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| Capossela: è un sopruso, una scelta scellerata Questo è il furto della terra |
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ANDRETTA- «Vieni che fai da cassa di risonanza», gli ha detto una donna. E Vinicio Capossela ha preso l’aereo e da Milano è venuto qui a casa sua, mezzosangue com’è, per parte di madre e di padre, divisi-uniti tra Andretta e Calitri. E’ tornato, Vinicio che è il simbolo romantico del Formicoso, che dal Formicoso tira fuori l’ispirazione per cantare le sue storie e musicarle secondo i ritmi della tradizione musicale dell’Irpinia d’Oriente. E che per il Formicoso sale sul palco, questa volta allestito al volo, sul camioncino dei comizi sul pianoro dove già si voleva realizzare una prima discarica. Progetto sfumato, allora. Allora, Vinicio sa di essere “cassa di risonanza” e se ne dispiace. Perchè quelle migliaia di persone accalcate lì davanti, e che sono arrivate da ogni parte, specie dall’Alta Irpinia, “non fanno notizia”. Lui fa notizia. La gente che protesta per la discarica no. E mentre parla c’è chi la tira fuori la notizia, e ottiene di essere pubblicato dalle agenzie giornalistiche nazionali. Un ragazzo di Bisaccia sale sul campanile e minaccia di buttarsi giù. La notizia passerà. Questa della marcia, due righi. Stavolta anche quella di Capossela, però, non farà tanto il giro delle agenzie. Il circo mediatico stavolta non ha fatto megafono. Ma Capossela, sorriso sempre a portata di mano, tira fuori con delicatezza le sue armi, quelle che vengono dal cuore. Si guarda intorno, avanti, forte della maglietta rossa “Nessuno tocchi il Formicoso”, prende il microfono e parla. Tanti davanti a lui, assenti gli interlocutori. E’ l’altra nota dolente che consegna l’artista reduce dal bel successo del diciotto agosto, e dal concerto, lui e gli altri gruppi musicali, sempre qui. Allora, il Formicoso non era stato ancora requisito. Mancano gli interlocutori, dice allora nel suo intervento, se si fa eccezione delle pale eoliche. Bella contraddizione, continua. Ti portano in Europa, con il loro carico di energia. Ti conducono dritto al progresso, al concetto di energia pulita. Ti aprono le porte a infinite altre possibilità di sviluppo. E poi arriva un giorno un decreto legge che seppellisce questo territorio. Evoca la magia di questa terra, del Formicoso, al quale dice di essere legato da “radici profonde”. Sono quelle della nascita, dei riti, della tradizione, della familiarità, del canto antico, della messa la domenica mattina e dello sguardo amorevole della madre. Sono le cene tra gli amici e la condivisione dei ritmi e delle ballate al chiar di luna. Sono le serenate tra le antiche viuzze di Andretta, all’agguato della dolce fanciulla da rapire. Scorrono queste immagini dentro la mente di Vinicio Capossela, passano per la mente di chi ha vissuto fortemente quelle emozioni. Ma la magia si interrompe. C’è da fare i conti con la realtà. Allora. Il comizio. A rischio la salute, torna Vinicio a dire la sua sulla contaminazione che si vuole fare di questo posto incantato, e vigliaccamente circondato da filo spinato. E’ un sopruso, è una scelta scellerata. Questa storia è il rifiuto della militarizzazione. Un concetto aberrante: ci puoi fare quel che vuoi, con questa politica. Si può mettere qualsiasi cosa, in un territorio. E’ sulla gestione dei rifiuti che vanno fatti i passi giusti, indirizza Capossela. E’ sulla giusta linea che dovrebbe dare l’informazione, non quella che fa parlare Chiaiano quando incendia i cassonetti e non il Formicoso quando riesce a radunare fino a diecimila persone e a farle manifestare pacificamente. «Questo è il furto della terra». Prova «rabbia e impotenza», Capossela, dirà anche ai cronisti con i quali scambia qualche battuta. Così come non ci si può ridurre a dover accettare «per bellissima novella quando Berlusconi annuncia del quinto inceneritore. Disarmante».
Ivana Picariello |
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Redazione
Provincia
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