| Parco
degli Ulivi: vi racconto la mia grande solitudine |
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«Chi
vi ha messo a tacere?»: esordisce così
il sindaco di Moschiano, Anna Maria De Girolamo,
quando le chiediamo che cosa sta accadendo
alla clinica Parco degli Ulivi, fallita, e
con 35 dipendenti sul lastrico. E così
scopriamo che le note inviate al Corriere
non sono mai giunte in redazione. Non solo.
Ci sarebbero tentativi di inquinamento che
attraverserebbero anche la Regione Campania
con qualcuno che avrebbe fatto promesse, spendendosi
sopra le righe, sulla futura destinazione
di quella struttura. E tutto questo mentre
lassessore alla Sanità, Rosalba
Tufano, sollecitata anche da questa testata
a prendere una doverosa, giusta e coraggiosa
posizione, continua a non dare risposte.
Ma andiamo per ordine.
«Tutto comincia - dice il sindaco De
Girolamo - ancor prima della dichiarazione
di fallimento da parte del curatore del Tribunale
di Avellino. Per lunghi otto mesi si sono
svolte riunioni in Prefettura, presso lAsl,
per tentare di salvare il presidio sanitario
sul territorio e garantire il posto di lavoro
ai 35 dipendenti occupati. Ceravamo
vicini. Lobiettivo sembrava raggiunto.
Avevamo anche ottenuto dalla Regione la possibilità
di una proroga di due anni per lassistenza
ai malati di mente. Ma proprio nel giorno
in cui occorreva apporre le firme allaccordo,
salta tutto. Viene dichiarato il fallimento»
In realtà per la gestione della struttura,
lAsl invitò, con un bando pubblico
le cooperative che operano in ambito sociale
per verificare la loro disponibilità
a fornire servizi di gestione e di coordinamento
delle attività a favore degli ospiti
della struttura sanitaria. Al bando risposero
tre associazioni: la Gesco, che mostrò
interesse, la Icaro che essendo già
altrove impegnata declinò lofferta
ed una terza cooperativa locale che, però,
non diede seguito allofferta.
«La Gesco - prosegue il sindaco - presentò
un progetto con il quale si faceva carico
di garantire gli obiettivi precisati dallAsl
Avellino due. E per salvare i posti di lavoro
avrebbe promosso la costituzione di una cooperativa
alla quale far aderire tutti e 35 i dipendenti.
Cooperativa che sarebbe stata costituita solo
dopo avere assunto e formato i dipendenti
stessi. Sembrava anche questa fatta, quando
il tentativo, invece, viene vanificato da
una parte dei dipendenti che ritengono di
dover loro gestire direttamente una nuova
cooperativa che avrebbero costituito».
Alcuni interrogativi sorgono spontanei?
Perché in otto mesi di trattative,
lunghe, estenuanti, con il sindacato diviso,
quei dipendenti non avevano mai avanzato una
simile proposta?
Perché solo quando diventa concreta
la possibilità di ridare un futuro
alla struttura, al suo ruolo, garantendo lassistenza
dei pazienti ricoverati, salta fuori unaltra
cooperativa che divide gli stessi dipendenti?
Tutto legittimo, anche se i tempi aprono qualche
varco alla riflessione.
«Noi - dice Anna Maria De Girolamo -
abbiamo fatto di tutto per ridare certezza
nel futuro, ma di fronte a scelte che si sono
rivelate inconciliabili abbiamo cominciato
a riflettere sul come uscire da quella situazione.
Non so chi ci sia dietro a tutto questo, certamente,
però, chi agisce non lo fa nellinteresse
dei lavoratori».
La vicenda, con lazienda ormai fallita,
i pazienti trasferiti in altre strutture private
e i lavoratori sul lastrico, si trascina stancamente,
nonostante la richiesta di solidarietà
del sindaco De Girolamo e di quei lavoratori
con famiglia, tutti del Vallo di Lauro, che
sperano in una soluzione positiva.
Invece si indebolisce il fronte della legalità.
Così entra nel mirino il manager dellAsl
Avellino 1, Roberto Ziccardi, proprio colui
che aveva fatto del tutto per preservare la
struttura, garantire assistenza pubblica qualificata,
dando una risposta rassicurante ai dipendenti.
E, invece, Ziccardi viene accusato dai sindacati,
di parzialità e chi più ne ha
ne metta.
«Anche lui, come è accaduto per
me - dice il sindaco De Girolamo - è
oggetto di un aggressione verbale. Alla fine,
altro non può fare che prendere atto
della divisione dei dipendenti (diciotto favorevoli
a partecipare alla soluzione Gesco, diciassette
contrari), e, di fronte ad una struttura obbligata
a chiudere per gravi carenze, ma per garantire
la continuità dellassistenza
ai pazienti, decide per il trasferimento dei
ricoverati.
