Venerd́ 3 Settembre 2010

L’accusa: «Acs statico e presuntuoso»

Una nuova fase che si apre con una ‘novità’: la condivisione generale della gestione pubblica dell’acqua. La nomina del presidente Francesco D’Ercole e del Cda dell’Alto Calore Servizi aprono una nuova fase per la gestione della risorsa idrica. Un capitolo di cui, in apertura, si ritiene soddisfatto il sindaco di Summonte Pasquale Giuditta che, dopo due anni di scontri e fibrillazioni, reputa nata sotto buoni auspici la nuova epoca dell’ente di Corso Europa.
«Già in fase assembleare - ha commentato - dopo due anni di duro scontro e mancanza di dialogo, si è arrivati a far prevalere sia nel centrodestra che con il Pd il dato strategico della politica delle acque». Una volontà testimoniata in primis, secondo Giuditta, dal ruolo «di responsabilità» assunto dal Partito Democratico sia per quanto riguarda chi ha deciso di «svolgere in modo serio il ruolo di opposizione», sia in merito a chi ha votato il Cda insieme al centrodestra «dando un chiaro segnale di apertura e serietà». E non è meno lusinghiero il giudizio espresso dal sindaco di Summonte sul neo presidente e il consiglio d’amministrazione: «C’è stata una forte indicazione su D’Ercole da parte di Cosimo Sibilia e del Pdl in quanto rappresenta una personalità politica di nota esperienza, in grado di guidare l’ente. Per quanto riguarda l’Udc i conflitti di cui si è tanto parlato sono frutto più che altro di una strumentalizzazione. Lo scudocrociato ha manifestato, contrariamente a quanto detto, una condivisione responsabile. Ora, però, si apre una nuova fase in cui è necessario l’apporto di tutti». Le priorità assolute, infatti, restano quelle di garantire la gestione pubblica e traghettare l’Acs verso l’affidamento del servizio idrico integrato; tutto il resto è consequenziale e va inquadrato in una strategia prestabilita. «In passato - ha continuato Giuditta - l’Acs era ingessato su determinate posizioni ed ha pagato lo scotto di un atteggiamento statico e presuntuoso nella sua volontà di rivestire un ruolo autonomo rispetto alle dinamiche circostanti. Oggi invece occorre dare maggiore credito all’evoluzione normativa, arrivare a conquistare l’affidamento in house e recuperare posizioni che garantiscano alla società la leadership nel settore».
Per questo la formula dell’ex presidente dell’Ato richiama ad una strategia di ampliamento: recuperare i paesi in economia diretta, ossia quelli non coperti dalla gestione Acs e, di conseguenza, allargare i propri confini gestionali. Il tutto anche per sventare un rischio non propriamente remoto: la mancanza di finanziamenti. «Se non raggiungiamo l’affidamento e non allarghiamo i nostri orizzonti, il pericolo della mancanza di fondi diventa reale e le conseguenze oltremodo dannose. Tanto per cominciare, infatti, diventerebbe impossibile l’ammodernamento delle reti, problema di non poco conto visto che si registrano perdite di acqua di circa il 50%. Le dirette conseguenze sarebbero la mancanza di un risparmio, sia economico che energetico, e il rischio frane e smottamenti. Senza tralasciare, poi, il problema della depurazione che, in molti casi, è addirittura finta».
Dunque, sono chiare le sfide su cui il centrodestra andrà a misurarsi, imprese ardue ma che, stando alle premesse, non ammettono sconfitte. Tanto che è in fase di pianificazione un calendario di incontri che partiranno all’inizio del mese di settembre e vedranno protagonisti non solo i partiti ma tutti i sindaci e gli amministratori che saranno chiamati ad interagire e confrontarsi sulla problematica acqua. Non solo. A questo punto, per l’Acs, è d’obbligo l’approvazione del bilancio e, secondo Giuditta, non va sottovalutato il necessario adeguamento dell’operato dell’ente alla normativa europea, strumento in grado di portare la gestione idrica irpina al passo dei paesi maggiormente avanzati in tema di politiche idriche e ambientali.

Redazione politica
 





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