Marted́ 7 Settembre 2010

Oggi le salme in Italia
Dovrebbero arrivare questo pomeriggio in Italia le salme dei tre militari caduti nell'attentato di Nassiriya: l'atterraggio del C130 dell'Aeronautica a Ciampino è previsto intorno alle 16.
I funerali di Nicola Ciardelli, Carlo De Trizio e Franco Lattanzio si terranno invece martedì mattina a Roma. Lo confermano fonti dello stato maggiore della Difesa, che ancora non hanno specificato ora e luogo della cerimonia.
Intanto i vertici militari italiani sono arrivati a Nassiriya per rendere omaggio alle tre vittime dell'attentato di ieri mattina. Il capo di Stato maggiore della Difesa, Giampaolo Di Paola, il comandante generale dell'Arma, Luciano Gottardo, il Capo di stato maggiore dell'esercito, Filiberto Cecchi e Fabrizio Castagnetti, capo del Comando operativo di vertice interforze, parteciperanno a una messa in suffragio dei caduti, poi, nel pomeriggio rientreranno in Italia. A Nassiriya rimarrà, invece, solo il capo del Coi, che rientrerà a Roma sabato pomeriggio con lo stesso C-130 dell'Aeronautica militare che porterà a casa le salme dei tre italiani morti in Iraq.
Sempre gravi, ma stazionarie le condizioni del maresciallo Enrico Frassanito, il sottufficiale dell'Arma rimasto ferito nell'attentato di ieri, ora ricoverato nell'ospedale civile di Kuwait City, dove è stato trasportato subito dopo la strage: presenta ustioni sul 40% del corpo e la prognosi rimane riservata.
Intanto potrebbero cadere in autunno i tempi tecnici necessari all'Italia per chiudere Antica Babilonia e ritirare il contingente militare, 3.300 uomini di tutte le forze armate che dal luglio 2003 hanno presidiato e ricostruito Nassiriya e la regione del Dhi Qar sotto il comando alleato inglese. Una missione di pace che è costata la vita a 29 militari e sette civili, un bilancio pesante, il terzo per numero di vittime tra tutti i paesi della coalizione. La via d'uscita dall'inferno iracheno. Come, quando e, soprattutto, cosa succederà dopo? E i rapporti con Bush e Blair? E gli aiuti al governo iracheno? Ieri nessuno nel centro sinistra ha voluto parlare ufficialmente di exit strategy ma la questione irachena sarà una delle prime a dover essere risolta dal nuovo governo. "Il piano di rientro sarà affrontato e scandito già nel decreto con cui a giugno il Parlamento dovrà rinnovare le missioni all'estero tra cui quella irachena" precisa il diessino Marco Minniti. Uno dei primi atti del nuovo governo, dunque, come promesso durante i mesi della campagna elettorale.
Il fatto è che anche l'exit strategy decisa dal centro destra e annunciata a gennaio dal ministro Antonio Martino non è molto diversa. Almeno nei tempi. Da settembre dell'anno scorso al prossimo giugno la missione sarà dimezzata: dei 3.300 iniziali, oggi sono impiegati a Nassiriya 2.600 militari che a giugno saranno "tagliati" di altre mille unità. Poi, come spiegò lo stesso Martino, "entro la fine del 2006 è prevista la fine della missione e il contestuale inizio di quella nuova, mista militare e civile".
Ora, spiega un esperto di cose militari del centro-sinistra, "l'Unione, ammesso anche che voglia accelerare al massimo il rientro, non può realisticamente chiudere la partita prima della fine dell'estate o dei primi mesi dell'autunno". In una missione militare all'estero, in un contesto di rischio e complesso come quello iracheno, "dove fino all'ultimo uomo che resta laggiù deve essere garantita protezione e copertura logistica e di mezzi", i tempi tecnici del ritiro "non possono essere compressi più di due mesi". Tempi, quindi, non troppo differenti rispetto a quelli già decisi dalla Cdl. Lo stesso Prodi ieri ha detto: "La nostra posizione non è nemmeno lontana da quella che oggi sta esprimendo il governo italiano quando dichiara di ritirarsi entro la fine del 2006".
Mese più mese meno, il problema vero non è tanto quando finisce la missione ma cosa succede un secondo dopo. Un problema soprattutto per le tante anime dell'Unione. Il programma, da questo punto di vista, è una coperta che accontenta tutti ma volutamente non chiarisce. A pagina 104 nel capitolo "Noi e gli altri", nel sotto capitolo dedicato all'Iraq, si legge: "Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari definendone, anche in consultazione con le autorità irachene, le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite".
E poi la scommessa più difficile: "Il rientro sarà accompagnato da una forte iniziativa politica in modo da sostenere nel migliore dei modi la transizione democratica dell'Iraq".
Redazione Corriere
 





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