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LA DOMENICA DEL CORRIERE
Antonini per l’Italia liberata

Il sindacalista di Vallata svolse gran parte della sua attività antifascista negli Stati Uniti. Prese parte alla “Mazzini Society”, fondata nel 1939 da Gaetano Salvemini, organizzazione che sosteneva la politica rooseveltiana



Avellino 16:32 | 23/02/2011
AVELLINO - All’indomani del trionfo fascista nella Guerra d’Etiopia, da lui tenacemente avversata, il sindacalista italoamericano Luigi Antonini intensificò la sua personale battaglia contro la dittatura di Mussolini, continuando a sostenere con tenacia e generosità le organizzazioni antifasciste, soprattutto quelle di area socialista riformista. Intanto, le autorità diplomatiche italiane esprimevano malcelato disappunto per il successo della sua quotidiana vicenda politico-sindacale: il 12 novembre 1937 il console Vecchiotti scrisse che “l’Antonini è attualmente capo del Partito Americano del Lavoro per lo stato di New York ed ha svolto attivissima propaganda per la rielezione del sindaco Fiorello La Guardia”. Da altri appunti, sappiamo che fu anche un assiduo finanziatore di “Giustizia e libertà” e, occasionalmente, dei repubblicani spagnoli impegnati nella guerra civile contro Franco.
Da sempre vicino alla comunità ebraica newyorchese (circa un terzo degli iscritti alla sua organizzazione sindacale era di origine ebrea), denunciò violentemente e a più riprese le leggi razziali imposte da Hitler e Mussolini: “il 3 settembre 1938 - annotò ancora il console - Antonini parlò alla stazione radiofonica Wevd, attaccando violentemente il Regime per i recenti provvedimenti presi per la protezione della razza ed esortò gli italiani ad unirsi agli ebrei nel boicottaggio dei prodotti italiani”. In costante sinergia con Emanuele Modigliani, si attivò concretamente per aiutare nell’espatrio alcune note personalità ebree, ad esempio l’illustre avvocato socialista Nino Levi.
In America Latina
Nel 1939 il suo partito lo delegò al congresso democratico panamericano, convocato a Montevideo. Il viaggio gli consentì di stringere fraterni ed intensi rapporti con l’antifascismo sudamericano. L’ambasciatore a Buenos Aires scrisse che “assieme alla moglie giunse in Buenos Aires il 19 marzo u.s., partendo la stessa sera per Montevideo. Nelle poche ore trascorse nella capitale visitò la sede di quella confederazione generale del lavoro, nonché la redazione del noto libello “L’Italia del popolo”. Ritornato in Buenos Aires il 29 marzo, partecipò ad una bicchierata organizzata in suo onore dalla Federazione delle società democratiche italiane in Argentina alla quale intervennero circa seicento persone. Presentato dal noto Cilla Nicola, l’Antonini parlò ai convenuti, incitandoli all’unione per il trionfo della causa che combattono all’estero i proscritti e gli antifascisti in genere. Contribuì con cento pesos ad una colletta promossa in favore del libello predetto al quale consegnò un suo messaggio di congedo agli italiani residenti in Argentina, che venne pubblicato nella edizione del 31.3 u.s.”.
Ancor più circostanziato fu il rapporto della Regia Legazione a Montevideo: “L’Antonini ha preso parte attiva nelle varie riunioni del Congresso stesso, svoltesi fra il 20 e il 25 marzo. Per di più, si fece intervistare dal giornale antifascista “El dìa”, illustrando tutti gli ideali che lo ispirarono nella creazione, avvenuta nell’anno 1936, dell’American Labour Party. In esso, ha dichiarato l’Antonini, si intende riunire i partigiani di Roosevelt che non siano affiliati ad alcuna entità politica. Nella prima elezione a cui concorse- ha aggiunto l’Antonini- il partito ha ottenuto sei posti di consigliere nella Municipalità di New York. Interrogato circa le sue impressioni sul Congresso di Montevideo, l’Antonini si è dimostrato ottimista, rilevando essere evidente che è giunto il momento in cui i popoli di America devono unirsi per difendere la Democrazia attaccata dai totalitarismi. L’Antonini è passato poi a fare l’apologia del presidente Roosevelt, magnificandone le virtù ed il prestigio negli Stati Uniti […] Si dichiarò intimo amico del sindaco di Nuova York, Fiorello La Guardia”. Poiché il giornale aveva pubblicato una foto che lo ritraeva insieme al sindaco e al governatore di New York, nel rapporto si annotò ironicamente che “ha tenuto ad esibire all’organo antifascista uruguayano la propria effigie ritratta insieme con i principali esponenti direttivi della città di Nuova York”

