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A TAURASI IL CONVEGNO CON ILLUSTRI CATTEDRATICI DI TUTTA ITALIA
Il principe Gesualdo e il casato dei Borromeo





Gesualdo 19:30 | 26/10/2013
mbrava che dopo la pausa estiva le celebrazioni per il quarto centenario della morte del Principe per antonomasia fossero entrate in una fase di stanca. Invece, si sono moltiplicate le biografie, tutte egregie sotto il profilo narrativo  e stilistico, ma poco differenziate contenutisticamente. Del resto i fatti sono quelli e  non si può parlare di  Carlo solo come un uxoricida e trascurare la sua musica, ma neppure far finta di niente e considerare il delitto dei due giovai amanti un topos letterario.
Dagli innumerevoli convegni, giornate di studio ci si aspettava qualche scoop, qualche sorpresa sensazionale da parte di ricercatori  attenti e scrupolosi come un  Annibale Cogliano da cui attendevo che scoprisse, che so, un carteggio inedito tra Carlo e Caravaggio o di un Giovanni Savignano che proponesse una nuova lettura del rapporto freudiano tra Tasso e Gesualdo. Per ora nulla di tutto questo o di altro ancora che una fertile fantasia possa suggerire. Diciamo che la mietitura  si è conclusa  con piena soddisfazione ed ora non resta che un’ operazione di spigolatura che  consiste nel ripassare sui campi di grano già falciati per raccogliere  le ultime spighe. Si tratta di un’operazione sapiente che  richiede un occhio attento e pervicace.
Un lavoro di rifinitura per uscire fuori dalla  metafora è utile sapere che la giornata di studi  fissata per oggi presso il castello di Taurasi avrà inizio, speriamo puntualmente, alle 9.30. Dopo i saluti di prammatica dei quattro sindaci di Taurasi, Conza, Gesualdo e Fontanarosa e di rappresentanti della Provincia si registreranno brevi interventi di cattedratici delle  principali università italiane come Filippo d’Oria, Dinko Fabris, Giovanni Iudica, Sebastiano Martelli. Molto atteso è il contributo del professore Agostino Ziino, Presidente dell’Istituto Italiano per la storia della musica. La chiusura di questa prima parte è affidata alle capacità dialettiche del notaio Edgardo Pesiri  che  riveste il ruolo di Presidente della fondazione Carlo Gesualdo. Da questo momento la regia è affidata  alla competenza di  Giovanni Savignano. L’introduzione del professore  Francesco Barra  estenderà il campo d’indagine sui Borromeo in Irpinia e a Napoli mentre Marina Moffetti dell’Università di Padova parlerà di un progetto per la valorizzazione del patrimonio musicale dimenticato. Il Dipartimento dei Beni culturali dell’Università degli Studi di Padova è da anni impegnato nella ricerca sulla storia della musica e delle istituzioni musicali milanesi e sul repertorio tardo-rinascimentale e barocco, Toffetti illustrerà il lavoro su cui di recente ha ricevuto il prestigioso premio per la “Ricerca, formazione e innovazione nella tutela del patrimonio culturale” dell’Italian Heritage Award (Premio internazionale per la valorizzazione dei beni culturali - Roma 2013). Si tratta di un progetto di studio, recupero e ripristino della partitura incompleta della “Musica a più voci” di Giulio Cesare Ardemanio, restituita al contesto della fruizione attraverso pubblicazioni, concerti e un’incisione discografica. Pubblicata da Graziadio Ferioli nel 1628, l’opera di Ardemanio rappresenta la prima testimonianza superstite di musica per il teatro realizzata e pubblicata a Milano. Le musiche furono composte in occasione della rappresentazione di un’azione pastorale in onore di san Carlo Borromeo, recitata durante il carnevale del 1628 dagli allievi del Collegio di Santa Maria dei Nobili, autori dei testi poetici musicati. Dopo  la pausa caffè i convegnisti si sposteranno nella chiesa  del SS. Rosario per una illustrazione degli aspetti artistici ed architettonici a cura di Elio Capobianco e Rinaldo De Angelis. Filo conduttore del convegno sarà il rapporto di Carlo Gesualdo con i Borromeo, nobile e potente famiglia milanese di cui la storia, accanto alla forte influenza esercitata intorno al lago Maggiore, annovera una presenza importante anche nel Regno di Napoli. A Taurasi Carlo soggiornò nei giorni della fanciullezza fino ai 7 anni di età. Con lui, nello splendido castello, il padre Fabrizio e la madre Geronima, sorella del cardinale Carlo Borromeo. 

Quest'articolo è stato visualizzato 832 volteRoberto Barbato
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