| Cooperative:
una, nessuna e centomila |
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Bianca,
rossa, azzurra e chi più ne ha ne metta.
In questa vicenda del Parco degli Ulivi
di Moschiano (azienda fallita, 35 dipendenti
sul lastrico), un ruolo importante lo hanno
avuto le cooperative di servizio. Ce ne sono
almeno quattro, alcune con collaudata esperienza,
altre sorte dimprovviso e qualcuna anche
sindacalizzata.
In realtà, le case di cura private,
ovviamente non tutte, per garantirsi i servizi
gestionali, tra assistenza e manutenzione,
favoriscono la costituzione di cooperative
con lobiettivo di non far pesare eccessivamente
i costi di gestione. Ovviamente non è
sempre così, come ad esempio per la
casa di cura privata più autorevole
della provincia (e forse della Campania) del
prof. Carmine Malzone. E non solo.
Lo strumento cooperativa, che aveva una sua
logica nel passato oggi sembra non incontri
più il favore delle società
che gestiscono le case di cura, probabilmente
perché alcune norme, nel tempo, sono
state modificate. E così qui e là
si registrano le prime crepe. Ma di questo
parleremo successivamente.
Nel caso della casa di cura Parco degli
Ulivi lo strumento cooperativa ha segnato
almeno lultimo percorso.
Ma vediamo come e perché. Nella struttura
di Moschiano vi lavoravano 35 dipendenti,
tutti contrattualizzati secondo le vigenti
norme relative alle figure professionali.
Poi la società nel 2001 decide di affidare
in appalto alla cooperativa Icaro una parte
dei servizi effettuati nellazienda.
Si va avanti fino a quando non emergono i
primi segnali di crisi. A quel punto per il
Parco degli Ulivi, avanza lo spettro
del fallimento, che avverrà per unistanza
del giudice in virtù di un debito di
otto milioni, avanzato dalla Kodak.
Ma prima che il fallimento fosse decretato,
lAsl di Avellino Due, su pressione della
Prefettura, dei sindaci del Vallo di Lauro
e dei sindacati, viene sollecitata ad esperire
ogni tentativo per evitare quel nefasto traguardo.
Dopo un gran lavoro, interminabili riunioni
e ricerca di una soluzione convergente tra
tutte le parti, ecco emergere una concreta
possibilità. Affidare i servizi ai
pazienti della casa di cura ad una cooperativa
che risultasse, a conclusione di una puntuale
istruttoria documentale e sulla base di un
progetto di qualità, la più
affidabile in termini di garanzie.
Sulla base delle esigenze avanzate, viene
richiesto alle cooperative operanti sul territorio,
che hanno già esperienza nel settore,
di approntare dei progetti da sottoporre alla
valutazione degli organismi dirigenti dellAsl.
Tre sono le cooperative che raccolgono linvito:
la Icaro (che ha già offerto i propri
servigi nel Parco degli Ulivi),
la Gesco ed una cooperativa locale Serena.
La Icaro fa subito sapere di non essere più
interessata alla gestione dei servizi nella
casa di cura, mentre la Gesco, dopo aver effettuato
un sopralluogo nella struttura e aver discusso
con i dipendenti, invia lo scorso 9 aprile
un progetto in cui formula proposte per il
rilancio del Parco degli Ulivi.
Il 30 aprile anche la cooperativa Serena
di Moschiano invia allAsl il proprio
progetto.
Acquisiti i due progetti, in data 22 maggio
2002, lasl, con nota scritta richiede
le necessarie garanzie a supporto del progetto.
La Gesco, in data 29 maggio invia tutte le
necessarie credenziali. La Serena,
invece, non risponde. Né lo farà
dopo un ulteriore sollecito. Né, ancora
risponde ad un ultimo sollecito inviato il
13 giugno 2002. Intanto la situazione nel
Parco degli Ulivi si fa sempre
più difficile, tanto che, nel frattempo,
si registra una seconda ispezione della Commissione
speciale dinchiesta della Regione che
intima allAsl di provvedere nel più
breve tempo possibile a rimuovere le difficoltà.
A quel punto in gioco è rimasta solo
la Gesco che avendo presentato un proprio
progetto e avendo offerto le necessarie garanzie
di affidabilità diventa la sola ipotesi
percorribile.
Quali sono gli impegni che la Gesco assume?
Si racchiudono in tre punti. Il primo : la
fornitura dei servizi per due anni. Il secondo:
lassunzione di tutto il personale in
servizio che sarà professionalizzato,
secondo livelli di qualità e di efficienza
e, per ultimo, il favorire una cooperativa
in grado di poter continuare da sola, quando
la Gesco uscirà dalla scena.
LAsl, da parte sua, si farà carico,
dopo aver acquisito la struttura, di gestire
tutta la parte sanitaria. Come abbiamo già
scritto questa soluzione, se accettata, avrebbe
chiuso la crisi del Parco degli Ulivi.
Ma qualcuno dice che non sha da fare.
E cominciano le manovre destabilizzanti per
far fallire laccordo. Così, ma
stavolta sono alcuni livelli politici regionali,
si promette ad una parte dei dipendenti di
costituirsi in cooperativa perché saranno
costoro poi ad avere il servizio in subappalto.
Ed ecco che spunta una nuova cooperativa La
Moschianese della quale fanno parte
solo alcuni dei dipendenti della clinica.
Il fronte è rotto. La Gesco, che intanto
ha già inviato le raccomandate per
avviare i colloqui con tutti i dipendenti,
rimane di stucco. A quel punto sono tutti
fuori gioco.
Il 10 luglio del 2002 mentre le parti sono
in Prefettura per sottoscrivere laccordo
giunge la notizia del fallimento dellazienda.
Il gioco è fatto. Ma le sorprese non
finiscono. Perché, nonostante il fallimento
e limpossibilità di addivenire
ad un accordo, cè un ennesimo
incontro in Prefettura. Stavolta partecipa,
e per la prima volta, il segretario del sindacato
Cisel che dice di essere disponibile a gestire
i servizi con una propria cooperativa. E sullaffidabilità
dichiara che ci sarebbero forze imprenditoriali
in grado di fare delle offerte. Ma è
troppo tardi. Per tutti. A questo punto cè
da chiedersi.
A chi dava fastidio la Gesco? Quale peso politico,
e manovrato da chi, ha avuto il fatto che
la Gesco fosse una cosiddetta cooperativa
rossa? Chi ha illuso i dipendenti e
per quale fine? Ma soprattutto perché,
come si evidenzia dalla ricostruzione dei
fatti sulla base dei documenti, mentre tutto
sembra andare per il meglio si sono create
le condizioni perché, invece, si sfasciasse
tutto? Cè qualcuno che forse
ha agito nellombra, dividendo il fronte
degli operai? E tra i possibili obiettivi
ci poteva essere anche quello di mettere le
mani su una struttura che, per effetto del
fallimento, avrebbe avuto un notevole deprezzamento?
Sono domande che, oggi più che mai,
hanno bisogno di puntuali risposte che ciascuno
deve dare per la propria parte: la politica,
il sindacato, le istituzioni e, nel caso,
la magistratura per accertare se mai in questa
vicenda si siano determinate violazioni di
norme.
Risposte che sono dovute al sindaco di Moschiano,
Anna Maria De Girolamo, che, con grande coraggio
sta affrontando questa difficile battaglia
che vede suoi concittadini sul lastrico e
senza prospettive di lavoro. Risposte che
aspettano quei lavoratori che, in buona fede,
potrebbero essere stati raggirati e che ora
si trovano senza lavoro con famiglie da mantenere.
4- Continua.
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