Con il titolo “Berlusconi al Corriere: i sindaci del Formicoso rispettino lo Stato”, il quotidiano dell’Irpinia del 2 ottobre 2008 ha aperto il lungo e interessante servizio dedicato alla giornata della mobilitazione generale contro la realizzazione della megadiscarica sull’aprico altopiano. In questa particolare circostanza, il giornale fondato da Gianni Festa è stato acclamato come il quotidiano irpino che ha dato maggiore spazio alla triste e per molti aspetti tragi-comica storia, che dura da tanti anni, con alterne vicende. L’imponente manifestazione, a cui hanno partecipato circa 10.000 cittadini, si è svolta in assoluta tranquillità e sono stati anche avviati i carotaggi pacificamente. Vi è stato, quindi, sempre il rigoroso rispetto dello Stato e delle sue leggi da parte dei cittadini.
Il categorico invito del capo del governo è stato rivolto ai sindaci irpini, che da oltre tre mesi stanno rinnovando la lunga e tormentata battaglia, avviata oltre 14 anni fa,per difendere, democraticamente e pacificamente, il loro territorio dalla realizzazione di una megadiscarica per rifiuti urbani, speciali e tossici, valutata in due o più milioni di tonnellate.
Alla offensiva dichiarazione verso l’azione condotta da rappresentanti del Popolo, in modo pacifico e democratico, - e alla quale si potrebbe rispondere con una certa rabbia -, gli Irpini non vogliono esprimere indignazione. L’idea che essi hanno dello Stato e dei suoi rappresentanti istituzionali, impone loro di fermarsi. E me lo impongo anch’io, che sono figlio di questa Terra ed esponente di un’Associazione, dalla legge prevista e tutelata. Per converso, di fronte all’alto concetto che ho della nostra Costituzione e del Popolo che lotta civilmente per il riconoscimento dei propri diritti (e non per reclamare privilegi e negare i propri doveri), non posso non esprimere qualche pensiero sui Diritti inviolabili dei cittadini e sulla Democrazia.
La Costituzione attribuisce diritti e doveri a tutti i cittadini, qualunque sia la funzione esercitata e qualunque sia la loro appartenenza politica. Nel nostro quadro costituzionale ad essi spetta una serie di diritti ed incombe una serie di doveri, sanciti dalla Costituzione in diversi articoli che, oltre a quelli generali previsti negli articoli 2, 3 e 4, sono in particolare fissati nel titolo I (Rapporti civili), ai quali rinvio. Ai sindaci poi, - che rappresentano il Popolo, definito “sovrano”, e dal quale sono stati liberamente e democraticamente eletti, - spettano tutti i diritti riconosciuti ai singoli cittadini, ma ancora e di più i seguenti doveri, che sono altrettanti diritti per i cittadini che li hanno eletti: tutela della salute (art. 32), tutela del lavoro (art. 35) e dell’iniziativa economica (art.41), tutela della proprietà privata (art. 42). Ed i sindaci, quali mandatari eletti dai cittadini, hanno il dovere di svolgere le loro funzioni per tutelare, nella pienezza della loro sfera municipale, le anzidette materie. A parte, quindi, i doveri costituzionali che hanno verso la cittadinanza tutta, essi hanno l’obbligo di tutelare in via generale anche il “territorio” della Comunità, attraverso lo svolgimento di forme di tutela della salute collettiva, del lavoro, delle attività che lo qualificano (agricole, commerciali, ecc.), tra le quali assume rilievo, specie per i contadini, la libera e pacifica coltivazione della “terra dei loro Padri”.
Altri doveri ad essi incombono in via generale quali rappresentanti dello Stato nell’ambito della propria circoscrizione comunitaria. Oltre a quelli di tutela nei riguardi delle anzidette materie, ad essi incombe in particolare il dovere di tutelare “il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione”, e quindi del proprio Comune (art. 9 della Costituzione), nonché quello di far si che i cittadini possano “circolare liberamente”, “riunirsi pacificamente senz’armi”, “associarsi liberamente”, “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (articoli 16, 17, 18 e 21 della Costituzione). Ciò non sembra che si sia avverato con l’occupazione militare del Formicoso, in attuazione delle “leggi eccezionali” n. 90 e n. 123 del 2008, di discutibile legittimità costituzionale. Questi i diritti dei cittadini che i sindaci irpini hanno inteso tutelare con i loro doverosi interventi, nel riscontrare gli estremi della sopraffazione e della violenza verso i cittadini, - dei quali sono i legittimi rappresentanti democraticamente eletti, - ed il loro territorio, esercitate da altri altri organi dello Stato, ai quali non la Costituzione, ma una legislazione speciale, di discutibile fondamento costituzionale, ha attribuito una eccezionale estensione di poteri.
