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Il
Viale delle palme di Nassiriya, per le pattuglie
che vanno in ricognizione, o che tornano verso
la cosiddetta bolla di sicurezza dove si trova
la base italiana, in pieno deserto, davanti
alle rovine della biblica città millenaria
di Ur dove nacque anche Abramo, è sempre
stato un punto ad altissimo rischio. In fondo
alla strada, infatti, non appena si entra
nel centro abitato, bisogna rallentare, perché
lì vicino, dopo una curva ad angolo
retto, cè la centrale di polizia,
protetta da pesanti barriere di cemento armato
messe lì proprio per prevenire attentati,
dove i poliziotti iracheni lavorano sotto
la supervisione dei nostri carabinieri della
MSU (Multinational Specialist Unit).
PUNTO PERICOLOSO - E stato lungo questa
strada, come già era accaduto altre
volte (in particolare nel punto di attraversamento
di una linea ferroviaria) ma senza successo,
che gli attentatori hanno colpito di nuovo
con un IED: improvised explosive device, secondo
la pseudo-rassicurante terminologia del Pentagono
voluta da Rusmfeld, il dogmatico segretario
alla Difesa statunitense, che fino a pochissime
ore fa si trovava in Iraq insieme con Condoleezza
Rice, la segretaria di Stato. Il punto, dicevamo,
è particolarmente pericoloso. I militari
lo sanno, e lo so benissimo anchio che
ci sono passato con loro innumerevoli volte
con tre diverse brigate, la Friuli, la Garibaldi
e la Ariete, negli oltre undici mesi trascorsi
a Nassiriya e a Bagdad come corrispondente
di guerra.
VITTIME - E stato così che uno
degli spartani ma robusti blindati VM ad aria
condizionata, costruiti dalla Iveco italiana
al costo di 130.000 euro luno e che
i nostri soldati (in maggioranza meridionali)
chiamano scarafoni , è
saltato in aria. Così sono morti purtroppo
i tre militari italiani, il capitano dei paracadutisti
Nicola Ciardelli di Pisa, 34 anni, capitano
paracadutista del 185° raggruppamento
operativo autonomo della Folgore, sposato
e con un bambino di pochi mesi, il maresciallo
capo Franco Lattanzio di Pacentro (LAquila),
38 anni, celibe, e il maresciallo capo Carlo
De Trizio, 27 anni, nato a Bisceglie (Bari)
ma effettivo al Comando provinciale di Roma,
nucleo aeromobile, entrambi carabinieri. E
con loro è morto anche il caporale
romeno Bogdan Hancu, 28 anni, nativo di Iasi,
sposato e con la moglie in attesa di un figlio,
che faceva parte del reparto di polizia militare
inquadrato con il resto del battaglione romeno
nella task force per lIraq di Sud Est
a guida italiana comandata attualmente dal
generale di brigata Natalino Maddeddu, della
brigata Sassari. Il quinto occupante del mezzo,
un altro militare italiano, è invece
sopravvissuto; ma è gravemente ferito.
ZONA DESERTICA - Il percorso per raggiungere
Nassiriya partendo dal campo, che è
dedicato al maggiore del ruolo donore
Pietro Mittica, figura leggendaria di carrista
medaglia doro per atti di eroismo compiuti
in Nord Africa nel 1941, è lungo circa
19 chilometri ed è ingannevolmente
sicuro. La zona è desertica, quasi
disabitata. Uscendo dalla bolla di sicurezza,
si vedono alcune baracche che mettono in mostra
tappeti, alcuni con le figure di Gesù
Cristo e della Madonna, per cercare di invogliare
allacquisto i soldati cristiani e anche
perché la vicina Ur è lantichissima
sede dei cristiani caldei. La sola presenza
che si nota, lungo la via Tuscolana (il nome
in codice dato dagli italiani alla sola strada
asfaltata per Nassiriya) è quella dei
ragazzini che accorrono per salutare e chiedono
acqua da bere, facendo dei gesti.
MISSIONE - Va detto che, al contrario di quando
si sente raccontare spesso in Italia, i nostri
soldati in Iraq non sono impegnati assolutamente
in unazione di guerra, e meno che mai
che ormai restano in permanenza chiusi
in caserma o, tuttal più,
vanno in giro soltanto a proteggere
il petrolio dellEni. Ma quali
caserme che non esistono e quale petrolio?
La verità è che i nostri soldati
e carabinieri fanno unazione di volontariato,
di ricostruzione della infrastrutture e di
mantenimento dellordine pubblico. Perlustrano
un territorio delle dimensioni dellUmbria
di giorno e di notte, sette giorni su sette.
Hanno rimesso in piedi o costruito dal nulla
una trentina di scuole. Hanno distribuito
teodoliti, computer e altre apparecchiature
alluniversità di Nassiriya, dove
le ragazze col velo studiano ingegneria nelle
classi insieme ai ragazzi. Hanno risistemato
la vecchia centrale elettrica a nafta di costruzione
sovietica. Hanno equipaggiato e addestrato
10.000 poliziotti, con i nostri carabinieri
che insegnano pazientemente alle reclute scettiche
a non controllare le folle usando le mitragliatrici,
come voleva Saddam, ma i semplici sfollagente
e gli scudi di plastica. Hanno messo in funzione
i depuratori per lacqua e organizzato
degli ambulatori da campo volanti, in località
del deserto dove mai si era visto un dottore.
MEDICI E MEDICINALI - In una di queste spedizioni
ho visto le soldatesse italiane, una sottotenente
della Marina con laurea di farmacista, unaltra
ingegnere e tenente della riserva, che registravano
con il computer le donne e i bambini, accorsi
non appena si è sparsa la voce che
cerano gli italiani con medici e medicinali.
Ricordo il caso di una ragazzina dal collo
gonfio che le due ufficialesse accompagnarono
con tatto sotto la tenda dal medico della
Croce Rossa. Ma, questa macchia nera
alla gola non mi piace per niente. Non è
uninfezione. Ho paura che si tratti
di cancro, è stato il frettoloso
responso del medico militare. Così
la ragazzina irachena, nel giro di pochi giorni
è stata imbarcata su un C-130 e ricoverata
gratuitamente in Italia in un ospedale oncologico
di Castellammare di Stabia, accompagnata dal
fratello maggiore. E quando i militari si
sono accorti che i due non avevano né
soldi né nulla, li hanno rivestiti
e hanno fatto una colletta di 200 euro. Così
almeno il ragazzo in Italia si potrà
comprare qualche caffè, ha commentato
un soldato. |
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