Marted́ 7 Settembre 2010

Occhi bassi davanti al dolore
AVELLINO - Il dolore non si racconta. Ma è lì, nascosto dietro i vetri di quell’appartamento al quinto piano.
E giù, ad aspettare, telecamere, microfoni e taccuini. Sono tanti, ma non c’è confusione. E’ un’attesa composta e rispettosa. Non potrebbe essere diversamente.
Ma che cosa si aspetta? Se uno ci riflette, è già finito tutto.
Quello che resta adesso è quel dolore irracontabile. Lo si scorge nei volti, però. E non solo dei parenti.
E’ mattina, via Piave è una strada piena di negozi, di supermercati. Sono tante le persone che la percorrono a piedi, cariche di buste per la spesa. Inevitabile notare i picchetti dei militari, le volanti delle forze dell’ordine, i cameramen, i giornalisti. Inevitabile chiedere a chi c’è, «ma che è successo?».
Le risposte vorrebbero essere tante, ma è solo una e sa di morte. Quella che non ti dà pace, quella che non sai giustificare, quella che non sai comprendere, quella che porta la guerra. Una giovane vittima, Nicola Ciardelli, di un attentato a Nassiriya. Lascia la moglie, Giovanna, e un bimbo di tre mesi, Niccolò.
«Che peccato, povera ragazza». Sembra un’unica voce. Il pensiero di tutti è rivolto a lei, adesso, alla giovane vedova e anche madre.
E’ il senso di protezione per lei, da parte di chi vive in quella stessa strada da anni e non riesce a passare indifferente.
E’ un via vai incessante. Mischiata alla gente comune arrivano a mano a mano anche le autorità.
Il primo ad arrivare è stato il Reggimento trasmissione, con l’unico compito di assistere i familiari. Con loro anche due psicologhe «per stare vicino alle signore», così il colonnello Luigi Rite, sceso pochi minuti dall’appartamento, solo per dare qualche informazione.
Un po’ più tardi, nella stessa macchina, il Questore, Vittorio Rochira e il Prefetto, Costantino Ippolito. Non una parola. Solo la fretta di salire.
Indisturbato, invece, lontano da occhi indiscreti, arriva anche il padre di Nicola.Tutti lo aspettavano, “superscortato” e “blindatissimo”.
Ma lui arriva da solo. E’ riuscito a salire, senza dare nell’occhio. Ha evitato, così, che qualcuno si “intrufolasse” nel suo dolore.
Poi arrivano gli zii di Giovanna, da Salerno. Lui si schernisce, riesce a non parlare. Si allontana dalla folla. Lei resta lì, trema. Chiede che non le si facciano più domande, il suo dolore è «indescrivibile».
Tutto intorno è un chiacchiericcio sommesso. I commenti sono tanti. «Mandiamo i giovani a morire, per la loro bella faccia». E’ la rabbia di chi non vuole la guerra e se la prende con chi, invece, non intende ritirare le truppe.
Qualche minuto ancora e arriva anche il presidente della Provincia di Avellino, l’onorevole Alberta De Simone. Dietro gli occhiali scuri, il volto commosso. Poche battute anche lei, ha fretta di portare il suo messaggio ed il suo affetto a Giovanna. Stessa cosa per il primo cittadino di Avellino, Giuseppe Galasso, qualche parola, poi subito sopra. E’ quasi l’una quando arriva anche il governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino. Passa dritto e solo quando scende dall’appartamento dei familiari, sceglie di dire qualche parola. Ma una voce da lontano gli grida: «Solo parole!». E’ un giovane papà, con suo bimbo in braccio che urla la sua rabbia contro le istituzioni, che «arrivano sempre tardi». Verso le due, una breve visita anche dell’assessore regionale Rosetta D’Amelio.
Le istituzioni hanno cercato, in questo modo, di stare vicine alla famiglia.
Forse nessuna parola sarà bastata a consolarli, ma niente in questo momento potrebbe riuscirci. Non resta che smetterla di farsi domande, di chiedersi «perché?». Di fronte al dolore, oggi, occhi bassi e un grande rispetto. 
Redazione Corriere
 





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