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AVELLINO
- Il dolore non si racconta. Ma è lì,
nascosto dietro i vetri di quellappartamento
al quinto piano.
E giù, ad aspettare, telecamere, microfoni
e taccuini. Sono tanti, ma non cè
confusione. E unattesa composta
e rispettosa. Non potrebbe essere diversamente.
Ma che cosa si aspetta? Se uno ci riflette,
è già finito tutto.
Quello che resta adesso è quel dolore
irracontabile. Lo si scorge nei volti, però.
E non solo dei parenti.
E mattina, via Piave è una strada
piena di negozi, di supermercati. Sono tante
le persone che la percorrono a piedi, cariche
di buste per la spesa. Inevitabile notare
i picchetti dei militari, le volanti delle
forze dellordine, i cameramen, i giornalisti.
Inevitabile chiedere a chi cè,
«ma che è successo?».
Le risposte vorrebbero essere tante, ma è
solo una e sa di morte. Quella che non ti
dà pace, quella che non sai giustificare,
quella che non sai comprendere, quella che
porta la guerra. Una giovane vittima, Nicola
Ciardelli, di un attentato a Nassiriya. Lascia
la moglie, Giovanna, e un bimbo di tre mesi,
Niccolò.
«Che peccato, povera ragazza».
Sembra ununica voce. Il pensiero di
tutti è rivolto a lei, adesso, alla
giovane vedova e anche madre.
E il senso di protezione per lei, da
parte di chi vive in quella stessa strada
da anni e non riesce a passare indifferente.
E un via vai incessante. Mischiata alla
gente comune arrivano a mano a mano anche
le autorità.
Il primo ad arrivare è stato il Reggimento
trasmissione, con lunico compito di
assistere i familiari. Con loro anche due
psicologhe «per stare vicino alle signore»,
così il colonnello Luigi Rite, sceso
pochi minuti dallappartamento, solo
per dare qualche informazione.
Un po più tardi, nella stessa
macchina, il Questore, Vittorio Rochira e
il Prefetto, Costantino Ippolito. Non una
parola. Solo la fretta di salire.
Indisturbato, invece, lontano da occhi indiscreti,
arriva anche il padre di Nicola.Tutti lo aspettavano,
superscortato e blindatissimo.
Ma lui arriva da solo. E riuscito a
salire, senza dare nellocchio. Ha evitato,
così, che qualcuno si intrufolasse
nel suo dolore.
Poi arrivano gli zii di Giovanna, da Salerno.
Lui si schernisce, riesce a non parlare. Si
allontana dalla folla. Lei resta lì,
trema. Chiede che non le si facciano più
domande, il suo dolore è «indescrivibile».
Tutto intorno è un chiacchiericcio
sommesso. I commenti sono tanti. «Mandiamo
i giovani a morire, per la loro bella faccia».
E la rabbia di chi non vuole la guerra
e se la prende con chi, invece, non intende
ritirare le truppe.
Qualche minuto ancora e arriva anche il presidente
della Provincia di Avellino, lonorevole
Alberta De Simone. Dietro gli occhiali scuri,
il volto commosso. Poche battute anche lei,
ha fretta di portare il suo messaggio ed il
suo affetto a Giovanna. Stessa cosa per il
primo cittadino di Avellino, Giuseppe Galasso,
qualche parola, poi subito sopra. E
quasi luna quando arriva anche il governatore
della Regione Campania, Antonio Bassolino.
Passa dritto e solo quando scende dallappartamento
dei familiari, sceglie di dire qualche parola.
Ma una voce da lontano gli grida: «Solo
parole!». E un giovane papà,
con suo bimbo in braccio che urla la sua rabbia
contro le istituzioni, che «arrivano
sempre tardi». Verso le due, una breve
visita anche dellassessore regionale
Rosetta DAmelio.
Le istituzioni hanno cercato, in questo modo,
di stare vicine alla famiglia.
Forse nessuna parola sarà bastata a
consolarli, ma niente in questo momento potrebbe
riuscirci. Non resta che smetterla di farsi
domande, di chiedersi «perché?».
Di fronte al dolore, oggi, occhi bassi e un
grande rispetto. |
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