Giovedì 9 Settembre 2010

 

Parco degli Ulivi: vi racconto la mia grande solitudine
«Chi vi ha messo a tacere?»: esordisce così il sindaco di Moschiano, Anna Maria De Girolamo, quando le chiediamo che cosa sta accadendo alla clinica Parco degli Ulivi, fallita, e con 35 dipendenti sul lastrico. E così scopriamo che le note inviate al Corriere non sono mai giunte in redazione. Non solo. Ci sarebbero tentativi di inquinamento che attraverserebbero anche la Regione Campania con qualcuno che avrebbe fatto promesse, spendendosi sopra le righe, sulla futura destinazione di quella struttura. E tutto questo mentre l’assessore alla Sanità, Rosalba Tufano, sollecitata anche da questa testata a prendere una doverosa, giusta e coraggiosa posizione, continua a non dare risposte.
Ma andiamo per ordine.
«Tutto comincia - dice il sindaco De Girolamo - ancor prima della dichiarazione di fallimento da parte del curatore del Tribunale di Avellino. Per lunghi otto mesi si sono svolte riunioni in Prefettura, presso l’Asl, per tentare di salvare il presidio sanitario sul territorio e garantire il posto di lavoro ai 35 dipendenti occupati. C’eravamo vicini. L’obiettivo sembrava raggiunto. Avevamo anche ottenuto dalla Regione la possibilità di una proroga di due anni per l’assistenza ai malati di mente. Ma proprio nel giorno in cui occorreva apporre le firme all’accordo, salta tutto. Viene dichiarato il fallimento»
In realtà per la gestione della struttura, l’Asl invitò, con un bando pubblico le cooperative che operano in ambito sociale per verificare la loro disponibilità a fornire servizi di gestione e di coordinamento delle attività a favore degli ospiti della struttura sanitaria. Al bando risposero tre associazioni: la Gesco, che mostrò interesse, la Icaro che essendo già altrove impegnata declinò l’offerta ed una terza cooperativa locale che, però, non diede seguito all’offerta.
«La Gesco - prosegue il sindaco - presentò un progetto con il quale si faceva carico di garantire gli obiettivi precisati dall’Asl Avellino due. E per salvare i posti di lavoro avrebbe promosso la costituzione di una cooperativa alla quale far aderire tutti e 35 i dipendenti.
Cooperativa che sarebbe stata costituita solo dopo avere assunto e formato i dipendenti stessi. Sembrava anche questa fatta, quando il tentativo, invece, viene vanificato da una parte dei dipendenti che ritengono di dover loro gestire direttamente una nuova cooperativa che avrebbero costituito».
Alcuni interrogativi sorgono spontanei?
Perché in otto mesi di trattative, lunghe, estenuanti, con il sindacato diviso, quei dipendenti non avevano mai avanzato una simile proposta?
Perché solo quando diventa concreta la possibilità di ridare un futuro alla struttura, al suo ruolo, garantendo l’assistenza dei pazienti ricoverati, salta fuori un’altra cooperativa che divide gli stessi dipendenti? Tutto legittimo, anche se i tempi aprono qualche varco alla riflessione.
«Noi - dice Anna Maria De Girolamo - abbiamo fatto di tutto per ridare certezza nel futuro, ma di fronte a scelte che si sono rivelate inconciliabili abbiamo cominciato a riflettere sul come uscire da quella situazione. Non so chi ci sia dietro a tutto questo, certamente, però, chi agisce non lo fa nell’interesse dei lavoratori».
La vicenda, con l’azienda ormai fallita, i pazienti trasferiti in altre strutture private e i lavoratori sul lastrico, si trascina stancamente, nonostante la richiesta di solidarietà del sindaco De Girolamo e di quei lavoratori con famiglia, tutti del Vallo di Lauro, che sperano in una soluzione positiva.
Invece si indebolisce il fronte della legalità.
Così entra nel mirino il manager dell’Asl Avellino 1, Roberto Ziccardi, proprio colui che aveva fatto del tutto per preservare la struttura, garantire assistenza pubblica qualificata, dando una risposta rassicurante ai dipendenti.
E, invece, Ziccardi viene accusato dai sindacati, di parzialità e chi più ne ha ne metta.
«Anche lui, come è accaduto per me - dice il sindaco De Girolamo - è oggetto di un aggressione verbale. Alla fine, altro non può fare che prendere atto della divisione dei dipendenti (diciotto favorevoli a partecipare alla soluzione Gesco, diciassette contrari), e, di fronte ad una struttura obbligata a chiudere per gravi carenze, ma per garantire la continuità dell’assistenza ai pazienti, decide per il trasferimento dei ricoverati.
Eppure nelle riunioni fatte in Prefettura, e con il curatore fallimentare, egli aveva ampiamente illustrato il suo piano che prevedeva, in breve tempo, la costruzione di almeno due edifici, con fondi regionali, per affrontare definitivamente il problema. In due anni il problema sarebbe stato risolto. E della bontà di questo piano erano convinti sia il prefetto di Avellino, dott. Claudio Meoli che lo stesso giudice fallimentare.
