Giovedì 9 Settembre 2010

«Fiera del mio Nicola»
Giovanna Netta e la dignità vanno di pari passo. Se la guardi bene ti accorgi che in quegli occhi c’è tutta la fierezza di un marito eroe. C’è tutta la fierezza di ricordare quell’uomo così come è stato. Lui che le aveva promesso che sarebbe tornato presto. Lui che le aveva promesso che non sarebbe successo niente. Lui, con il quale ogni sera parlava al telefono. Con il quale ogni sera si raccontava, di loro, del loro bambino Nicolò, della famiglia e dei progetti futuri. Ora non è rimasto più niente. Nicola non c’è più. Nicola è stato ucciso mentre era in missione. Mentre svolgeva il suo lavoro. Quel lavoro al quale teneva, quel lavoro che lo avvolgeva come una passione sfrenata. Giovanna si presenta ai giornalisti. Si vede che ha pianto. Quegli occhi marroni con venature verdi sono luci. Appena bagnati. Ha voglia di parlare di suo marito. Vuole che anche gli altri sappiano che uomo è stato, che padre e che marito meraviglioso. Vuole che si sappia che lui è morto per la patria, che il suo sacrificio non deve essere inutile. «Lo amavo profondamente - dice - e lo amerò per sempre. E’ come se stesse ancora in missione. E’ come se mi stesse ancora accanto. Sento le sue mani muoversi, le sue parole di conforto nei momenti duro. Quel sorriso che adoravo». Giovanna parla piano.
Non forza termini. Bilancia le parole. Non vuole piangere davanti alle telecamere. Giovanna è vestita con un tailleur a pantalone di colore verde scuro. Accanto a lei il cappellano e dei militari. Tra cui una donna che le stringe la mano. Il calore si sente. Tutti l’accerchiano. Tutti tentano di difenderla in questo momento di estremo dolore e fragilità. Ha i capelli neri, sciolti che cadono proprio sulle spalle. Ha trascorso la notte in bianco. Impossibile nascondere quelle occhiaie accentuate dalla sofferenza. A volte muove le mani. Le stringe. «Mio marito - continua - era un uomo straordinario. Uno che non si è mai tirato indietro. Uno che ha sempre affrontato la vita di petto. E’ morto in una missione di pace. Missione nella quale lui credeva fermamente. E il mio pensiero, in questo momento, va anche a tutti quei militari che sono ancora impegnati in Iraq. Spero che possano ritornare presto in Italia per abbracciare le loro famiglie. Cosa, che purtroppo Nicola non potrà fare più». Giovanna ha un fisico esile. E’ magra, piccola. Ma trasmette una forza fuori dal comune. I cronisti l’assediano. Tante le domande, tante le risposte. Non si tira indietro, un po’ come suo marito. «E’ stato proprio lui - va avanti - ad avermi dato questo insegnamento. Inutile avere paura. Inutile cercare di sfuggire. Non avrei mai immaginato di perderlo. Ma ora devo fare tutto il possibile per difendere la sua memoria. Devo fare tutto il possibile per crescere mio figlio e per raccontargli come era il padre, cosa aveva fatto nella sua vita. Per raccontargli la fermezza e l’estrema dolcezza di un uomo altruista, di un uomo generoso che ha dato la propria vita». Ora Giovanna deve ricominciare tutto daccapo. Senza il marito. Senza Nicola che pure se spesso lontano lei avvertiva sempre così vicino, tanto a sentirne il calore. Tanto a sentirne le emozioni. «Il futuro mi fa paura - conclude - ma in questo momento prima di tutto devo pensare a mio figlio. Devono pensare a crescerlo e a farlo sentire un bambino normale. Fortunatamente siamo una famiglia unità. Ed in questo momento così difficile sto assaporando l’affetto di tante persone. Centinaia le telefonate, centinaia gli attestati di solidarietà che stanno arrivando. Devo farmi per forza. Per Nicolò, per Nicola e per me». Tanta l’emozione, tanta la commozione. Il silenzio si taglia. Il silenzio si trasforma in pianto. In un pianto delicato, composto. In un pianto dal sapore amaro che evoca la tragedia. Ma evoca anche la grandezza di un uomo che ha lasciato la propria terra per inseguire un sogno: la pace. Nessuno luogo comune, nessun banale parafrasare. Nessuna speculazione. Solo la verità. Quella verità che a Nicola piaceva tempo. Quella verità di passione che lo ha portato fino in Iraq dove ha trovato la morte.
Redazione Corriere
 





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