Ed ancor più assurda appare poi non solo la rilevante estensione dell’area da “espropriare” (salita da 6-7 ettari a 140 circa) ma soprattutto la privazione del diritto al “lavoro” di popolazioni che hanno raggiunto alti livelli di raccolta differenziata dei rifiuti urbani – impensabili in altri centri e soprattutto a Napoli -, per cui è loro sembrata una sopraffazione ed una violenza l’occupazione “manu militare” del loro territorio. Per centinaia e forse migliaia di contadini altirpini la “terra” costituisce l’unica fonte di vita, non solo come concreto mezzo di sostentamento, ma anche e soprattutto come “impegno” quotidiano in un’attività che è alla base della vita di ogni essere umano. Il “lavoro”, nel suo più ampio ed alto significato, anche ideale, spirituale, è l’espressione completa della loro personalità. La “terra” consente loro di condurre un’esistenza impegnata nel lavoro (che è per essi sacro e inviolabile) del proprio fondo, a cui sono anche attaccati sentimentalmente. Essi hanno lavorato e lavorano il loro pezzetto di terra con amore, con gioia, perché è stato il più delle volte conquistato dai loro genitori o dai loro nonni, attraverso le quotizzazioni o il duro lavoro all’estero, nella diaspora oltreoceano (tra Ottocento e Novecento). Ed è questo legame affettivo e spirituale che connota la strenua difesa della loro proprietà, e che costituisce motivo fondamentale di esistenza. E’, quindi, per questa necessità di sopravvivenza che si battono i cittadini di Andretta e dell’Alta Irpinia, e con loro anche i sindaci, che li rappresentano per mandato popolare, i quali lottano con manifestazioni pacifiche, anche se esprimono rabbia e dolore per la patita sopraffazione e contestano l’azione di taluni organi di governo, i quali ignorano per cattiva informazione o per disinfomazione il vero loro stato di disagio e la situazione reale del territorio incompatibile con una megadiscarica per vari motivi (abitativi, ambientali, paesaggistici, archeologici, idrogeologici, ornitologici, sismici, ecc.). Le falde acquifere del Formicoso, inoltre, forniscono acqua alla Puglia, per ora solo per irrigazione ma quanto prima anche per usi potabili.
L’occupazione delle “loro terre” attraverso la recinzione con il filo spinato è per i contadini dell’Alta Irpinia un attacco alla Democrazia e alla loro dignità umana, costituendo essa espressione di “lager” e traumatica separazione oltre che una palese ingiustizia. Non si è in “stato di guerra” contro nemici esterni, né in “stato di guerra civile” contro la criminalità organizzata, come recentemente ha dichiarato il ministro dell’Interno. I cittadini non vogliono, perciò, essere trattati come “schiavi” o sudditi di antichi baroni, dello Stato poliziesco borbonico o piemontese (che ha applicato la legge Pica in modo disumano e sanguinario anche contro cittadini inermi oltre che contro i briganti). Ad essi non sembra possibile che uno Stato di diritto e democratico possa negare loro diritti costituzionalmente garantiti e tutelati, e perciò sacri ed inviolabili anche da parte dello Stato. E non sopportano di essere trattati peggio dei criminali, sottoponendoli allo “stato di assedio” ed impedendo loro di vivere serenamente in casa propria, con possibili attentati alla loro salute ove venisse realizzata la megadiscarica in dispregio di presenze ostative naturali (faglie acquifere, falda sismica, reperti archeologici, ecc.).
La Costituzione – essi affermano - attribuisce diritti e doveri uguali a ciascun cittadino ed alle Istituzioni tutte, compreso lo Stato, che deve farli rispettare e rispettarli esso stesso. Questi sono valori fondanti e fondamentali che non possono essere violati da alcuno, tanto dai cittadini quanto dagli organi dello Stato, qualunque sia il livello istituzionale ed il ruolo.
Il “filo spinato”, i “manganelli”, l’intervento in assetto “antisommossa” delle “Forze dell’ordine”
richiamano tristi vicende, che si vuol vedere solo nei films, ma non nella realtà e soprattutto non si vogliono vedere manganelli, talvolta minacciosi, nelle mani di cittadini di fronte ad altri cittadini disarmati ed inermi, in occasione di pacifiche manifestazioni. I cittadini irpini chiedono che lo Stato rispetti anche i loro diritti e, quindi, che: sia rimosso il filo spinato, che è terrorizzante e traumatico; siano valutate attentamente le loro ragioni e sia difeso il loro diritto-dovere di raccogliere e scaricare nel loro sversatoio solo i rifiuti provinciali, solo cioè quelli che essi producono, e che corrispondono approssimativamente ad un ventesimo di quelli regionali, e di Napoli in particolare. Il principio fisico che ad ogni azione corrisponde una reazione dovrebbe essere tenuta presente da tutti gli uomini di buona volontà. I contadini irpini non gradiscono filo spinato e manganelli sul proprio territorio, né provocazioni.
Essi vogliono solo “giustizia” e perequazione di carichi nello smaltimento dei rifiuti urbani che non siano pericolosi per la salute. L’ampiezza dell’area sottoposta ad esproprio (per ora oltre ettari 60) e la possibilità di estensione a 140 ettari generano allarme, preoccupazione per la salute, dubbi e riserve sugli obiettivi reali che si vogliono perseguire: discarica regionale o nazionale, rifiuti urbani soltanto o anche speciali o comunque pericolosi (tossici, radioattivi, ecc.), presenza di infiltrazioni camorristiche, ecc. ? Gl Irpini vogliono capire che cosa ci sia sotto talune voci che circolano. E chiedono che la struttura Commissariale fornisca qualche spiegazione a tutti, con lealtà e verità, con chiarezza ed argomenti semplici e convincenti. E chiedono anche che venga affidato lo studio di tutte le problematiche a un collegio di esperti professionali del mondo scientifico internazionale, che possano liberamente esaminare la complessa questione ed altrettanto liberamente esprimerla alle Comunità dell’Irpinia e della Campania, in modo che tutti, soprattutto il Popolo, possano capire e ciascuno possa assumersi le proprie responsabilità attuali e future. C’è qui in gioco non solo la salute della nostra generazione ma anche di quelle future e la vita della Democrazia.
*presidente della Pro Loco Andretta |