Si va avanti. Si comincia a parlare di pressioni politiche.
Una parte del sindacato, l’Ugl, alza la voce e minaccia di rivolgersi alla magistratura. Volano anche parole grosse.
«Più volte - dice il sindaco - ho rivolto appello perché si trovasse una soluzione per quelle famiglie rimaste senza lavoro. In un piccolo centro, come quello che io amministro, la perdita anche di un solo posto di lavoro diventa un dramma, figurarsi poi di fronte a tante famiglie senza un minimo di garanzie. E così, invece di dare una mano a risolvere il problema, comincia la “guerra” anche tra i consiglieri comunali. Una guerra di manifesti. Uno di questi, strumentalmente, viene affisso nel giorno della festa patronale, poco prima della processione. L’opposizione strumentalizza la vicenda e sposta il problema reale».
Ad interessarsi del caso è il capogruppo regionale della Margherita, Enzo De Luca. Lui a quella struttura ci tiene particolarmente, soprattutto per ragioni sentimentali, visto che nelle vene gli scorre anche sangue del Vallo di Lauro. E così rilascia una dichiarazione con la quale chiede all’Asl e alla Prefettura “l’immediata convocazione degli imprenditori locali del settore, al fine di verificare la fattibilità di un concreto programma di recupero della struttura Parco degli Ulivi, che si concretizzi in una immediata riattavazione dell’attività sospesa, ma anche in un progetto di riconversione della preesistente attività , al fine di dare una prospettiva duratura agli operatori e al territorio».
Iniziativa pregevole quella di De Luca che, però, avrebbe dovuto collocarsi soprattutto nell’ambito della Regione, semmai facendo voti all’assessore Tufano perché fosse la regione a farsi carico del problema, acquisendo quella struttura per metterla a disposizione del territorio e garantire i dipendenti. D’altra parte il piano di Ziccardi era stato concertato proprio con la Regione e reso noto al Prefetto e al curatore fallimentare. Perché il capogruppo della Margherita evita la Regione e sollecita i privati ad intervenire?
«E infatti - dice il sindaco De Girolamo - ho anche incontrato De Luca che mi aveva promesso un incontro con l’assessore Tufano. Ma è passato del tempo senza che una foglia si muovesse. Non capisco».
Viene da pensare che tutti sanno di questa vicenda , meno che l’assessore alla sanità della Regione Campania, Rosalba Tufano, che continua a mantenere un grande silenzio.
Messa a tacere anche lei, come dice il sindaco a proposito del Corriere?
Eppure il suo assessorato, in qualche misura, doveva essere a conoscenza di quanto stava accadendo, se è vero, come è vero, che i suoi funzionari, per appuntamento prefissato, avevano incontrato una parte dei lavoratori della casa di cura “Parco degli Ulivi” a cui avevano dato ampie assicurazioni di intervento.
Lo stesso presidente della Commissione sanità della Regione, Angelo Giusto, del quale sono arcinote le denunce contro i tentativi di speculazione sulla sanità, una rigorosa regolamentazione del sistema del convenzionamento e lo spreco nel settore della riabilitazione, battaglie tutte di grande moralità, si tiene, però, alla larga da questo caso. Come mai? Probabilmente, in questo caso potremmo essere noi in errore e forse il presidente starà lavorando senza dare pubblicità alle sue iniziative. Resta, comunque, un mistero.
E intanto il dramma dei dipendenti, dei pazienti e dei loro familiari, costretti ad un pietoso pendolarismo continua. E non sempre la risposta assistenziale è tra le migliori, come è accaduto per una struttura dell’hinterland avellinese, dove i cittadini hanno fatto pubbliche sottoscrizioni perché nel loro comune si registrano situazioni incresciose.
E’ ancora il sindaco di Moschiano che parla: « Ho investito proprio tutti di questo problema, ma sembra di trovarsi di fronte ad un muro di gomma. E’ come se fosse già tutto stabilito, come se ci fosse una volontà prestabilita a fare andare le cose secondo un disegno preordinato. A volte, rispetto ai miei appelli che cadono nel silenzio, mi sento impotente. Ma non mi rassegnerò. Sono il sindaco di una comunità che non intende subire ostracismi. Anche da voi che non pubblicate le notizie e avete contribuito a far cadere il silenzio su tutta la vicenda».
E, no, caro sindaco. Comprendiamo il suo stato d’animo, ma questo è il giornale della gente, non degli interessi. E, se solo per qualche attimo, avesse avuto il minimo di dubbio, con questa testimonianza crediamo proprio di poterla smentire.
1 - Continua

 
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Redazione Corriere
 





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