Giovedì 9 Settembre 2010

Addio capitano coraggioso

AVELLINO - La scomparsa di Adriano Lombardi ha colto di sorpresa tutta la provincia di Avellino. Se il calcio è uno dei pochissimi eventi pubblici in grado di emozionare un pubblico vastissimo ed eterogeneo, il "Rosso di Ponsacco" ha commosso e ha unito nel dolore, politici, allenatori, calciatori, gente comune. Una fila infinita, ieri, era stipata sotto l'abitazione del capitano biancoverde: tutti in silenzio, aspettando il proprio turno, per salutare e stringersi al dolore della moglie e dei cinque figli di Adriano Lombardi. Ad accogliere tutti, c'era Luciana Speranza che è rimasta al fianco del marito in tutti questi sette terribili anni di sofferenza ma anche di grandi emozioni. «Adriano ha rappresentato qualcosa di unico per Avellino e per tutta la provincia. Ne ho avuto la dimostrazione oggi (ieri per chi legge, ndr) con l'incredibile via vai di persone che è venuto a salutarci e a confortarci. Adesso, dobbiamo fare l'impossibile, affinchè la sua voce non sia dimenticata. C'è bisogno della forza di tutti per non isolare ciò in cui credeva. Aveva fiducia nella ricerca ed era convinto che prima o poi si sarebbe trovata la cura per la sua malattia». Lombardi, un esempio per la sua generazione ma anche per tanti giovani che si affacciano al mondo del calcio: «L'insegnamento più grande ai giovani lo ha lasciato grazie all'esempio: la sua onestà e la sua grande serietà lo hanno guidato sempre, nel corso della vita. Purtroppo non è stato fortunato, a causa di questa terribile malattia e anche nel mondo calcistico non ha avuto quello che, probabilmente, si meritava». L'affetto delle persone ha commosso la signora Luciana: «Sento la vicinanza delle persone e di qualcuno che non ha avuto il coraggio di venire a trovare mio marito durante la malattia: non era semplice per nessuno, perchè il suo stato fisico dava una sensazione di disagio, ma Adriano ha sempre sentito il calore di tutti i suoi amici».
CARULLO - Mescolato alla folla di visitatori anche il vicesindaco di Mercogliano, Massimiliano Carullo: «Ci eravamo sentiti l'ultima volta in occasione del passaggio in città del Giro di Italia. Lui era un uomo di sport che ha sempre fatto parte della mia vita. Io e i miei coetanei abbiamo visto nella sua figura un esempio da seguire nella vita e all'indomani del terremoto, Lombardi è diventato un vero e proprio punto di riferimento per un'intera provincia».
MARINO: Molto commosso anche il ricordo di Pierpaolo Marino, attuale direttore sportivo del Napoli e presidente di quell'Avellino che esonerò Sonetti e chiamò proprio Lombardi sulla panchina biancoverde. «Avverto una sensazione di tristezza immensa e di dolore per la perdita di un grande calciatore, un grande amico e un uomo straordinario. L'unica cosa positiva di questa vicenda è che Adriano ha smesso di soffrire. Gli amici comuni, infatti, mi riferivano di dolori e sofferenze allucinanti alle quali era sottoposto quotidianamente. Resterà per sempre un simbolo incancellabile di Avellino e dell'Avellino che centrò la prima e storica promozione in serie A. Lo posso definire, senza ombra di dubbio, il Rivera dell'Avellino: era in grado, infatti, di lasciare il suo segno sia in campo che nella vita quotidiana». Marino ha avuto la possibilità di trascorrere esperienze dirette e professionali con Lombardi: «Ricordo la sua grandissima umiltà. Pur avendo delle doti tecniche fuori dal comune era una persona umana che amava il contatto sociale e che faceva visita regolarmente agli studenti delle scuole dei paesi. Ricordo un giorno, quando facevo il giornalista, lo invitai nella mia trasmissione: accettò immediatamente, mettendosi subito a disposizione. Purtroppo, dal punto di vista tecnico non ha mai avuto l'occasione di giocare in una grande squadra di calcio: se avesse calcato palcoscenici internazionali avrebbe lasciato sicuramente il segno». Un ultimo ricordo al periodo in cui era presidente dell'Avellino: «Ricordo che lo chiamai per sostituire Sonetti: fece un grandissimo campionato senza far rimpiangere assolutamente il collega sostituito».
DI SOMMA - Infine, il ricordo di un compagno di tante battaglie: quel Di Somma, oggi apprezzato allenatore. «Abbiamo perso un uomo straordinario. E' triste vivere questo momento, perchè ho perso un grande amico e un compagno di tante avventure. Adriano è stato, però, anche un bravo allenatore. Conservò tantissimi bei ricordi legati alla nostra avventura biancoverde: abitavamo vicini, entrambi con le proprie famiglie e ci sentivamo spesso. Ma lui aveva buoni rapporti davvero con tutti. La sua scomparsa si unisce, tra l'altro, a quella di Tagliaferri, altro grande campione e amico di tante battaglie».

Redazione Corriere
 





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