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AVELLINO
- La scomparsa di Adriano Lombardi ha colto
di sorpresa tutta la provincia di Avellino.
Se il calcio è uno dei pochissimi
eventi pubblici in grado di emozionare un
pubblico vastissimo ed eterogeneo, il "Rosso
di Ponsacco" ha commosso e ha unito
nel dolore, politici, allenatori, calciatori,
gente comune. Una fila infinita, ieri, era
stipata sotto l'abitazione del capitano
biancoverde: tutti in silenzio, aspettando
il proprio turno, per salutare e stringersi
al dolore della moglie e dei cinque figli
di Adriano Lombardi. Ad accogliere tutti,
c'era Luciana Speranza che è rimasta
al fianco del marito in tutti questi sette
terribili anni di sofferenza ma anche di
grandi emozioni. «Adriano ha rappresentato
qualcosa di unico per Avellino e per tutta
la provincia. Ne ho avuto la dimostrazione
oggi (ieri per chi legge, ndr) con l'incredibile
via vai di persone che è venuto a
salutarci e a confortarci. Adesso, dobbiamo
fare l'impossibile, affinchè la sua
voce non sia dimenticata. C'è bisogno
della forza di tutti per non isolare ciò
in cui credeva. Aveva fiducia nella ricerca
ed era convinto che prima o poi si sarebbe
trovata la cura per la sua malattia».
Lombardi, un esempio per la sua generazione
ma anche per tanti giovani che si affacciano
al mondo del calcio: «L'insegnamento
più grande ai giovani lo ha lasciato
grazie all'esempio: la sua onestà
e la sua grande serietà lo hanno
guidato sempre, nel corso della vita. Purtroppo
non è stato fortunato, a causa di
questa terribile malattia e anche nel mondo
calcistico non ha avuto quello che, probabilmente,
si meritava». L'affetto delle persone
ha commosso la signora Luciana: «Sento
la vicinanza delle persone e di qualcuno
che non ha avuto il coraggio di venire a
trovare mio marito durante la malattia:
non era semplice per nessuno, perchè
il suo stato fisico dava una sensazione
di disagio, ma Adriano ha sempre sentito
il calore di tutti i suoi amici».
CARULLO
- Mescolato alla folla di visitatori anche
il vicesindaco di Mercogliano, Massimiliano
Carullo: «Ci eravamo sentiti l'ultima
volta in occasione del passaggio in città
del Giro di Italia. Lui era un uomo di sport
che ha sempre fatto parte della mia vita.
Io e i miei coetanei abbiamo visto nella
sua figura un esempio da seguire nella vita
e all'indomani del terremoto, Lombardi è
diventato un vero e proprio punto di riferimento
per un'intera provincia».
MARINO: Molto commosso anche il ricordo
di Pierpaolo Marino, attuale direttore sportivo
del Napoli e presidente di quell'Avellino
che esonerò Sonetti e chiamò
proprio Lombardi sulla panchina biancoverde.
«Avverto una sensazione di tristezza
immensa e di dolore per la perdita di un
grande calciatore, un grande amico e un
uomo straordinario. L'unica cosa positiva
di questa vicenda è che Adriano ha
smesso di soffrire. Gli amici comuni, infatti,
mi riferivano di dolori e sofferenze allucinanti
alle quali era sottoposto quotidianamente.
Resterà per sempre un simbolo incancellabile
di Avellino e dell'Avellino che centrò
la prima e storica promozione in serie A.
Lo posso definire, senza ombra di dubbio,
il Rivera dell'Avellino: era in grado, infatti,
di lasciare il suo segno sia in campo che
nella vita quotidiana». Marino ha
avuto la possibilità di trascorrere
esperienze dirette e professionali con Lombardi:
«Ricordo la sua grandissima umiltà.
Pur avendo delle doti tecniche fuori dal
comune era una persona umana che amava il
contatto sociale e che faceva visita regolarmente
agli studenti delle scuole dei paesi. Ricordo
un giorno, quando facevo il giornalista,
lo invitai nella mia trasmissione: accettò
immediatamente, mettendosi subito a disposizione.
Purtroppo, dal punto di vista tecnico non
ha mai avuto l'occasione di giocare in una
grande squadra di calcio: se avesse calcato
palcoscenici internazionali avrebbe lasciato
sicuramente il segno». Un ultimo ricordo
al periodo in cui era presidente dell'Avellino:
«Ricordo che lo chiamai per sostituire
Sonetti: fece un grandissimo campionato
senza far rimpiangere assolutamente il collega
sostituito».
DI SOMMA - Infine, il ricordo di un compagno
di tante battaglie: quel Di Somma, oggi
apprezzato allenatore. «Abbiamo perso
un uomo straordinario. E' triste vivere
questo momento, perchè ho perso un
grande amico e un compagno di tante avventure.
Adriano è stato, però, anche
un bravo allenatore. Conservò tantissimi
bei ricordi legati alla nostra avventura
biancoverde: abitavamo vicini, entrambi
con le proprie famiglie e ci sentivamo spesso.
Ma lui aveva buoni rapporti davvero con
tutti. La sua scomparsa si unisce, tra l'altro,
a quella di Tagliaferri, altro grande campione
e amico di tante battaglie».
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