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LO SCIENZIATO A CAPOSELE PUNTA L’INDICE CONTRO LA POLITICA. E SULL’INQUINAMENTO DICE: «ANCHE QUI SI MUORE PER I DANNI DA
Giordano: il coraggio della verità

«Constato che la situazione dell'Irpinia non e' diversa da quella presente nella terra dei fuochi»



25/02/2014
Il Professore Antonio Giordano sempre impegnato nella denuncia dei fattori ambientali causa di incremento di patologie tumorali. Il suo recente intervento a Caposele è servito a ricollocare la questione in primo piano. All’oncologo, ricercatore, che ricordiamo è, tra le altre cariche, direttore dello Sbarro Institute per la ricerca sul cancro a Philadelphia, docente universitario e presidente del comitato scientifico del Crom di Mercogliano, abbiamo approfondito proprio .

L'Irpinia è in questo momento al centro di un dibattito tra chi ritiene che l'inquinamento della nostra terra possa includerci a pieno titolo nella cosiddetta area della Terra dei Fuochi e chi invece respinge questa ipotesi: in particolare dopo il reportage dell'Espresso sull'incidenza tumorale nella zona della Valle del Sabato, ribattezzata «Valle dei Fuochi». Dal suo osservatorio di scienziato internazionale, ma anche figlio di queste terre lo ritiene un allarme esagerato o la realtà dei fatti?

«Purtroppo, constato che la situazione dell'Irpinia non è diversa da quella presente nella terra dei fuochi. Anche qui si muore per i danni provocati dall'inquinamento.
E' un fatto che in questa terra, centinaia di persone abbiano lavorato dagli anni settanta in poi l'amianto senza protezioni, a mani nude. Oggi constatiamo i decessi di molti di quei lavoratori e dei membri delle loro famiglie. Ma c'è di più l'amianto è stato illegalmente smaltito e seppellito sotto metri di terra, nei campi coltivati o nelle adiacenze degli stessi».

A Caposele, senza troppi giri di parole ha chiamato in causa anche la responsabilità della politica sui ritardi nel fermare questa lenta agonia del territorio, anche irpino. Alla luce di questa considerazione, come crede che anche a distanza di anni si possa giungere alla determinazione di qualche responsabilità?

«E' chiaro che gli imprenditori hanno potuto agire soltanto con la connivenza delle Istituzioni politiche di allora che hanno permesso l'apertura, per esempio di Isochimica. Ricordo che già in quegli anni vi erano evidenze scientifiche circa la pericolosità dell'amianto che, però, venivano taciute ai lavoratori. Mio padre, che, in quel periodo, era direttore dell'Istituto Pascale di Napoli, fu contattato insieme al prof. Cesare Maltoni dell'Istituto Ramazzini, dagli operai delle Officine Grandi Riparazioni di Santa Maria La Bruna i quali avevano trovato nell'ufficio sicurezza dell'azienda, per puro caso, un documento che testimoniava i pericoli dell'amianto. Il documento proveniva dalle Ferrovie dello Stato di Roma.
Come negare, allora, che la pericolosità della crocidolite come sostanza isolante delle carrozze dei treni FS era nota? Credo che i responsabili di queste morti potranno essere individuati solo attraverso delle indagini giudiziarie».

Scienza e Giustizia possono salvare la nostra terra? Insomma, il professore Giordano può essere dal fronte scientifico quella speranza che sul fronte giudiziario in provincia di Avellino sta rappresentando Rosario Cantelmo?

«Certamente le indagini giudiziarie possono essere in molti casi coadiuvate dai progressi scientifici».

L'acqua. Un bene minacciato in tante parti della nostra terra, che ne produce per tutta la regione e anche per la vicina Puglia. Ma è proprio vero che questa industrializzazione costerà caro alla nostra salute?

«Purtroppo è vero che ci sono alcune falde acquifere compromesse. Lo smaltimento illegale dei rifiuti ha contaminato l'acqua. E' per questo che il mio invito alle bonifiche è pressante. Non possiamo aspettare più. Nemmeno domani».
 

Quest'articolo è stato visualizzato 1687 volteAttilio Ronga
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