Giovedì 9 Settembre 2010

Legge elettorale: i rimedi possibili

L’attuale sistema elettorale per le regionali è entrato in vigore 15 anni fa, è il cosidetto “Tatarellum” ideato cioè dall’allora esponente di Alleanza Nazionale Giuseppe Tatarella. Quindici anni sono un tempo sufficientemente lungo per tracciare un primo bilancio visto che siamo alla vigilia di un importante turno elettorale con 13 regioni chiamate a rinnovare i propri consigli. Il primo profilo da esaminare è quello istituzionale. In una democrazia matura i classici tre poteri delineati da Montesquieu dovrebbero essere distinti e separati: esecutivo, legislativo e giudiziario. Nel caso però del sistema elettorale regionale vige uno schema presidenziale che si sovrappone a quello dell’elezione dei rappresentanti dell’assemblea legislativa e dunque quest’ultime non sono slegate ma al contrario tenute perfettamente insieme all’elezione del governatore con l’aggravante del premio di maggioranza.
Si crea così un “unicum” senza precedenti a livello occidentale. Un governatore eletto direttamente dal popolo che esercita apparentemente una dittatura democratica, la vita politica della regione dipende da lui perchè se cade non c’è rimedio e si torna a votare. Ma appunto un caso di apparente dittatura perché in realtà il presidente è accompagnato nella sua elezione da una serie di partiti e sigle con lo scopo principale di raggiungere il premio di maggioranza. Una volta vinte le elezioni il governatore deve formare la sua giunta tenendo conto degli equilibri politici e dei voti ottenuti dalle varie formazioni che lo hanno sostenuto.
In questi anni e non solo in Campania si è così assistito a spettacoli poco edificanti con grandi frizioni e distinguo tra il consiglio dove siedono partiti, partitini e spesso realtà individuali e il presidente. Risultato azione di governo incerta e esecutivi instabili. Ma non è tutto, i sostenitori del presidenzialismo sostengono che rispetto al passato è stato fatto un significativo passo avanti dando vita a coalizioni che si presentano davanti agli elettori mentre nella prima Repubblica le trattative avvenivano dopo le elezioni e nulla era a conoscenza dei cittadini. In realtà però si tratta di un balletto solo anticipato anziché posticipato.
Quanto sanno, ad esempio, veramente gli elettori della trattativa fra Pdl e UDC che con il sistema attuale si è svolta prima del voto mentre con il sistema precedente si sarebbe svolta dopo? E non vale nemmeno sottolineare che in passato le maggioranze uscite dal voto si potevano cambiare in consiglio.
Anche adesso a ben vedere accordi sottoscritti prima del voto si possono tranquillamente rovesciare dopo. Un esempio illuminante è quello accaduto in Sicilia, dove Raffaele Lombardo eletto da una maggioranza di centrodestra oggi governa con un’alleanza trasversale che al suo interno si avvale del sostegno anche del partito democratico. Insomma un pasticcio che si regge solo sulla figura del governatore che non può essere sostituito, pena le elezioni anticipate. Insomma una rigidità istituzionale che porta settori del centrodestra all’opposizione e partiti sconfitti dalle urne a ritrovarsi in maggioranza.
Ulteriore aggravante è il peso che alcuni governatori stanno esercitando. Il centrosinistra da sempre è ostile al modello berlusconiano dell’uomo solo al comando ma gli esempi di Vendola in Puglia e di Loiero in Calabria rispondono più o meno allo stesso criterio. Cavalcano il populismo territoriale per conservare il potere e hanno impedito al PD di fare alleanze che pure aveva già stabilito. E’ evidente che non si può tornare indietro ma è altrettanto chiaro che è tempo di inserire dei correttivi al sistema. Occorre insomma trovare una formula alternativa sia al presidenzialismo all’italiana che al parlamentarismo trasformista. Tra i possibili rimedi: inserire una efficace soglia di sbarramento, eliminare il premio di maggioranza e introdurre il meccanismo della sfiducia costruttiva. In campagna elettorale si parla molto di programmi e progetti che rischiano però di restare tutti sulla carta se non si provvede a cambiare lo strumento istituzionale. Ha scritto il presidente della Camera Fini: “la politica italiana anziché guardare al futuro è concentrata sullo specchietto retrovisore. E’ il trionfo della propaganda e della tattica rispetto alla strategia”. Ecco per una volta mettiamo in campo una strategia istituzionale.
Andrea Covotta

di Andrea Covotta.
 





sondaggi
_
_ entra
_
_

sondaggi
_
_ entra
_
_




forum
_
_
_



© 2002 - Conceptual design