di costruzione, in vista delle prossime elezioni politiche, di una alleanza tra il partito di Casini e le altre forze democratiche e di sinistra.
Attribuire solo a Galasso anche il merito della sconfitta di questa strategia sembra, invero, esagerato poiché, nonostante le difficoltà, i ritardi, gli errori e le incomprensioni, non è certo frutto del caso la fine dell’isolamento del PD e la costruzione su base programmatica di una coalizione che è stata capace di erodere consensi sia al centro che a sinistra.
Ora si tratta di investire su questo risultato avendo una prospettiva politica chiara sia sul governo che sulle alleanze.
Partiamo dalle alleanze. E’ fuor di dubbio che per le forze di centro-sinistra il ritorno al governo nazionale passa attraverso l’alleanza con l’UDC. Ma in Campania ed in Irpinia occorre anche una strategia di breve periodo poiché non è credibile un revirement di De Mita in occasione delle elezioni regionali: perché mai, se restano incerte le prospettive di tenuta del centro-sinistra alla Regione, De Mita dovrebbe modificare il quadro delle alleanze e rischiare contraccolpi nel governo della Provincia? Se questo è il quadro, non resta che presidiare l’area di centro con le formazioni già presenti nella coalizione e tentare di riaprire il dialogo con l’UDC non sulle posizioni di potere (come è avvenuto in passato), ma sulle prospettive di rilancio dell’Irpinia.
Una cosa più o meno simile va fatta a sinistra dove la divisione – sembra il caso di chiarirlo - non è sull’analisi della società irpinia, sul giudizio sull’esperienza amministrativa del centro-sinistra o sui caratteri dell’azione in concreto svolta dal PD, quanto sulle soluzioni da mettere realisticamente in campo per recuperare nel centro-sinistra quella funzione di motore del cambiamento che finora è risultata appannata. Noi - la Sinistra che Unisce - crediamo che una prospettiva reale di cambiamento non si potrà mai realizzare in Irpinia con la sinistra all’opposizione o con una sinistra che ogni 5 anni costruisce e poi sfascia l’alleanza. Crediamo, invece, che il cambiamento richieda una forte, qualificata, leale e continua spinta riformista ed almeno un altro decennio di duro lavoro.
Ed è su questo punto che si incrociano le prospettive di allargamento dell’alleanza con quelle del governo della città. A Galasso, ora, spetta il compito di farsi promotore di un nuovo centro-sinistra capace di raccogliere e valorizzare le migliori intelligenze, esperienze e competenze intorno ad un progetto di cambiamento. Avellino ha bisogno di un autentico Rinascimento e perché ciò avvenga c’è bisogno che, insieme alla dotazione infrastrutturale, si lavori per una complessiva crescita sociale e culturale della città. Il metodo e le scelte di governo saranno perciò il vero banco di prova del nuovo centro-sinistra.
Geppino Vetrano

di Geppino Vetrano
 





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