Marted́ 7 Settembre 2010

Esercito e filo spinato Il Formicoso strappato nella notte all’Irpinia

“Io ti amo mia terra, mia povera terra, il mio cuore è fatto del tuo cuore e non v’è giorno ch’io non pensi a te, ai luoghi delle mie prime gioie ed anche dei miei primi dolori”.
Sono le parole di Pasquale Stiso, uomo politico di spessore, scrittore e poeta acuto di Andretta, tratte da “Terra di Alta Irpinia” che mi hanno tormentato l’anima nel momento in cui i soldati stendevano il filo spinato sul Formicoso dopo avere preso possesso del territorio indicato per la costruzione della discarica. L’altopiano dalla terra bruna che racconta il sudore e le lotte contadine, da oggi rimarrà mutilato per sempre. Le forze dell’ordine e i soldati su mandato del governo Berlusconi hanno umiliato istituzioni e comunità. Il Formicoso è militarizzato, la democrazia compie un pericoloso passo indietro anche in provincia di Avellino. Tocchiamo con mano e con grande peso sui nostri destini l’arroganza di un regime che pur di mantenere l’immagine pulita di una città ancora sporca, spezza le speranze del popolo altirpino.
Ci sono momenti in cui si vive una condizione quasi sospesa attendendo un evento che potrebbe cambiare il corso della storia. Quello che si è consumato a Pero Spaccone ad Andretta è l’evento. Un avvenimento che si è protratto per quindici anni. E’ stato come avere un coltello puntato al cuore. Si resta nell’attesa di ricevere il colpo mortale, si tira il fiato, magari si spera che tutto possa finire, poi all’improvviso ecco l’affondo. La lama fredda ti toglie la vita.
In tutte queste ore abbiamo vissuto come in una roulette russa. Tutto è iniziato nella serata di domenica. Prima l’assemblea a Bisaccia, poi di corsa a quella di Andretta. Due comunità che vivono ormai in osmosi. Vecchi e nuovi modi per impedire l’accesso alla zona scelta per consumare uno dei più grandi disastri ambientali e sociali. Nel centro anziani di Bisaccia molti a prendere la parola. Pur nelle differenti sfumature il coro è unanime: non si passa a Pero Spaccone. Si organizzano le ronde, la macchina con i megafoni. Si rivedono vecchi volti di precedenti battaglie a difesa del Formicoso. Andretta risponde nella stessa maniera. Il sindaco e la sua comunità stretti nel centro sociale sono pronti a mettere in campo tutto il possibile per dire no alla megadiscarica. Intanto si è fatta notte. Arrivo in macchina a dare una mano al presidio. C’è un grande falò. Più che riscaldarti dal freddo ti riscalda il cuore. I minuti passano lenti come lenta è l’attesa con lo sguardo rivolto ai tornanti della Toppa di Bisaccia. Ogni volta che volgi lo sguardo ti aspetti di vedere un rosario di lampeggianti. Per ora nulla all’orizzonte se non il brillare dei tanti paesi vicini. Contadini e giovani si raccontano ma è tardi si torna tutti a casa, tranne chi si è offerto per fare da sentinella. E’ passata la mezzanotte e il Formicoso sembra riaddormentarsi nel suo profondo sonno secolare, ma tempo due ore, piomberà in uno degli incubi più profondi. Alle due e mezza ecco la voce metallica degli altoparlanti richiamare alla lotta. Il sospetto è diventato realtà. C’è stata una brusca accelerata, Bertolaso ha deciso di agire prima del 2 ottobre, data ormai ritenuta attendibile per i carotaggi anche perché nella giornata di domani ci doveva essere l’incontro tra i tecnici del Commissariato Rifiuti e i periti di parte del Comune di Andretta. Il governo ha colpito alle spalle i sindaci. Si accavallano le telefonate. Le notizie non sono buone. Le ronde sull’autostrada hanno avvistato una colonna di mezzi militari e delle forze dell’ordine all’altezza di Avellino est. La gente si raduna sullo stesso posto dove tutte le volte si è formato il cordone umano per opporsi alla carica. Il freddo aumenta la tensione e l’attesa ci fa parlare molto, quasi un modo per darsi coraggio. I volti tesi degli amministratori di Bisaccia e Andretta fanno capire che l’imboscata è riuscita. Nessuno arriva. Soltanto gente alla spicciolata e sotto l’albeggiare si riconoscono le assenze. Poi all’improvviso quella lama di pugnale inizia ad affondare nel cuore dei presenti. Sono le 4 di mattina ed ecco arrivare le forze dell’ordine e l’esercito. In tutto una sessantina di mezzi pesanti a cui si aggiungono macchine e blindati. Gli unici sindaci presenti, Angelo Antonio Caruso e Marcello Arminio richiamano tutti i consiglieri. Si apre la seduta congiunta dell’assise comunale. Per un attimo incrocio Franco Arminio e le nostre espressioni ci trasmettono un grande pessimismo. Intravedo don Giuseppe il giovane parroco di Andretta. Che carattere. In mezzo alla gente a pochi metri dalla polizia. E’ un giovane che fa ben sperare non solo per salvare le anime ma soprattutto per ricostruire una comunità. Non bisogna cedere. Mi attacco al telefonino e cerco di contattare i colleghi della stampa, ma anche tanti amici e riferimenti politici.
Qualcuno risponde, forse mi maledirà per averlo sbrandato all’alba ma spero capirà l’importanza del momento. Le forze dell’ordine non hanno perso tempo. Hanno indossato tutto l’equipaggiamento antisommossa. Forse pensano di essere a Chiaiano. Ma qui non bruciamo pullman e non assaliamo agenti. I nostri padri ci hanno insegnato il rispetto delle persone e lo dimostrano anche i tanti giovani che sono sul Formicoso e controllano tutta la loro rabbia. Tempo un’ora ed ecco la seconda ondata. Ancora lampeggianti, ancora celere, ancora paura. Quella lama inizia ancora a penetrare nel cuore di ognuno di noi. Si è fatto giorno e tutti aspettiamo soltanto la carica. I sindaci cercano di mediare, intanto è arrivato anche il sindaco di Guardia Lombardi. La mediazione è necessaria. Troppe le forze dell’ordine rispetto alla gente presente. Se ci fosse lo scontro sarebbe un massacro. Ed ecco allora una debole resistenza che spegne ogni speranza. Il tavolo del consiglio si apre e lascia transitare la colonna di mezzi che passa in mezzo ad ali di folla. Si avverte la sconfitta ma la speranza non può e non deve morire. Mi avvio a Pero Spaccone in compagnia di zia Rosa, l’anziana proprietaria del terreno dove sorgerà la discarica. Ha voluto accompagnare i militari a prendere possesso della sua terra. E’ gente d’irpinia, dignitosa e orgogliosa. Mi feriscono le sue lacrime ma lei non si ferma è temprata dalla vita, dal sacrificio, dal lavori nei campi. Eccoci sul sito, il filo spinato chiude le speranze e il coltello è affondato nei nostri cuori.

Redazione Provincia
 





sondaggi
_
_ entra
_
_

sondaggi
_
_ entra
_
_




forum
_
_
_



© 2002 - Conceptual design