Membro della “Mazzini Society”
Antonini aderì all’associazione antifascista “Mazzini Society”, fondata nel 1939 a New York, su iniziativa di Gaetano Salvemini: il sindacalista italoamericano ne condivise la pregiudiziale repubblicana e, soprattutto, l’iniziale chiusura ai comunisti. Il suo ruolo assunse una certa rilevanza dal 1940, allorché l’associazione intensificò i contatti con i sindacalisti italoamericani sostenitori della politica rooseveltiana. In questa fase, Antonini si avvicinò a due altri connazionali: il potente editore di origine sannita Generoso Pope e il siciliano Vanni Montana (il cui vero nome era Giovanni Buscemi). Pope era proprietario del “Progresso italo-americano”, la testata più diffusa tra gli italiani che, prima della svolta imperialista e razzista di Mussolini, aveva pubblicato vari articoli di Antonini. Ad alcuni storici questa collaborazione è apparsa alquanto ambigua, visto che Pope era dichiaratamente favorevole al regime fascista. Rivelatore, in proposito, è un appunto del console di New York, risalente al 1935: “ […] quando nel luglio scorso il cav. Caradossi m’informò che la predetta organizzazione ad iniziativa dell’Antonini aveva destinato un fondo di 500 dollari per la lotta contro il Fascismo, ebbi immediatamente un colloquio col comm. Pope e lo invitai a non dare più ospitalità nei suoi giornali ai loro comunicati, consigliandogli invece di pubblicare gli articoli del noto Ettore Frisina che era sempre stato un accanito avversario della cricca Antonini e conosceva a fondo le loro malefatte. Debbo dichiarare che il comm. Pope, pur dovendo ammettere a malincuore che il suo piano non era riuscito, non volle darsi completamente per vinto. Egli accettò di pubblicare alcuni degli articoli del Frisina e mi assicurò che avrebbe troncato ogni rapporto coll’Antonini. Però continuò invece per qualche tempo a far pubblicare i comunicati della sua organizzazione e si decise a rispettare la parola datami soltanto in seguito alla mia minaccia che avrei dovuto informare Roma di questo suo atteggiamento”.
Vanni Montana era un ex militante del Partito Comunista d’Italia, poi diventato confidente dei fascisti. Giunto clandestinamente in America nel 1928, assunse la nuova identità anche per cancellare una volta per tutte i suoi travagliati trascorsi politici. Nei primi anni quaranta, oltre ad essere collaboratore dell’Oss (i servizi segreti statunitensi) era ormai diventato il più stretto collaboratore di Antonini.
Ed entrambi, nel gennaio 1943, si trovarono loro malgrado coinvolti nella fosca vicenda di cui fu vittima l’anarchico Carlo Tresca, ucciso su mandato del potente mafioso Vito Genovese, mentre stava per incontrarsi proprio con Montana. In quel momento, la “Mazzini Society”era dilaniata da una dura polemica: alcuni membri, tra cui Montana ed Antonini, volevano aprire l’associazione anche agli antifascisti dell’ultima ora, in particolare Pope (che aveva opportunisticamente abiurato al fascismo solo nel 1941); altri, coerentemente con l’evoluzione della situazione politica italiana, ritenevano giusto aprire l’associazione ai comunisti. Tra costoro si era fatto notare Tresca, che aveva pure denunciato presunte collusioni tra Pope e la mafia italoamericana. Strumentalmente, i servizi segreti cercarono di avvalorare la pista del complotto comunista.

Il ritorno in Italia
Antonini riuscì a tornare in Italia nel 1944 al seguito delle truppe alleate, insieme all’ormai inseparabile Montana. Oltre ad organizzare l’ingente flusso dei soccorsi per le popolazioni liberate, doveva discretamente sostenere i socialisti ostili all’egemonia comunista. Il ventinove settembre, prendendo la parola in un’affollata manifestazione al teatro Mercadante di Napoli, sostenne che la risorta vita sindacale poteva essere garantita solo dalla “apoliticità” della CGIL unitaria, nata dal recente patto di Roma.
Il giorno precedente aveva finalmente rivisto la natia Vallata, che lo salutò con sincero entusiasmo: “si è trattenuto questo pomeriggio- leggiamo in una breve cronaca- per salutare i parenti prima di far ritorno in America. In suo onore la cittadinanza ha improvvisato una affettuosa e calorosa manifestazione. Nella sede della locale Sezione socialista, Luigi Antonini ha parlato, applauditissimo, ai lavoratori di Vallata dell’attività degli antifascisti in America e di quanto i sindacati americani si propongono di fare per venire in aiuto del popolo italiano, suscitando vivissimo entusiasmo. Il compagno Armando Cataldo, segretario della Sezione Socialista, gli ha rivolto il saluto della città natia”.
Continuando a visitare con periodica frequenza l’Italia, Antonini esercitò un ruolo non secondario nelle vicende dei socialisti autonomisti di Saragat e Modigliani: fece parte del cosiddetto gruppo degli “americani” che, grazie a sostanziosi sostegni economici, nel 1947 agevolò la fondazione del nuovo partito socialdemocratico guidato da Saragat e, tre anni dopo, della UIL (che doveva contrastare non soltanto la CGIL egemonizzata dai comunisti ma anche la “papista” CISL).
Negli anni difficili della ricostruzione non abbandonò la provincia di nascita, che per questo gli tributò stima filiale. Nel febbraio 1946, “Il Corriere dell’Irpinia” lo difese in prima pagina in occasione di un duro scontro con Salvemini, che riapriva le mai sopite divergenze registrate all’interno della “Mazzini Society”: “fra gl’italiani che oggi all’estero lottano per la rinascita della Patria è per noi irpini di sommo orgoglio annoverare Luigi Antonini, che dimostra la buona tempra d’origine in un fecondo e tenace apostolato d’italianità in America”. Il 29 novembre 1947 ricevette a New York la delegazione del Comitato per la Ricostruzione dell’Irpinia, guidata dall’onorevole Costantino Preziosi: insieme, rivolsero un accorato appello radiofonico ai “paesani” d’America.


Quest'articolo è stato visualizzato 1587 volteFiorenzo Iannino
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