Marted́ 7 Settembre 2010

L’orgoglio dei familiari: «Speriamo che la morte di Nicola adesso possa servire a qualcosa»
AVELLINO - Un salotto immenso la avvolge nel suo dolore. Giovanna è seduta sul divano. Tutti intorno, vasi di fiori. Sul tavolo tondo, una foto del matrimonio. Erano raggianti quel giorno, lei, in abito bianco e Nicola, in divisa. Sembra trascorsa già una vita, ma è solo due anni fa.
Una telefonata ha ingoiato il futuro insieme. E’ arrivata alle 8 e 30 del mattino, a casa dei genitori. Era lì, infatti, che Giovanna si era trasferita da quando aveva avuto il bambino e da quando lui era partito per Nassiriya. Era a Pisa, in realtà, che lei e Nicola vivevano e dove si erano conosciuti.
Tutto era iniziato, quando Giovanna, neolaureata aveva deciso di regalarsi una vacanza in Toscana. Lo zio di lei, Attilio, li fa incontrare. E’ amore subito. Si sposano, di lì a poco.
Per i genitori della ragazza comincia la spola tra Avellino e Pisa.
E’ la loro unica figlia, qui non hanno motivo di restare. Questo spinge la mamma ad andare in pensione. Lascia il suo lavoro di insegnante di scuole elementari alla Dante Alighieri per avere più tempo libero, per potersi spostare più spesso. Per il papà di Giovanna, invece, ancora qualche anno per il meritato riposo. E poi si sarebbero trasferiti a Pisa. La loro figlia viveva lì e, adesso anche il loro nipotino, Niccolò.
Ora sono tutti lì, in quel salotto, confortati dalla presenza del cappellano militare e dall’andirivieni di istituzioni che portano il loro cordoglio. Ed è proprio la Presidente della Provincia, Alberta De Simone, a cogliere forse l’aspetto più intimo delle prime ore dalla notizia.
Giovanna è spaesata, crede di vivere un brutto sogno. Accanto a lei, suo suocero, arrivato da Roma. Si preoccupa per lei e per il piccolo Niccolò. Vorrebbe fare qualcosa, ma è sconvolto anche lui. Giovanna si guarda intorno, fa domande. Chiede se adesso potrebbe rischiare di perdere il latte o che questo si inacidisca. Ha poco meno di tre mesi Niccolò, infatti, e la paura della giovane mamma è quella di non poterlo più allattare a causa di questo shock così forte che l’ha sconvolta.
Non crede a quanto è accaduto. Aveva sentito Nicola solo la sera prima. Era sereno. E’ dolcissima quando si chiede se avesse potuto impedire tutto questo. Si rammarica di avergli detto soltanto una volta «resta, non partire». Ma forse già sapeva che non sarebbe servito. Nicola a Nassiriya ci sarebbe andato lo stesso. E’ orgogliosa di suo marito, ma adesso ha paura di tornare nella loro casa a Pisa.
Lo stesso orgoglio, ma di madre arriva da Pisa, dove vive la signora Antonella Tornar, madre di Nicola, e Francesca e Federica, le due sorelle.
«Spero solo che la morte di mio figlio sia servita a qualcosa». Queste le parole della madre di Nicola, mentre rientrava a casa a Pisa, dopo essere stata a trovare una delle due figlie in ospedale, Francesca, che ha da poco partorito. «Sono tanto orgogliosa di mio figlio».
Federica, invece, ha detto: «Lui intendeva l'esercito proprio come missione di pace. E ora spero che il suo sacrificio non sia inutile e che non si decida di ritirare le nostre truppe proprio adesso. Nicola credeva e ha sempre creduto in quello che faceva. Nicola stava nell'esercito non per fare la guerra, ma la pace. E questo gli dava forza e prudenza. Mio fratello aveva cento occhi e la bomba che l'ha ucciso doveva essere nascosta molto bene, altrimenti avrebbe notato qualcosa di strano. Non era in Iraq per fare l'eroe».
Federica Ciardelli ha spiegato poi che il «solo cruccio» del fratello, in questa nuova missione che lo aveva portato ancora in Iraq, era la lontananza dalla famiglia e da suo figlio Niccolò. «Il piccolo Niccolò - ha raccontato la sorella - è nato il 10 febbraio e lui e' partito il 27. Il suo cruccio era solo quello di restare tanto tempo lontano da moglie e figlio. Infatti, nelle telefonate che faceva a noi o nelle email che ci scriveva, ripeteva sempre di stare vicino a loro. Non parlava quasi mai del suo lavoro e sembrava davvero sereno. Con Giovanna, sua moglie, si era conosciuto tre anni fa. E' stato il classico colpo di fulmine e molto presto hanno deciso di sposarsi. Hanno comprato una casa in Corso Italia, in pieno centro a Pisa, e abitavano lì: vicino alla casa dell'altra mia sorella, Francesca, e al mio studio legale.
I genitori di Nicola sono separati da molti anni e il padre abita a Roma. «Forse proprio perche' i nostri genitori sono separati da tempo Nicola ha sempre avuto forte il senso della famiglia - ha concluso Federica - e per questo voleva sempre trascorrere le festività tutti insieme». CriGe
Redazione Corriere
 





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