A più di venti giorni dal terribile terremoto che ha devastato Haiti, la sua capitale Port au Price e sconvolto il mondo molte sono state le iniziative promosse dal governo italiano per portare aiuti alle popolazioni colpite.
Il disastro ha coinvolto direttamente anche la comunità di Teora, numerose infatti sono le famiglie di imprenditori e commercianti di origine teorese che vivono nell'isola. Gigliola Martino, settantenne teorese ma cittadina di Haiti è stata la prima vittima di origine italiana, morta in seguito alle ferite riportate dopo il crollo della sua abitazione. Il 23 gennaio scorso un Consiglio Comunale straordinario è stato convocato a Teora proprio per commemorare le vittime originarie dell’Irpinia morte sotto le macerie con l’obiettivo di pianificare una raccolta di fondi a sostegno delle popolazioni di Haiti. Proprio Teora fu uno dei comuni più colpiti dal terremoto del 1980.
Sull’isola la situazione però è ancora drammatica, la devastazione è ovunque, migliaia di cadaveri sono riversi in mezzo alle strade e le provviste sfamano solo una minima percentuale di popolazione.
In questo inferno un nipote della Martino, Giovanni Vincenzo Riccardi, si fa portavoce del dramma di tutta la comunità e ha lanciato un duro monito sostenendo di non aver ricevuto nessuna assistenza da parte dei rappresentanti italiani presenti ad Haiti durante le ricerche della zia e di Antonio Sperduto, altro teorese il cui corpo non è stato ancora ritrovato.
«Ogni altro paese ha inviato dei funzionari per soccorrere i connazionali feriti tranne l'Italia. - ha detto il sig. Riccardi - Non è arrivata neppure una telefonata di sostegno morale dall’Italia ».
Riccardi ha anzi lanciato un duro attacco indirizzato al Console italiano di Haiti, Giovanni De Matteis per un episodio che se dimostrato sarebbe gravissimo. «Riccardo Vitiello, figlio della signora Martino, ha avvisato il Console De Matteis che il passaporto della madre morta era andato perduto sotto le macerie. Il Console ha avuto la scandalosa audacia di dire a Riccardo di presentarsi l'indomani mattina presso il Consolato alle 7.30 con 4 foto della madre e di pagare 150 dollari in contanti!
Questo è il tipo di aiuto che l'Italia fornisce ai suoi cittadini? Può il Console Italiano fare questa richiesta ad un uomo che ha perso la madre e la casa e non ha più nulla? La realtà è che dovrebbero essere le istituzioni ad aiutare i propri concittadini». Il signor Riccardi si rivolge anche al Sottosegretario Guido Bertolaso che nei giorni scorsi si è recato sull’isola martoriata: «Ci hanno informato che il Capo della Protezione Civile sarebbe dovuto venire qui con degli aiuti umanitari , ma nessuno ha visto ancora niente. E' questo il sostegno? E' questo l'aiuto? Mio fratello Leone nei giorni scorsi ha visitato il presidio medico italiano per vedere che tipo di servizi venivano offerti. Non aveva bisogno di aiuto medico, ma di provviste di acqua, cibo e gas ma non ha ricevuto nulla. Sono stato sempre orgoglioso della mia patria ma in questo momento mi vergogno di essere italiano».
Ciò che è certa è l’amarezza che traspare dalle parole di Riccardi, un uomo distrutto che in questo momento ha perso tutto, compresa la fiducia nel prossimo : «Mi rendo conto che anche il Console ha subito delle perdite, ma qui tutti siamo stati colpiti da un immane disastro. - conclude - Nella sua veste di console il sig. deMatheis dovrebbe avere l'obbligo di aiutare la comunità italiana di Haiti. Il Sig. Bertolaso ultimamente si è permesso di criticare gli aiuti arrivati dagli Stati Uniti. Vorrei chiedere al Sottosegretario se chiedere 150 dollari per un passaporto in queste condizioni non sia patetico ed assurdo. Il sig. Vitiello ha dovuto chiedere i soldi in prestito perchè non ne aveva. Cerchiamo di lavorare per salvare delle vite e non di chiedere soldi ai connazionali colpiti da questo disastro».