«L’assemblea organizzata la scorsa settimana dai sindacati ha avuto il merito di accendere i riflettori su un settore spesso colpevolmente trascurato, quello dei piani di zona sociali». Così Luigi Caputo, responsabile provinciale servizi sociali del Prc che prosegue: «E’ emersa in tutta la sua drammaticità la situazione in cui versano le lavoratrici ed i lavoratori del settore, in molti casi privi della retribuzione ormai da molti mesi. Nel contempo si è avuta una dimostrazione del modo in cui non si deve interpretare la funzione delle istituzioni: se la Regione sta dando luogo, rispetto alla Politiche sociali complessivamente intese, a un comportamento indecoroso (dal PRC più volte denunciato), con una politica di tagli selvaggia e indiscriminata, e sta trasformando quindi la lotta alla povertà nella lotta ai poveri, non ne esce molto meglio l’amministrazione provinciale, la cui immagine, stando alle parole pronunciate dall’assessore Del Mastro, si riduce a quella di passacarte, nemmeno troppo efficiente. Non è affatto vero, infatti, – come ha affermato l’assessore che le funzioni della Provincia in materia siano poco più che simboliche. Vi è, in primo luogo, un compito di programmazione a cui essa è chiamata dalla legge quadro n. 328/2000, e rispetto alla quale è in questo momento è del tutto latitante. Appare invece condivisibile la proposta, emersa nel corso del dibattito al “Samantha Della Porta”, di rompere gli indugi rispetto alla situazione di stallo determinatasi e chiedere all’assessore regionale di partecipare ad Avellino ad un incontro specifico e risolutivo, dovendosi procedere esclusivamente a restituire quanto spetta.
Se oggi la priorità va attribuita allo sblocco dei trasferimenti dalla Regione, che consenta di porre fine all’attuale emergenza stipendi, immediatamente dopo si dovrà procedere a una profonda analisi critica del modo in cui i PdZ hanno funzionato ( o non hanno funzionato) fino a questo momento in Irpinia, svolgendo quella seconda parte del discorso rimasta sostanzialmente in ombra in occasione dell’incontro del 23 agosto, e che invece deve rappresentare il fulcro delle politiche sociali: il soddisfacimento di bisogni attinenti alle diseguaglianze di condizione personale e sociale, oggi destinate ad acuirsi con lo stravolgimento delle politiche pubbliche e gli incessanti colpi assestati al Welfare, direttamente e indirettamente, dal governo nazionale. Non possiamo condividere quelle formule organizzative che alcuni Piani di Zona hanno deciso di darsi, come quelli che si sono costituiti in Consigli di Amministrazione nel nome di una “managerialità” il cui unico risultato visibile è stato finora quello di determinare un aumento complessivo dei costi insieme ad un ulteriore distacco dalle popolazioni interessate. Sarebbe stato lecito aspettarsi, dagli attuali vertici dei PdZ provinciali, qualche accento autocritico al riguardo, a partire da quanto è stato fatto ( e non fatto) rispetto alle politiche di promozione attiva del contrasto del disagio e della marginalità, oggetto troppo spesso di un approccio esclusivamente formale e burocratico che condanna all’invisibilità i soggetti coinvolti. Il fronte comune più volte invocato durante l’assemblea al Centro Sociale presuppone perciò, se non vuole ridursi a formula ambigua ed ingannevole, chiarezza d’intenti e rispetto delle regole». |