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MEMORIA, L'APPELLO DEL PROCURATORE INTELISANO AL LICEO COLLETTA
"E' l'indifferenza il vero pericolo"

"Non basta il diritto a difenderci dai totalitarismi, l'unica arma č mantenere alta la guardia"



10/02/2017
E' un appello forte a mantenere alta la guardia in una società in cui la democrazia non mette al rischio da ingiustizie e violazioni di diritti. A lanciarlo il procuratore Militare Antonio Intelisano, ospite ieri mattina al liceo Colletta nell'ambito del progetto “Chi salva un uomo salva il mondo intero”. Un confronto che non può non partire dalla sua tenace ricerca della verità «Era il 1994, avevamo chiesto l'estradizione dall'Argentina dell'ex capitano delle SS Erich Priebke, possibilità non prevista dall'ordinamento legislativo argentino, riuscimmo a raggiungere il nostro obiettivo solo perché fu dimostrata la sua colpevolezza di fronte all'accusa di crimini contro l'umanità. Fu nel corso di queste indagini che ritrovai circa settecento fascicoli abbandonati da oltre 30 anni presso la sede della procura generale militare, nel Palazzo Cesi-Gaddi di Roma. Erano destinati all'archiviazione, come richiesto dal procuratore Santacroce. Fascicoli che non solo contenevano informazioni preziose sulla colpevolezza di Priebke ma svelavano le responsabilità di generali e militari nelle stragi naziste commesse sul suolo italiano». Una scelta, quella di occultarli, legata secondo Intelisano, alla "ragione di Stato", l'inopportunità politica di «pregiudicare il buon nome della nuova Germania, la volontà di ricostruire una forza armata tedesca nel contesto della Guerra Fredda ed insieme evitare che gli jugoslavi potessero chiedere all' Italia di equiparare i militari tedeschi colpevoli di crimini di guerra e quelli italiani accusati di simili violenze nei Balcani».  Un’apposita Commissione parlamentare d’inchiesta fu costituita per far luce sulle responsabilità della politica. «Dopo aver visto quei fascicoli, ne avviai circa 130 alle procure competenti. Purtroppo però i procedimenti furono quasi tutti archiviati, per morte dei colpevoli o per prescrizione. O anche per difficoltà a rintracciare gli autori dei fatti». Per ribadire che il vero garante della giustizia «siamo noi quando abbiamo introiettato valori come verità, rispetto dei diritti, democrazia. Senza questo processo di maturazione, senza questa presa di coscienza tutto diventa inutile e il diritto da solo non può bastare a difenderci da nuove forme di totalitarismi. Ecco perchè credo fortemente in questi incontri». Non ha dubbi Intelisano, «ancora oggi c'è il pericolo di trovarsi di fronte ad un occultamento della verità. La banalità del male – ha affermato Intelisano – nasce quando c’è la distrazione, l’insensibilità delle persone rispetto a ciò che sta accadendo intorno. Quando - per dirla con il filosofo Block – ci comportiamo da sonnambuli, indifferenti alle vicende e agli uomini. Pertanto, la banalità nasce, si genera, quando la legge va contro la giustizia. La giustizia deve sempre prevalere sulla legalità – ha ribadito Intelisano - quando l’applicazione della legge genera una “intollerabile opposizione” alla giustizia, allora si crea la banalità, di cui parlava Harendt. Bisogna guardarsi dall’egoismo, dall’indifferenza quando si tratta di tutelare l’umanità». Inevitabile il riferimento anche al ruolo delicato che vive oggi la giustizia: «Il magistrato non deve mai dimenticare quella che è la sua funzione sociale, la responsabilità nei confronti dei cittadini che caratterizza anche l'universo della politica, del giornalismo, chiunque ricopra un ruolo pubblico. Di qui il valore centrale che assumono l'etica e la deontologia professionale». Fino alla differenza tra il magistrato, il cui compito si esaurisce di fronte alla morte del reo e la missione dello storico, «chiamato ad investigare sul passato attraverso il ricorso a fonti molteplici, quello che può rappresentare un ulteriore contributo alla ricerca della verità». A introdurre il dibattito, animato dalle domande degli studenti - curatori di una mostra sull’Armadio della vergogna - la dirigente scolastica Paola Gianfelice e le professoresse Margherita Imbimbo e Teresa Colace.


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