Qui Andretta, qui Formicoso. Qui Irpinia: pure va bene. Molta, non tutta. Abbastanza, però. Prove di unità, la prima, è riuscita, se questo significato si voleva dare alla marcia di ieri mattina. Se poi si voleva lanciare la cultura del distretto che vuole crescere, con l’energia eolica, pure questo lo avranno notato, i tanti che si sono fatti piccoli piccoli sotto i giganti eolici, dentro la selva dalle braccia lunghe che tagliano ritmicamente il vento. Se si voleva dare un senso di civiltà, di altissima forza numerica ma di elevato spessore intellettuale, pure questo la manifestazione l’ha consegnata. Che cosa accadrà nei prossimi giorni, non è dato sapere nei particolari. Perché l’obiettivo tra tutti, e cioé smilitarizzare il sito, non è facile da raggiungere.
Si sa per certo che i sindaci, che stanno tenendo testa ad una vertenza durissima con il Governo per evitare la realizzazione della discarica, potrebbero avere in serbo altre iniziative, insieme con il comitato “Nessuno tocchi il Formicoso”.
Lunga, lunghissima, la marcia della speranza al sole e al vento. Un serpentone colorato, non chiassoso. Quasi silenzioso, rotto solo dalla voce già rauca in mattinata di Franco Arminio, il maestro elementare-scrittore-paesologo che chiama nel megafono a raccolta mentre i pullman e le auto raggiungono dai vari punti permessi il Formicoso. Il senso dell’impedimento lo si avverte appena si arriva ad Andretta e si prende direzione Pero Spaccone, il sito transennato dal filo spinato e presidiato da un centinaio di uomini dell’esercito. La prima auto della polizia messa di traverso ricorda che il Questore di Avellino ha impedito di calcare la strada provinciale 180. Il serpentone si muove comunque. Si snoda da altra parte, dalla casa cantoniera di Bisaccia, passa davanti a quella di Andretta. Avanza, si ferma, prende le mosse quando tutti trovano il ritmo e la tecnica per poter entrare in questa folla stimata dalla polizia tra i settemila. Arrotondando, aspettando i ritardatari, potremmo arrivare a diecimila. Di fatto, una risposta forte. Chiedono l’unità di intenti, qui dal Formicoso. Chiedono che l’Irpinia sia presente. Lo è, dicevamo. Ma poca, rispetto a quello che poteva essere, mormorano i più critici. Doveva essere un grande sciopero generale, senti dire tra la folla. Di quelli che ti chiudono anche l’acqua nelle case. Anche l’Alto Calore doveva incrociare le braccia, anche i parlamentari del centrodestra dovevano stare qua, anche da tante altre parti dovevano essere manifestate contemporaneamente forme di protesta alla logica della discarica. Qui sul Formicoso dovrebbe sorgere una tra le più grandi delle dieci del decreto convertito in legge. Umori così attraversano a zig-zag il serpentone umano, passano dentro la sensibilità di piccoli e grandi, di una donna raffinata, stampella per aiutarsi a raggiungere la meta, lacrime agli occhi per dire che questa è ingiustizia grande, per lei che ha sposato un andrettese ma che è di Avellino, e che questi luoghi ama più della sua vita. Il Formicoso ha preso pure lei. L’ha rapita, se ne è innamorata. 
Combatterono gli uomini che queste terre le hanno difese con la propria vita. La racconta alla testa del corteo, cantantandola, questa storia, il menestrello Roberto Marano. Quella gente che ha preso “e taccarate”. O, se volete, «Ommo se nasce, brigante se more. E si morimmo, lanciate no fiore e ‘na bestemmia pe’ sta libertà». Lucky è nervoso. Scalpita. E’ uno dei cinque-sei cavalli alla testa della manifestazione, montati dai fantini dell’associazione equestre Irpinia d’Oriente intercomunale. Proprio qui sul Formicoso si svolgono gare a livello regionale. Uno dei mattatori è l’assessore bisaccese Francesco Tartaglia, che pensa però al dramma del futuro altirpino, all’appuntamento del sette con l’assessore regionale Cozzolino e della firma che dovrebbero apporre ventuno sindaci del distretto energetico. Suona quasi come una beffa anche la realizzazione della sottostazione, proprio dove sta passando il corteo. Servirà a interconnettere l’energia che dalle pale eoliche si trasferisce sulla rete da 150mila volt intersecandosi con quella da 380mila. «Autostrada per l’energia», la chiama felicemente Tartaglia. Ma si sta marciando per altro. E di fronte sono schierati gli agenti in assetto antisommossa. Quello è il punto in cui bisogna fermarsi. Il vicequestore Olindo Furno, il capo della Mobile Pasquale Picone guidano le operazioni. Una delegazione di manifestanti chiede di parlare. Mediano Marcello Arminio e Angelo Antonio Caruso, sindaci di Bisaccia e Andretta, e Franco Arminio per il comitato “Nessuno tocchi il Formicoso”.
Dopo qualche tensione, si ottiene il lasciapassare per poter accedere nello slargo, ma a distanza dall’area transennata con il filo spinato. Qualche altro momento di allarme non manca. C’è chi cerca di avanzare oltre il confine stabilito. Cessato allarme. La manifestazione riprende, con il comizio dal camioncino piazzato più avanti. E sopra le zolle che si stanno difendendo. Porta la sua testimonianza da Ariano Anselmo La Manna. Gli è stato difficile essere qua, perché ha dovuto spiegare agli arianesi le ragioni, gli stessi che si sentono offesi, traditi, che conoscono dieci anni di Difesa Grande ed ora la convivenza con la discarica a Savignano. Non gli è invece difficile dire che le responsabilità, quelle, pesano come macigni, sulla lunga storia dei rifiuti in Irpinia. E’ dunque una questione provinciale, che va oltre i confini di Ariano e dell’arianese. Per questo La Manna ha scelto di marciare. Come lo ha fatto don Vitaliano Della Sala, e come hanno deciso il sindaco di Avellino e quello di Mercogliano. Il generale Nicola Di Guglielmo conosce ogni zolla di questa terra. Con il periodico l’Eco di Andretta ha prodotto un lavoro che affonda nella storia ultradecennale del Formicoso assediato dalla continua minaccia della discarica. Testimonia e ribadisce il suo convinto no. Andrà avanti nel suo impegno, come stanno facendo i bambini, le loro madri, gli anziani, i giovani, tantissimi, e come fa l’arcivescovo Alfano, in prima fila, accanto ai sindaci. Marcia lungo la strada, sale sul palco e parla alla gente, stringe la mano a tutti. Traccia la linea della sua diocesi, circondato da religiosi come don Antonio Tenore e Giuseppe Cestone, da poco parroco ad Andretta ma già fortemente calato nella società e nei suoi problemi. Una sorta di barricadero con stile. Il corteo si scioglie, ma in duecento ieri si contavano di nuovo, nottetempo, sul Formicoso. Non sono manifestanti. Non intendono forzare il campo dove stazionano i militari.
A capo del gruppo c’è l’arcivescovo Alfano. Celebra messa sotto la tenda della pace e della resistenza, del confronto pacifico e della meditazione. Il contatto con Dio, anche questo è il Formicoso, è certamente più facile. Monsignor Alfano celebra messa. Fuori arrivano altri agenti di polizia. E allora il freddo diventa ancora più freddo.
Per la sottoscrizione al Manifesto comunicate
la vostra adesione alla redazione del Corriere:
tel: 0825792424 Fax: 0825792440
mail: provincia@corriereirpinia.it