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OMAGGIO AD UNO STORICO PROTAGONISTA DEL FORO AVELLINESE
Gabrieli, in ricordo di un uomo libero

Domani pomeriggio si presenta il volume che raccoglie gli scritti pubblicati su "Nuovo Meridionalismo"



Avellino 22:17 | 09/11/2011
AVELLINO - Dalla passione per la cultura classica aveva appreso quel rigore morale che è stato la cifra distintiva della sua esistenza. Ermete Gabrieli, come scrive sua figlia, Maria Egidia era un uomo di lettere prestato all’avvocatura e proprio la modernità di autori greci e latini come Catullo e Orazio ritorna costantemente nella sua riflessione. Dal messaggio di Lucrezio sulla finitezza dell’uomo all’indignazione di Giovenale contro la superbia del potere.

E’ quanto emerge dai saggi raccolti nel volume “Scritti e pensieri di un uomo libero”, omaggio alla memoria di un grande protagonista della storia del foro avellinese, che sarà presentato questo pomeriggio, alle ore 16.30, nella Sala Penta della Biblioteca Provinciale di Avellino. Gli scritti di Ermete Gabrieli, pubblicati a cura della figlia Maria Egidia, saranno illustrati dall’ avv. Generoso Benigni, direttore di “Nuovo Meridionalismo”, Angelo Di Popolo, procuratore della Repubblica di Avellino, dagli avvocati Ettore Fiore, Gennaro Iannarone e Teodoro Russo. Gli interventi saranno moderato dal prof. Raffaele La Sala, mentre all’avvocato Leonida Gabrieli saranno affidate le conclusioni.

E’ la figlia Maria Egidia a sottolineare nella bella prefazione lo slancio ideale che ha sempre caratterizzato l’esistenza di suo padre «Sempre viva era in lui la speranza che la memoria storica dovesse concorrere all’educazione dei giovani, affrancandoli dai falsi miti di oggi. La professione dell’avvocato si è giovata di questa sua capacità di entrare nell’animo umano e del suo porsi domande sul significato teleologico ed epistemologico dell’esistenza: qual è il fine dell’esistenza e dei comportamenti umani? Qual è il significato della conoscenza? La ricerca di un ideale per il quale valga la pena vivere diviene l’elemento fondante di una esistenza densa di significato, ragione che lo porta a comprendere, anche se non a giustificare, perfino i brigatisti che assiste come difensore, durante la celebrazione dei processi».

Fu lui, infatti, a difendere ben dieci brigatisti dei 135 appartenenti al gruppo eversivo Prima Linea, dal 1979 al 1988, stabilendo con loro un rapporto di profonda fiducia, contribuendo anche alla revisione delle proprie stesse posizioni. La cultura era per lui strumento indispensabile per il riscatto dell’umanità «Egli non aveva perduto - scrive Maria Egidia - del tutto la fiducia in un miglioramento della condizione spirituale dell’uomo moderno, oggi alquanto massificata e mercificata, il tutto favorito dallo sviluppo tecnologico e mediatico e sperava fortemente in un riscatto culturale, soprattutto delle nuove generazioni».

Un percorso, quello di Gabrieli, nato il 17 agosto del 1922 a Taranto da padre ufficiale dell’esercito, che lo vedrà formarsi alla facoltà di giurisprudenza di Milano per abbracciare inizialmente il credo fascista al fianco di Giorgio Almirante, aderendo in seguito alla Repubblica di Salò, dove si distinse per l’attività giornalistica. Ritornerà a Napoli solo dopo la caduta del governo fascista e qui si laureerà in giurisprudenza presso la Federico II. Insieme alla moglie Dolores Schettino si trasferirà a Frigento, paese d’origine degli Schettino, dove si dedicherà alla professione dell’avvocatura. Matura così l’adesione agli ideali di sinistra, si iscrive al partito socialista in cui militerà per tanti anni, candidandosi anche alla Camera dei Deputati. Negli anni ‘60, dopo la nascita dei figli Giovanni, Leonida, Amedeo e Maria Egidia, si trasferirà ad Avellino dove porterà avanti la sua attività di avvocato, fondando uno studio legale al quale collaboreranno successivamente anche i figli Giovanni e Leonida.

Costante nella sua vita la passione per gli studi storici e letterari, che si concretizza anche in un costante contributo alla rivista “Nuovo Meridionalismo”. Morirà ad Avellino il 21 luglio dello scorso anno all’età di 88 anni. Una testimonianza forte del suo spessore di uomo e di avvocato arriva dalle parole dei compagni di viaggio che impreziosiscono il volume come quella dell’avvocato Generoso Benigni «L’ultimo suo scritto su “Nuovo Meridionalismo” “L’intellettuale” fotografa a mio avviso non solo il suo modo di pensare ma ancor di più raffigura perfettamente quel che è stato Ermete Gabrieli: un intellettuale, nel senso più nobile del termine; quell’intellettuale che manca nella società di oggi e della cui mancanza Ermete si doleva, ritenendo che fosse proprio la mancanza si una classe intellettuale la causa della decadenza civile e politica della società italiana».

Entusiasta fu, infatti la sua adesione all’associazione “Merito e libertà” fondata da Benigni. «La Sua - spiega Teodoro Russo - è stata una vera testimonianza di vita vissuta all’insegna dell’impegno costante e responsabile, credendo fortemente negli ideali di libertà e dell’onore, manifestando sempre sentimenti puri e leali verso tutti i suoi compagni di viaggio e senza mai tradire la sua fede, neppure di fronte alle avversità socio-politiche e istituzionali della sua fase giovanile...Egli non dava mai soluzioni alle inquietudini degli amici e interlocutori ma con insolita affabilità ne stimolava la riflessione e col dialogo accompagnava tutti lungo il percorso ella storia e della cultura, giungendo alla conclusione che l’Uomo è la causa ma anche la soluzione di tutti i problemi esistenziali e del vivere quotidiano e che soltanto l’educazione, la cultura possono liberarlo dalle catene».

Volto da antico romano, come se il suo nome e i suoi lineamenti avessero già deciso per lui quel legame forte con l’antica Roma, Gaetano Trosi ne ricorda l’anticonformismo che non di rado pagava con l’isolamento «tipico di chi fatica a ritrovarsi in un mondo in trasformazione tumultuosa...sempre pronto a lottare contro l’arbitrio che da sempre avvelena o sopprime lo stato di cittadinanza nel Sud». A rendergli omaggio anche Gennaro Iannarone «In lui che nutriva uno scetticismo di fondo verso le ideologie dei partiti erano le figure dei grandi uomini, degli eroi a suscitare ammirazione....Orazio, Lucrezio Catullo, saffo sono state le celebrazioni degli idoli che più del diritto e della politica avevano illuminato la sua esistenza».
 


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