Eppure nelle riunioni fatte in Prefettura,
e con il curatore fallimentare, egli aveva
ampiamente illustrato il suo piano che prevedeva,
in breve tempo, la costruzione di almeno due
edifici, con fondi regionali, per affrontare
definitivamente il problema. In due anni il
problema sarebbe stato risolto. E della bontà
di questo piano erano convinti sia il prefetto
di Avellino, dott. Claudio Meoli che lo stesso
giudice fallimentare.
Si va avanti. Si comincia a parlare di pressioni
politiche.
Una parte del sindacato, lUgl, alza
la voce e minaccia di rivolgersi alla magistratura.
Volano anche parole grosse.
«Più volte - dice il sindaco
- ho rivolto appello perché si trovasse
una soluzione per quelle famiglie rimaste
senza lavoro. In un piccolo centro, come quello
che io amministro, la perdita anche di un
solo posto di lavoro diventa un dramma, figurarsi
poi di fronte a tante famiglie senza un minimo
di garanzie. E così, invece di dare
una mano a risolvere il problema, comincia
la guerra anche tra i consiglieri
comunali. Una guerra di manifesti. Uno di
questi, strumentalmente, viene affisso nel
giorno della festa patronale, poco prima della
processione. Lopposizione strumentalizza
la vicenda e sposta il problema reale».
Ad interessarsi del caso è il capogruppo
regionale della Margherita, Enzo De Luca.
Lui a quella struttura ci tiene particolarmente,
soprattutto per ragioni sentimentali, visto
che nelle vene gli scorre anche sangue del
Vallo di Lauro. E così rilascia una
dichiarazione con la quale chiede allAsl
e alla Prefettura limmediata convocazione
degli imprenditori locali del settore, al
fine di verificare la fattibilità di
un concreto programma di recupero della struttura
Parco degli Ulivi, che si concretizzi in una
immediata riattavazione dellattività
sospesa, ma anche in un progetto di riconversione
della preesistente attività , al fine
di dare una prospettiva duratura agli operatori
e al territorio».
Iniziativa pregevole quella di De Luca che,
però, avrebbe dovuto collocarsi soprattutto
nellambito della Regione, semmai facendo
voti allassessore Tufano perché
fosse la regione a farsi carico del problema,
acquisendo quella struttura per metterla a
disposizione del territorio e garantire i
dipendenti. Daltra parte il piano di
Ziccardi era stato concertato proprio con
la Regione e reso noto al Prefetto e al curatore
fallimentare. Perché il capogruppo
della Margherita evita la Regione e sollecita
i privati ad intervenire?
«E infatti - dice il sindaco De Girolamo
- ho anche incontrato De Luca che mi aveva
promesso un incontro con lassessore
Tufano. Ma è passato del tempo senza
che una foglia si muovesse. Non capisco».
Viene da pensare che tutti sanno di questa
vicenda , meno che lassessore alla sanità
della Regione Campania, Rosalba Tufano, che
continua a mantenere un grande silenzio.
Messa a tacere anche lei, come dice il sindaco
a proposito del Corriere?
Eppure il suo assessorato, in qualche misura,
doveva essere a conoscenza di quanto stava
accadendo, se è vero, come è
vero, che i suoi funzionari, per appuntamento
prefissato, avevano incontrato una parte dei
lavoratori della casa di cura Parco
degli Ulivi a cui avevano dato ampie
assicurazioni di intervento.
Lo stesso presidente della Commissione sanità
della Regione, Angelo Giusto, del quale sono
arcinote le denunce contro i tentativi di
speculazione sulla sanità, una rigorosa
regolamentazione del sistema del convenzionamento
e lo spreco nel settore della riabilitazione,
battaglie tutte di grande moralità,
si tiene, però, alla larga da questo
caso. Come mai? Probabilmente, in questo caso
potremmo essere noi in errore e forse il presidente
starà lavorando senza dare pubblicità
alle sue iniziative. Resta, comunque, un mistero.
E intanto il dramma dei dipendenti, dei pazienti
e dei loro familiari, costretti ad un pietoso
pendolarismo continua. E non sempre la risposta
assistenziale è tra le migliori, come
è accaduto per una struttura dellhinterland
avellinese, dove i cittadini hanno fatto pubbliche
sottoscrizioni perché nel loro comune
si registrano situazioni incresciose.
E ancora il sindaco di Moschiano che
parla: « Ho investito proprio tutti
di questo problema, ma sembra di trovarsi
di fronte ad un muro di gomma. E come
se fosse già tutto stabilito, come
se ci fosse una volontà prestabilita
a fare andare le cose secondo un disegno preordinato.
A volte, rispetto ai miei appelli che cadono
nel silenzio, mi sento impotente. Ma non mi
rassegnerò. Sono il sindaco di una
comunità che non intende subire ostracismi.
Anche da voi che non pubblicate le notizie
e avete contribuito a far cadere il silenzio
su tutta la vicenda».
E, no, caro sindaco. Comprendiamo il suo stato
danimo, ma questo è il giornale
della gente, non degli interessi. E, se solo
per qualche attimo, avesse avuto il minimo
di dubbio, con questa testimonianza crediamo
proprio di poterla smentire.
1 - Continua |
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