| Laccordo
è fatto. Ma il Parco chiude
per fallimento |
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Dieci
luglio 2002: Prefettura di Avellino. Si sta
per chiudere lamara vicenda del Parco
degli Ulivi, la clinica privata di Moschiano
che ospita poco più di 50 pazienti
e che, da alcuni mesi, dopo il rogo di San
Gregorio Magno, è nel mirino della
Regione.
Intorno al tavolo sono seduti il rappresentante
della proprietà della clinica, i sindacati
Cisl, Cgil e Ugl, il Prefetto di Avellino
Claudio Meoli, assistito dal alcuni suoi funzionari
che della crisi di quella struttura sanno
proprio tutto, sin dai tempi della buonanima
prefetto Renato Stranges.
Volti sorridenti, soddisfazione di tutti per
la soluzione trovata, dopo decine di riunioni.
Esso prevede: la continuazione dellassistenza
ai pazienti nella struttura di Moschiano per
due anni e laffidamento ad una società
specializzata, selezionata dopo unindagine
puntuale svolta dallAsl Av 1, della
gestione sanitaria con limpegno dellassunzione
del personale già operante nella clinica,
la sua formazione e la successiva costituzione
di una cooperativa che, ormai professionalizzata,
può da sola proseguire il lavoro.
Meglio di così...
E invece ecco il colpo di scena che manda
tutto allaria. Squilla il cellulare
del rappresentante della proprietà
Parco degli Ulivi. Si allontana
dal tavolo, parlotta, rientra, torna al tavolo
e dice: «La clinica è fallita.
Non sono più legittimata a firmare
accordi».
Peccato, quella coincidenza fa bruciare mesi
di trattative, fiumi di confronti, speranze
che si accendevano e si spegnevano.
Il prefetto Meoli allarga le braccia, i sindacati
restano di stucco.
Per il Parco degli Ulivi, da quel giorno,
comincia il percorso fallimentare che rapidamente
apre nuovi scenari.
Il giudice e il curatore si trovano di fronte
ad una situazione imprevista. Dovranno tutelare
le esigenze dei pazienti, giacché alla
struttura devono essere posti i sigilli. A
meno che non si decida il loro trasferimento.
Cosa che avviene, facendo tirare un sospiro
di sollievo al magistrato, grazie allintervento
dellAsl che in breve fa scattare un
piano di emergenza e colloca i pazienti (si
tratta di persone affette da disturbi psichici
e gravi handicap) in tre strutture private
operanti nel territorio provinciale.
Da allora è cominciato il pendolarismo
dei familiari dei pazienti che dal Vallo di
Lauro sono costretti a raggiungere i loro
cari nei luoghi di destinazione. Ma da quel
giorno, sabato 3 agosto 2002, cade anche la
mannaia sulla testa di trentacinque dipendenti
che perdono il posto di lavoro. Avrebbero
potuto salvarlo, se qualcuno non avesse fomentato
una divisione tra loro con azioni che ancora
oggi sono tutte da chiarire, e se qualche
altro, sul fronte politico, non avesse determinato
condizioni di difficile recupero della speranza.
Ma qual è la cornice dentro cui matura
tutta la vicenda? Dobbiamo, per una sua maggiore
comprensione, partire da lontano: dalla dismissione
dei pazienti per effetto della chiusura dei
manicomi. 
Come molte inchieste in Campania hanno accertato,
quella vicenda, non affrontata per tempo dalle
istituzioni, mette in moto una vergognosa
speculazione. In molti fiutano laffare
e cominciano a rilevare strutture per la degenza
dei pazienti ex manicomiali, altre strutture
già operanti diventano promiscue, nonostante
il divieto posto dalla legge.
A volte basta una scala, tra un piano e laltro,
per dividere gli ex manicomiali dai soggetti
che hanno necessità di normale riabilitazione.
Naturalmente, come ha recentemente affermato
il professor Sergio Piro, eminente studioso
della psichiatria, dopo la chiusura dei manicomi
il percorso sarebbe stato decisamente peggiore
perché avrebbe finito con il tradire
lo spirito e gli effetti delle legge Basaglia.
E in Irpinia? I pazienti residenti in questa
provincia, e ospitati nel manicomio di Materdomini
erano a quel punto in tutto settanta, cinquanta
dei quali vengono sistemati dallAsl
a Moschiano.
Tutto fila liscio, sia pure con qualche frizione
tra soci allinterno della clinica, fino
a quando non si verifica lincendio nella
casa degli anziani di San Gregorio Magno,
nel salernitano, dove le fiamme divorano quindici
anziani.
La Regione sale sul banco degli imputati.
Sulle case per anziani e le strutture che
li ospitano, arriva al lente dingrandimento.
Angelo Giusto, presidente della Commissione
Sanità della Regione, con grande coraggio
apre una vertenza per tentare di normalizzare
quello che era stato definito uno scandalo
vergognoso. Ed è proprio Angelo Giusto,
nella sua qualità di presidente della
commissione dinchiesta nominata ad hoc
dalla Regione, ad effettuare un primo sopralluogo
al Parco degli Ulivi di Moschiano
con tutti i commissari. Qui si rende conto
che la situazione assistenziale è drammatica.
Chiede subito lintervento dellAsl,
a cui notifica limpossibilità
di tenere insieme 41 pazienti, mentre il massimo
previsto non deve superare le venti unità.
Lo stesso sindaco di Moschiano, di fronte
al degrado in cui versa la struttura, ne ordina
la chiusura, chiedendo un intervento dellAsl
che individua un percorso di grande trasparenza
per risolvere il problema.
E qui comincia lultima fase di questa
vicenda che si consuma tra il marzo del 2002
fino al colpo di scena del 10 luglio.
Accade proprio di tutto e non sempre in modo
razionale. Nella trattativa si inseriscono
nuovi soggetti, mai visti primi di allora,
ma che hanno già storie con laffaire
sanità.
Esponenti politici di livello regionale si
attivano per portare la soluzione su binari
difficilmente comprensibili, e qualcuno si
erge anche a difensore di alcuni interessi.
Ma perché tutto questo? Sono davvero
i dipendenti licenziati a preoccupare o, non
invece, è qualcosaltro che spinge
affinché Parco degli Ulivi,
il cui valore si aggira intorno ai quindici
miliardi, per effetto del fallimento comincia
ad avere un prezzo appetibile?
E poi - ma ne parleremo successivamente -
ci sono le cifre per la riabilitazione che,
solo per il territorio in cui agisce lAsl
Avellino 2, impegnano una somma che si avvicina
ai tredici miliardi, dei quali poco meno della
metà sono destinati ad una sola delle
cinque che operano sul territorio.
E proprio sulla riabilitazione e sugli sprechi
accertati il presidente della Commissione
Sanità, Angelo Giusto, da tempo ha
ingaggiato una difficile battaglia nel settore
della sanità regionale .
La vicenda, come si vede, non è affatto
conclusa.
E forse proprio la ricostruzione di questi
passaggi, insieme ad alcune testimonianze,
imporrebbero, probabilmente, una valutazione
anche degli organi giudiziari.
3- continua
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