Si fa sempre più serrata la corsa in direzione palazzo Santa Lucia. Incontri e riunioni si susseguono in maniera frenetica, così come le dichiarazioni e i chiarimenti in merito ai programmi. E’ intervenuto a tutto campo il sindaco di Altavilla, candidato per l’Unione di Centro, l’avv. Alberico Villani.
Avvocato, cosa l’ha spinta a scendere in campo in questa contesa elettorale?
«Senza dubbio, a spingermi lungo questa strada, è stata una necessità: quella di trovare delle soluzioni, concrete, reali ai problemi del nostro territorio. Veda, il mio impegno istituzionale ad Altavilla, mi ha dato modo di verificare che è proprio la Regione l’ente dal quale possono e devono arrivare le maggiori risposte, per cui è evidente che è da lì che bisogna ripartire».
Si parla tanto di rinnovamento e di uomini nuovi, perché ritiene che Stefano Caldoro possa rappresentare tali caratteristiche?
Stefano Caldoro non nasce certo dal nulla. E’ il frutto di una scelta ampia e condivisa operata non da un solo partito, bensì da una intera coalizione. A questo, poi, si aggiunge l’aspetto personale: una persona valida e capace che saprà rappresentare gli obiettivi che la coalizione si prefigge».
Fino ad un paio di mesi fa il centrodestra sembrava essere destinato a vincere la partita senza nemmeno sudare. De Luca, però, sta guadagnando terreno...
«Non credo affatto che la partita sia riaperta e nemmeno che si possa riaprire in alcun modo. Enzo De Luca è stato rispolverato dopo essere stati messo da parte dal partito e dalla coalizione, per cui è evidente che non avrà da questi un appoggio pieno. Detto questo, dico anche che è una persona sicuramente capace, ma che rappresenta uno schieramento che fino ad oggi ha dato prova di malgoverno, gestendo malissimo la Regione Campania. E’ qui che sorge la negatività più forte. Al di là del candidato presidente, la gente vuole voltare pagina rispetto ad una coalizione».
Qualora dovesse essere eletto in Consiglio regionale, quale sarebbe la sua priorità?
«Innanzitutto credo sia necessario velocizzare le procedure amministrative per fare in modo di avvicinare la Regione alle province(nello specifico a quella di Avellino) e agli enti locali. Per altro, le assicuro, che basterebbero davvero pochi accorgimenti per attenere questo risultato.
Poi, naturalmente, c’è il discorso occupazionale, quello delle infrastrutture, con riferimento, ad esempio, ai tantissimi assi stradali che, progettati da anni, attendono di vedere la luce. E non dimentichiamo il problema dell’ambiente e dei rifiuti. Veda, ad Altavilla non abbiamo mai avuto problemi in questo senso perché abbiamo deciso di non aderire al Cosmari, che a mio avviso è un carrozzone totalmente inutile, e di provvedere in proprio».
Si parla tanto di zone interne e dei problemi che vivono anche a causa del “napolicentrismo”. Da dove si dovrebbe partire per dare centralità, nel contesto regionale, all’Irpinia?
«Io credo che si debba partire in primo luogo da un problema di metodo. Bisogna mettere da parte il politichese, parlando di meno, e iniziando a fare qualcosa di concreto. In passato la nostra provincia aveva delle guide politiche alte, che sono riuscite a porre l’Irpinia al centro non solo della Regione, ma del Mezzogiorno. Tuttavia, ad un certo punto, a causa degli impegni istituzionali assunti, hanno dovuto iniziare ad interessarsi di problematiche nazionali. Oggi, invece, tornando alla Regione si potranno ottenere grandi risultati per la provincia».
Prima ha accennato alle problematiche del lavoro, ma al di là delle tante promesse che specie in questi periodi vengono fatte agli operai, come crede si possa affrontare il problema?
«Inizio col dire che le sempre più frequenti passerelle dei politici davanti allo stabilimento della Fma, giusto per citare una delle aziende che vivono una condizione di crisi in questa provincia, sono da stigmatizzare in ogni modo perché non fanno altro che rappresentare esempi di opportunismo spicciolo. Quello che in realtà serve è un raccordo tra livelli istituzionali. La Provincia di Avellino è guidata dal centrodestra, così come il governo nazionale. Aggiungendo il tassello regionale si potrà mettere in campo un impegno realmente adeguato alla risoluzione di questi problemi. Anche qui si pone una questione di metodo che si affronta mettendo da parte l’affarismo della politica».
In conclusione, la campagna elettorale entra nel vivo, cosa intende dire agli elettori?
«Voglio approfittare di questa occasione per invitare quanti mi hanno conosciuto personalmente, sul lavoro, a darmi in politica la stessa fiducia che mi danno dal punto di vista professionale, mentre per chi non mi conosce, spero che il mio impegno professionale possa rappresentare un buon biglietto da visita». |