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AVELLINO
- Un salotto immenso la avvolge nel suo dolore.
Giovanna è seduta sul divano. Tutti
intorno, vasi di fiori. Sul tavolo tondo,
una foto del matrimonio. Erano raggianti quel
giorno, lei, in abito bianco e Nicola, in
divisa. Sembra trascorsa già una vita,
ma è solo due anni fa.
Una telefonata ha ingoiato il futuro insieme.
E arrivata alle 8 e 30 del mattino,
a casa dei genitori. Era lì, infatti,
che Giovanna si era trasferita da quando aveva
avuto il bambino e da quando lui era partito
per Nassiriya. Era a Pisa, in realtà,
che lei e Nicola vivevano e dove si erano
conosciuti.
Tutto era iniziato, quando Giovanna, neolaureata
aveva deciso di regalarsi una vacanza in Toscana.
Lo zio di lei, Attilio, li fa incontrare.
E amore subito. Si sposano, di lì
a poco.
Per i genitori della ragazza comincia la spola
tra Avellino e Pisa.
E la loro unica figlia, qui non hanno
motivo di restare. Questo spinge la mamma
ad andare in pensione. Lascia il suo lavoro
di insegnante di scuole elementari alla Dante
Alighieri per avere più tempo libero,
per potersi spostare più spesso. Per
il papà di Giovanna, invece, ancora
qualche anno per il meritato riposo. E poi
si sarebbero trasferiti a Pisa. La loro figlia
viveva lì e, adesso anche il loro nipotino,
Niccolò.
Ora sono tutti lì, in quel salotto,
confortati dalla presenza del cappellano militare
e dallandirivieni di istituzioni che
portano il loro cordoglio. Ed è proprio
la Presidente della Provincia, Alberta De
Simone, a cogliere forse laspetto più
intimo delle prime ore dalla notizia.
Giovanna è spaesata, crede di vivere
un brutto sogno. Accanto a lei, suo suocero,
arrivato da Roma. Si preoccupa per lei e per
il piccolo Niccolò. Vorrebbe fare qualcosa,
ma è sconvolto anche lui. Giovanna
si guarda intorno, fa domande. Chiede se adesso
potrebbe rischiare di perdere il latte o che
questo si inacidisca. Ha poco meno di tre
mesi Niccolò, infatti, e la paura della
giovane mamma è quella di non poterlo
più allattare a causa di questo shock
così forte che lha sconvolta.
Non crede a quanto è accaduto. Aveva
sentito Nicola solo la sera prima. Era sereno.
E dolcissima quando si chiede se avesse
potuto impedire tutto questo. Si rammarica
di avergli detto soltanto una volta «resta,
non partire». Ma forse già sapeva
che non sarebbe servito. Nicola a Nassiriya
ci sarebbe andato lo stesso. E orgogliosa
di suo marito, ma adesso ha paura di tornare
nella loro casa a Pisa.
Lo stesso orgoglio, ma di madre arriva da
Pisa, dove vive la signora Antonella Tornar,
madre di Nicola, e Francesca e Federica, le
due sorelle.
«Spero solo che la morte di mio figlio
sia servita a qualcosa». Queste le parole
della madre di Nicola, mentre rientrava a
casa a Pisa, dopo essere stata a trovare una
delle due figlie in ospedale, Francesca, che
ha da poco partorito. «Sono tanto orgogliosa
di mio figlio».
Federica, invece, ha detto: «Lui intendeva
l'esercito proprio come missione di pace.
E ora spero che il suo sacrificio non sia
inutile e che non si decida di ritirare le
nostre truppe proprio adesso. Nicola credeva
e ha sempre creduto in quello che faceva.
Nicola stava nell'esercito non per fare la
guerra, ma la pace. E questo gli dava forza
e prudenza. Mio fratello aveva cento occhi
e la bomba che l'ha ucciso doveva essere nascosta
molto bene, altrimenti avrebbe notato qualcosa
di strano. Non era in Iraq per fare l'eroe».
Federica Ciardelli ha spiegato poi che il
«solo cruccio» del fratello, in
questa nuova missione che lo aveva portato
ancora in Iraq, era la lontananza dalla famiglia
e da suo figlio Niccolò. «Il
piccolo Niccolò - ha raccontato la
sorella - è nato il 10 febbraio e lui
e' partito il 27. Il suo cruccio era solo
quello di restare tanto tempo lontano da moglie
e figlio. Infatti, nelle telefonate che faceva
a noi o nelle email che ci scriveva, ripeteva
sempre di stare vicino a loro. Non parlava
quasi mai del suo lavoro e sembrava davvero
sereno. Con Giovanna, sua moglie, si era conosciuto
tre anni fa. E' stato il classico colpo di
fulmine e molto presto hanno deciso di sposarsi.
Hanno comprato una casa in Corso Italia, in
pieno centro a Pisa, e abitavano lì:
vicino alla casa dell'altra mia sorella, Francesca,
e al mio studio legale.
I genitori di Nicola sono separati da molti
anni e il padre abita a Roma. «Forse
proprio perche' i nostri genitori sono separati
da tempo Nicola ha sempre avuto forte il senso
della famiglia - ha concluso Federica - e
per questo voleva sempre trascorrere le festività
tutti insieme». CriGe |
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