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Dovrebbero
arrivare questo pomeriggio in Italia le salme
dei tre militari caduti nell'attentato di
Nassiriya: l'atterraggio del C130 dell'Aeronautica
a Ciampino è previsto intorno alle
16.
I funerali di Nicola Ciardelli, Carlo De Trizio
e Franco Lattanzio si terranno invece martedì
mattina a Roma. Lo confermano fonti dello
stato maggiore della Difesa, che ancora non
hanno specificato ora e luogo della cerimonia.
Intanto i vertici militari italiani sono arrivati
a Nassiriya per rendere omaggio alle tre vittime
dell'attentato di ieri mattina. Il capo di
Stato maggiore della Difesa, Giampaolo Di
Paola, il comandante generale dell'Arma, Luciano
Gottardo, il Capo di stato maggiore dell'esercito,
Filiberto Cecchi e Fabrizio Castagnetti, capo
del Comando operativo di vertice interforze,
parteciperanno a una messa in suffragio dei
caduti, poi, nel pomeriggio rientreranno in
Italia. A Nassiriya rimarrà, invece,
solo il capo del Coi, che rientrerà
a Roma sabato pomeriggio con lo stesso C-130
dell'Aeronautica militare che porterà
a casa le salme dei tre italiani morti in
Iraq.
Sempre gravi, ma stazionarie le condizioni
del maresciallo Enrico Frassanito, il sottufficiale
dell'Arma rimasto ferito nell'attentato di
ieri, ora ricoverato nell'ospedale civile
di Kuwait City, dove è stato trasportato
subito dopo la strage: presenta ustioni sul
40% del corpo e la prognosi rimane riservata.
Intanto potrebbero cadere in autunno i tempi
tecnici necessari all'Italia per chiudere
Antica Babilonia e ritirare il contingente
militare, 3.300 uomini di tutte le forze armate
che dal luglio 2003 hanno presidiato e ricostruito
Nassiriya e la regione del Dhi Qar sotto il
comando alleato inglese. Una missione di pace
che è costata la vita a 29 militari
e sette civili, un bilancio pesante, il terzo
per numero di vittime tra tutti i paesi della
coalizione. La via d'uscita dall'inferno iracheno.
Come, quando e, soprattutto, cosa succederà
dopo? E i rapporti con Bush e Blair? E gli
aiuti al governo iracheno? Ieri nessuno nel
centro sinistra ha voluto parlare ufficialmente
di exit strategy ma la questione irachena
sarà una delle prime a dover essere
risolta dal nuovo governo. "Il piano
di rientro sarà affrontato e scandito
già nel decreto con cui a giugno il
Parlamento dovrà rinnovare le missioni
all'estero tra cui quella irachena" precisa
il diessino Marco Minniti. Uno dei primi atti
del nuovo governo, dunque, come promesso durante
i mesi della campagna elettorale.
Il fatto è che anche l'exit strategy
decisa dal centro destra e annunciata a gennaio
dal ministro Antonio Martino non è
molto diversa. Almeno nei tempi. Da settembre
dell'anno scorso al prossimo giugno la missione
sarà dimezzata: dei 3.300 iniziali,
oggi sono impiegati a Nassiriya 2.600 militari
che a giugno saranno "tagliati"
di altre mille unità. Poi, come spiegò
lo stesso Martino, "entro la fine del
2006 è prevista la fine della missione
e il contestuale inizio di quella nuova, mista
militare e civile".
Ora, spiega un esperto di cose militari del
centro-sinistra, "l'Unione, ammesso anche
che voglia accelerare al massimo il rientro,
non può realisticamente chiudere la
partita prima della fine dell'estate o dei
primi mesi dell'autunno". In una missione
militare all'estero, in un contesto di rischio
e complesso come quello iracheno, "dove
fino all'ultimo uomo che resta laggiù
deve essere garantita protezione e copertura
logistica e di mezzi", i tempi tecnici
del ritiro "non possono essere compressi
più di due mesi". Tempi, quindi,
non troppo differenti rispetto a quelli già
decisi dalla Cdl. Lo stesso Prodi ieri ha
detto: "La nostra posizione non è
nemmeno lontana da quella che oggi sta esprimendo
il governo italiano quando dichiara di ritirarsi
entro la fine del 2006".
Mese più mese meno, il problema vero
non è tanto quando finisce la missione
ma cosa succede un secondo dopo. Un problema
soprattutto per le tante anime dell'Unione.
Il programma, da questo punto di vista, è
una coperta che accontenta tutti ma volutamente
non chiarisce. A pagina 104 nel capitolo "Noi
e gli altri", nel sotto capitolo dedicato
all'Iraq, si legge: "Se vinceremo le
elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento
italiano il conseguente rientro dei nostri
soldati nei tempi tecnicamente necessari definendone,
anche in consultazione con le autorità
irachene, le modalità affinché
le condizioni di sicurezza siano garantite".
E poi la scommessa più difficile: "Il
rientro sarà accompagnato da una forte
iniziativa politica in modo da sostenere nel
migliore dei modi la transizione democratica
dell'Iraq". |
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