Giovedì 9 Settembre 2010

 

Cooperative: una, nessuna e centomila
Bianca, rossa, azzurra e chi più ne ha ne metta. In questa vicenda del “Parco degli Ulivi” di Moschiano (azienda fallita, 35 dipendenti sul lastrico), un ruolo importante lo hanno avuto le cooperative di servizio. Ce ne sono almeno quattro, alcune con collaudata esperienza, altre sorte d’improvviso e qualcuna anche sindacalizzata.
In realtà, le case di cura private, ovviamente non tutte, per garantirsi i servizi gestionali, tra assistenza e manutenzione, favoriscono la costituzione di cooperative con l’obiettivo di non far pesare eccessivamente i costi di gestione. Ovviamente non è sempre così, come ad esempio per la casa di cura privata più autorevole della provincia (e forse della Campania) del prof. Carmine Malzone. E non solo.
Lo strumento cooperativa, che aveva una sua logica nel passato oggi sembra non incontri più il favore delle società che gestiscono le case di cura, probabilmente perché alcune norme, nel tempo, sono state modificate. E così qui e là si registrano le prime crepe. Ma di questo parleremo successivamente.
Nel caso della casa di cura “Parco degli Ulivi” lo strumento cooperativa ha segnato almeno l’ultimo percorso.
Ma vediamo come e perché. Nella struttura di Moschiano vi lavoravano 35 dipendenti, tutti contrattualizzati secondo le vigenti norme relative alle figure professionali. Poi la società nel 2001 decide di affidare in appalto alla cooperativa Icaro una parte dei servizi effettuati nell’azienda. Si va avanti fino a quando non emergono i primi segnali di crisi. A quel punto per il “Parco degli Ulivi”, avanza lo spettro del fallimento, che avverrà per un’istanza del giudice in virtù di un debito di otto milioni, avanzato dalla Kodak.
Ma prima che il fallimento fosse decretato, l’Asl di Avellino Due, su pressione della Prefettura, dei sindaci del Vallo di Lauro e dei sindacati, viene sollecitata ad esperire ogni tentativo per evitare quel nefasto traguardo.
Dopo un gran lavoro, interminabili riunioni e ricerca di una soluzione convergente tra tutte le parti, ecco emergere una concreta possibilità. Affidare i servizi ai pazienti della casa di cura ad una cooperativa che risultasse, a conclusione di una puntuale istruttoria documentale e sulla base di un progetto di qualità, la più affidabile in termini di garanzie.
Sulla base delle esigenze avanzate, viene richiesto alle cooperative operanti sul territorio, che hanno già esperienza nel settore, di approntare dei progetti da sottoporre alla valutazione degli organismi dirigenti dell’Asl. Tre sono le cooperative che raccolgono l’invito: la Icaro (che ha già offerto i propri servigi nel “Parco degli Ulivi”), la Gesco ed una cooperativa locale “Serena”.
La Icaro fa subito sapere di non essere più interessata alla gestione dei servizi nella casa di cura, mentre la Gesco, dopo aver effettuato un sopralluogo nella struttura e aver discusso con i dipendenti, invia lo scorso 9 aprile un progetto in cui formula proposte per il rilancio del “Parco degli Ulivi”. Il 30 aprile anche la cooperativa “Serena” di Moschiano invia all’Asl il proprio progetto.
Acquisiti i due progetti, in data 22 maggio 2002, l’asl, con nota scritta richiede le necessarie garanzie a supporto del progetto. La Gesco, in data 29 maggio invia tutte le necessarie credenziali. La “Serena”, invece, non risponde. Né lo farà dopo un ulteriore sollecito. Né, ancora risponde ad un ultimo sollecito inviato il 13 giugno 2002. Intanto la situazione nel “Parco degli Ulivi” si fa sempre più difficile, tanto che, nel frattempo, si registra una seconda ispezione della Commissione speciale d’inchiesta della Regione che intima all’Asl di provvedere nel più breve tempo possibile a rimuovere le difficoltà. A quel punto in gioco è rimasta solo la Gesco che avendo presentato un proprio progetto e avendo offerto le necessarie garanzie di affidabilità diventa la sola ipotesi percorribile.
Quali sono gli impegni che la Gesco assume? Si racchiudono in tre punti. Il primo : la fornitura dei servizi per due anni. Il secondo: l’assunzione di tutto il personale in servizio che sarà professionalizzato, secondo livelli di qualità e di efficienza e, per ultimo, il favorire una cooperativa in grado di poter continuare da sola, quando la Gesco uscirà dalla scena.
L’Asl, da parte sua, si farà carico, dopo aver acquisito la struttura, di gestire tutta la parte sanitaria. Come abbiamo già scritto questa soluzione, se accettata, avrebbe chiuso la crisi del “Parco degli Ulivi”. Ma qualcuno dice che non s’ha da fare. E cominciano le manovre destabilizzanti per far fallire l’accordo. Così, ma stavolta sono alcuni livelli politici regionali, si promette ad una parte dei dipendenti di costituirsi in cooperativa perché saranno costoro poi ad avere il servizio in subappalto.
Ed ecco che spunta una nuova cooperativa “La Moschianese” della quale fanno parte solo alcuni dei dipendenti della clinica. Il fronte è rotto. La Gesco, che intanto ha già inviato le raccomandate per avviare i colloqui con tutti i dipendenti, rimane di stucco. A quel punto sono tutti fuori gioco.
Il 10 luglio del 2002 mentre le parti sono in Prefettura per sottoscrivere l’accordo giunge la notizia del fallimento dell’azienda.
Il gioco è fatto. Ma le sorprese non finiscono. Perché, nonostante il fallimento e l’impossibilità di addivenire ad un accordo, c’è un ennesimo incontro in Prefettura. Stavolta partecipa, e per la prima volta, il segretario del sindacato Cisel che dice di essere disponibile a gestire i servizi con una propria cooperativa. E sull’affidabilità dichiara che ci sarebbero forze imprenditoriali in grado di fare delle offerte. Ma è troppo tardi. Per tutti. A questo punto c’è da chiedersi.
A chi dava fastidio la Gesco? Quale peso politico, e manovrato da chi, ha avuto il fatto che la Gesco fosse una cosiddetta “cooperativa rossa”? Chi ha illuso i dipendenti e per quale fine? Ma soprattutto perché, come si evidenzia dalla ricostruzione dei fatti sulla base dei documenti, mentre tutto sembra andare per il meglio si sono create le condizioni perché, invece, si sfasciasse tutto? C’è qualcuno che forse ha agito nell’ombra, dividendo il fronte degli operai? E tra i possibili obiettivi ci poteva essere anche quello di mettere le mani su una struttura che, per effetto del fallimento, avrebbe avuto un notevole deprezzamento?
Sono domande che, oggi più che mai, hanno bisogno di puntuali risposte che ciascuno deve dare per la propria parte: la politica, il sindacato, le istituzioni e, nel caso, la magistratura per accertare se mai in questa vicenda si siano determinate violazioni di norme.
Risposte che sono dovute al sindaco di Moschiano, Anna Maria De Girolamo, che, con grande coraggio sta affrontando questa difficile battaglia che vede suoi concittadini sul lastrico e senza prospettive di lavoro. Risposte che aspettano quei lavoratori che, in buona fede, potrebbero essere stati raggirati e che ora si trovano senza lavoro con famiglie da mantenere.
4- Continua.

.

 


Redazione Corriere
 





sondaggi
_
_ entra
_
_

sondaggi
_
_ entra
_
_




forum
_
_
_



© 2002 - Conceptual design