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anziani: come funziona |
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Si
poteva salvare dal fallimento la clinicaParco
degli Ulivi di Moschiano? Probabilmente,
se la Regione Campania avesse fatto fino in
fondo il proprio dovere, la risposta non può
che essere positiva: si poteva salvare. Tutto
ruota intorno ad una parola dentro la quale
si nasconde uno dei tanti scandali della sanità
regionale: Accreditamento istituzionale.
Detto in soldoni significa che chi è
protetto da questa parola magica riesce a
fare da idrovora delle risorse regionali,
lucrando bei soldini sui ricoveri a tempo
pieno dei degenti.
Nel territorio dellAsl 2, Avellino e
comprensorio,
(ma diremo successivamente anche dellAsl
1), dove, si badi bene, non cè
nessuna struttura pubblica di Rsa (Residenza
sanitaria anziani), tra le tante strutture
private esistenti sul territorio, (sono almeno
dieci), laccreditamento per il tempo
pieno la Regione lo ha concesso a due sole
strutture: una opera a Montefalcione, laltra
è gestita dalle suore della SS. Annunziata.
Per il resto, pur avendone fatto richiesta,
le pratiche di altre cliniche private sono
ferme presso lassessorato alla sanità
della Regione Campania. Ciò, a differenza
di quanto è avvenuto in altre regioni
italiane, ha comportato una sorta di monopolio
bloccato. Perché questa disparità
di trattamento che fa prefigurare una vera
e propria omissione da parte dellassessorato
regionale alla sanità? E presto
detto. Tutto fa riferimento alla cosiddetta
legge delle quattro A.
La prima A riguarda lAutorizzazione
che il Comune in cui esiste la struttura deve
concedere per la costruzione dello stabile
da adibire a Rsa. La seconda A
fa sempre carico sul Comune che deve concedere,
una volta completata la struttura, lAutorizzazione
allapertura, previo accertamenti degli
organi competenti. La terza A
riguarda, appunto, lAccreditamento istituzionale
che la Regione deve concedere sulla base della
documentazione presentata dallazienda
e allispezione nella struttura fatta
dai funzionari sanitari della Regione.
Infine la quarta A: lAccordo
contrattuale con il quale la Regione stipula
sulla struttura un vero e proprio contratto
con la società che la gestisce, perché,
in cambio dei degenti ricoverati, sia pagata
una somma prevista da tariffe prestabilite.
Chi non ha laccreditamento istituzionale
rimane fuori dalla spartizione della torta
e deve, invece, accontentarsi delle briciole.
Ma perché la Regione Campania non procede
con gli accreditamenti, mantenendo, invece,
in prorogatio quelli già concessi antecedentemente
in regime di convenzione? E qui è un
vero e proprio atteggiamento omissivo. In
realtà, la legge delle Quattro
A si è fermata, come effetti,
alle sole due prime condizioni. Cè
una speciale commissione regionale, insediata
presso lassessorato alla Sanità,
che dovrebbe definire i nuovi criteri per
poter ottenere laccreditamento. Ma questa
è un commissione fantasma. Che si è
riunita solo raramente e senza produrre alcun
risultato utile. Perché tanti ritardi?
Quali sono i motivi per cui non si corrisponde
ad un obbligo di legge che causa quel Monopolio
bloccato di cui dicevamo prima?
Perché, sebbene più volte sollecitati,
gli organi regionali tenuti a compiere i sopralluoghi
previsti dalle norme, sono latitanti?
Come si spiega che strutture nuovissime, realizzate
con tutti i comfort e fatte su misura per
una dignitosa ospitalità degli anziani
e nelle quali sono assicurati servizi sanitari
di ottimo livello sono vuote, mentre altre,
con situazioni non certo ottimali e con scarsezza
di personale, talvolta malpagato, si trovano
in situazioni ben diverse?
Noi che ci siamo avvicinati a questo pianeta,
sempre più misterioso e, a volte consociativo,
possiamo cominciare a dare delle risposte.
La prima riguarda la politica regionale incapace
di debellare questo cancro maleodorante che
determina le condizioni di disparità.
Non solo. Si capisce perché lassessorato
alla Sanità diventi sempre più
appetibile, fino al punto di aver determinato
le maggiori crisi di governo regionale. Attraverso
le politiche sanitarie si acquisiscono consensi,
agendo sui primariati, sulle assunzioni, su
quello scandalo dei convenzionamenti (cliniche
private, laboratori e riabilitazione) che
tutti dicono di voler porre in regime di equità,
ma che nei fatti, come dimostra la vicenda
dellaccreditamento, nessuno simpegna
a normalizzare.
Forse perché, come dice Bassolino,
i veri gestori della Regione sono gli inamovibili
burocrati che fanno il bello e il cattivo
tempo, per cui, a volte, basta trovare la
maniglia giusta perché tutte le porte
si aprano. Forse perché nella mobilità
del trasferimento dei degenti spesso si chiude
un occhio. Se non tutti e due. O, ancora,
perché basta una piccola cointeressenza
delluomo giusto (a volte di un parente)
per velocizzare i meccanismi. Sta di fatto
che la denuncia, per quanto autorevole come
quella di Bassolino, di certo non cambia un
andazzo antico che inquina la sanità
e riduce lanziano, lhandicappato,
il paziente con disturbi psichici, a poco
più che merce su cui costruire fortune.
Ad una nuova moralità in questo settore
dovrebbe ispirarsi la soluzione della crisi
a Palazzo Santa Lucia.
5 - Continua.
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