Marted́ 7 Settembre 2010

Monte Salto da difendere dagli assalti di fuoco: e il dossier va in Procura
Parte a settembre il progetto per la sentieristica tagliafuoco: due miliardi di vecchie lire per ricominciare a stabilire il corretto rapporto con la natura. Una delle piaghe del Monte Salto è proprio l’emergenza incendi, che nel corso degli anni hanno devastato il territorio montano: roba da ricorso al tribunale, come poi è stato. Ma i ritardi continuano. E sono fonte di grosse preoccupazioni.

Montoro Inferiore - Il segreto, in parte, sta tutto qui: i contadini, secondo una logica dettata semplicemente dal buon senso, tagliavano il terreno con sentieri, i cosiddetti tagliafuoco. Gli stessi sentieri poi ritenuti indispensabili per lo scorrimento delle acque. Gli stessi per i quali si comincerà a lavorare, qui a Montoro Inferiore, località Monte Salto. Questa estate, per la verità, è andata meglio, per gli assalti di fuoco, quelli che distruggono la vegetazione, che sradicano gli alberi, che impoveriscono il terreno di qualsiasi difesa naturale. E così quel terreno è pronto a crollare giù. Non si è verificata un’estate da incubo, allora: è andata bene. Ma due anni fa no. E nemmeno tre anni fa. E neanche prima: questo è uno dei monti più aggrediti, dove le linee di fuoco sono ben evidenti e a tratti impressionanti. Il Monte Salto, per la verità, ha una sua identità molto spiccata: quelle ceneri le ha riutilizzate per rinverdirsi di nuovo, tanto che non appare una rocca brulla. Ma il problema incendi ha fatto e fa dannare.
Il progetto partirà a settembre, tiene a precisare l’assessore all’urbanistica e alla ricostruzione privata, Nicola Montone. E’ il progetto di due miliardi che dovrà partire di qui a poco, il due settembre, non solo per la sentieristica, ma per la messa a dimora delle piantagioni e per ricominciare a rifondare la montagna, quella che a maggio 1998 crollò lungo un versante in maniera violenta e minacciosa, costringendo all’evacuazione tutta la parte abitata della frazione Parrelle.
E questo progetto si affianca agli altri messi in campo. Parliamo di vecchie lire, parliamo di settembre 2000, quando il sindaco Mario Bianchino resoconta in Consiglio comunale sullo stato dell’arte: sei miliardi per l’intera fascia del Monte Salto, due miliardi e 200 milioni per l’area del Vallone di Misciano, otto miliardi per la Solofrana, obiettivo rinaturazione del tratto compreso tra la località Codola e il Ponte di S. Pietro nel tenimento di Montoro Superiore. E’ anche il finanziamento derivante da un’ordinanza del ministero della Protezione civile, quello che si è alla fine riusciti ad ottenere, per essere inseriti nella fascia A dei Comuni a rischio, e cioé Quindici, S. Felice a Cancello, Sarno, Siano e Bracigliano e, per la provincia di Avellino, Montoro Inferiore, Lauro e Moschiano, oltre, per lo stesso problema della Solofrana, Mercato S. Severino, Castel S. Giorgio e Roccapiemonte. Allarme frana, dunque, allarme incendi (oltre alla natura dello stesso terreno, materiale vulcanico depositato in un tempo molto lungo), e una delle prime proposte in materia di incendi boschivi fu presentata dall’allora consigliere comunale Nicola Montone: quella proposta fu delibera accolta dal Consiglio comunale, ed ebbe eco positiva a livello regionale, con interessamento del Consiglio regionale e ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri. Il titolo dell’ordinanza: “interventi urgenti nei territori gravemente danneggiati dagli incendi dal 19 giugno al 10 luglio 2000 ed interventi preventivi nelle aree a maggiore rischio di incendio”. E quelle aree sono Monte Salto, Colle S. Pantaleone, Frazioni Preturo e Misciano, tratto Piazza di Pandola, tratto Figlioli, e dunque tutte le zone che ricadono nel territorio comunale di Montoro Inferiore.
Il Comune ha fatto il resto: ha inoltrato un dossier sullo stato di sofferenza del territorio montorese, aggredito da più parti: pioggia, incendi, materiale vulcanico, speculazione edilizia, abusivismo: tutti elementi che messi insieme provocano una sorta di deflagrazione, e la frana è presto arrivata.
Come quella del maggio ‘98, come l’anno scorso, quando l’allagamento arrivò al centro del paese: perché il problema è sempre lì, a monte, è proprio il caso di dirlo. Oltre la sentieristica, come ricordano sia Bianchino che Montone, è necessario intervenire per la realizzazione della vasca che accolga le acque che altrimenti non sanno dove andare. Perché i sistemi antichi di scolo, i valloni, nel tempo sono diventati strade vere e proprie. Altra causa evidente dell’impazzimento della montagna. Di questa sofferenza profonda il Comune ha prodotto quel dossier, e lo ha inviato anche alla Procura della Repubblica, per l’entità del danno provocato dal fenomeno incendi, si diceva già nel 2000, in quella seduta consiliare, per le situazioni che non sono né occasionali, né episodiche. Dal numero di fuochi che hanno devastato la natura, era facile stabilire che quello, come riferì il sindaco sempre nella seduta venti settembre 2000, era “un accanimento ingiustificabile, vandalico, nefasto, indefinibile già sotto il profilo della gravità e dell’anticiviltà che si esprimono attraverso queste azioni, origini di guasti e danni enormi non solo al territorio e al patrimonio della Comunità, ma anche alla sua vita, perché viene sempre meno una parte dei vantaggi di cui normalmente si dispone allorché viene distrutta una parte di quel comune patrimonio che è la natura”. E allora quella proposta dell’attuale assessore Montone, che a sua volta indica in Mario Bianchino il sindaco insostituibile che ha portato l’operazione in porto, oggi approda ad un fatto, e per di più concreto. Questa è una fetta di storia importante, perché bisogna entrare nella logica di comprensione delle cose, in questo caso nella logica di movimento della montagna: il terreno cede per una serie di motivi, ed uno di questo è senz’altro l’aggressione da fuoco che è costata davvero molto cara, in termini di danni.
La sofferenza oggi continua a sussistere, conferma sempre l’assessore Montoro, anche se, sottolinea, si tenta di colmare i vuoti, di spingere sui progetti, di arrivare all’apertura dei cantieri per la vasca di contentimento al Monte Salto e per i lavori di riqualificazione alla frazione Misciano, altra spina nel fianco per la popolazione.
C’è in parallelo un altro progetto, quello della Comunità montana Serinese-Solofrana, altri due miliardi, e che aspetta il via libera dall’Autorità di Bacino. «Ma c’è un evidente ritardo - riprende Montone- dovuto al tempo che ti fanno perdere per effettuare tutti i passaggi attraverso i vari organismi.
Intanto l’anno scorso c’è stato un nuovo allagamento, alla zona Piano e naturalmente a Parrelle, con grossi disagi per tutte le parti basse del centro abitato.
Noi contiamo, con questi interventi in programma, di affrontare e risolvere buona parte del problema, ma davvero ci siamo stancati di andare da una parte all’altra, di telefonare, di chiedere, di fare anticamera, prima di ottenere una cosa che ti è dovuta perché ne va della sicurezza della gente. Ora bisogna continuare su questa strada, per colmare i vuoti, e frenare la discesa a valle del Monte Salto».
Redazione Corriere
 





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