Parte
a settembre il progetto per la sentieristica tagliafuoco:
due miliardi di vecchie lire per ricominciare a
stabilire il corretto rapporto con la natura. Una
delle piaghe del Monte Salto è proprio lemergenza
incendi, che nel corso degli anni hanno devastato
il territorio montano: roba da ricorso al tribunale,
come poi è stato. Ma i ritardi continuano.
E sono fonte di grosse preoccupazioni.
Montoro Inferiore - Il segreto, in parte, sta tutto
qui: i contadini, secondo una logica dettata semplicemente
dal buon senso, tagliavano il terreno con sentieri,
i cosiddetti tagliafuoco. Gli stessi sentieri poi
ritenuti indispensabili per lo scorrimento delle
acque. Gli stessi per i quali si comincerà
a lavorare, qui a Montoro Inferiore, località
Monte Salto. Questa estate, per la verità,
è andata meglio, per gli assalti di fuoco,
quelli che distruggono la vegetazione, che sradicano
gli alberi, che impoveriscono il terreno di qualsiasi
difesa naturale. E così quel terreno è
pronto a crollare giù. Non
si è verificata unestate da incubo,
allora: è andata bene. Ma due anni fa no.
E nemmeno tre anni fa. E neanche prima: questo è
uno dei monti più aggrediti, dove le linee
di fuoco sono ben evidenti e a tratti impressionanti.
Il Monte Salto, per la verità, ha una sua
identità molto spiccata: quelle ceneri le
ha riutilizzate per rinverdirsi di nuovo, tanto
che non appare una rocca brulla. Ma il problema
incendi ha fatto e fa dannare.
Il progetto partirà a settembre, tiene a
precisare lassessore allurbanistica
e alla ricostruzione privata, Nicola Montone. E
il progetto di due miliardi che dovrà partire
di qui a poco, il due settembre, non solo per la
sentieristica, ma per la messa a dimora delle piantagioni
e per ricominciare a rifondare la montagna, quella
che a maggio 1998 crollò lungo un versante
in maniera violenta e minacciosa, costringendo allevacuazione
tutta la parte abitata della frazione Parrelle.
E
questo progetto si affianca agli altri messi in
campo. Parliamo di vecchie lire, parliamo di settembre
2000, quando il sindaco Mario Bianchino resoconta
in Consiglio comunale sullo stato dellarte:
sei miliardi per lintera fascia del Monte
Salto, due miliardi e 200 milioni per larea
del Vallone di Misciano, otto miliardi per la Solofrana,
obiettivo rinaturazione del tratto compreso tra
la località Codola e il Ponte di S. Pietro
nel tenimento di Montoro Superiore. E anche
il finanziamento derivante da unordinanza
del ministero della Protezione civile, quello che
si è alla fine riusciti ad ottenere, per
essere inseriti nella fascia A dei Comuni a rischio,
e cioé Quindici, S. Felice a Cancello, Sarno,
Siano e Bracigliano e, per la provincia di Avellino,
Montoro Inferiore, Lauro e Moschiano, oltre, per
lo stesso problema della Solofrana, Mercato S. Severino,
Castel S. Giorgio e Roccapiemonte. Allarme frana,
dunque, allarme incendi (oltre alla natura dello
stesso terreno, materiale vulcanico depositato in
un tempo molto lungo), e una delle prime proposte
in materia di incendi boschivi fu presentata dallallora
consigliere comunale Nicola Montone: quella proposta
fu delibera accolta dal Consiglio comunale, ed ebbe
eco positiva a livello regionale, con interessamento
del Consiglio regionale e ordinanza del presidente
del Consiglio dei ministri. Il titolo dellordinanza:
interventi urgenti nei territori gravemente
danneggiati dagli incendi dal 19 giugno al 10 luglio
2000 ed interventi preventivi nelle aree a maggiore
rischio di incendio. E quelle aree sono Monte
Salto, Colle S. Pantaleone, Frazioni Preturo e Misciano,
tratto Piazza di Pandola, tratto Figlioli, e dunque
tutte le zone che ricadono nel territorio comunale
di Montoro Inferiore. 
Il Comune ha fatto il resto: ha inoltrato un dossier
sullo stato di sofferenza del territorio montorese,
aggredito da più parti: pioggia, incendi,
materiale vulcanico, speculazione edilizia, abusivismo:
tutti elementi che messi insieme provocano una sorta
di deflagrazione, e la frana è presto arrivata.
Come quella del maggio 98, come lanno
scorso, quando lallagamento arrivò
al centro del paese: perché il problema è
sempre lì, a monte, è proprio il caso
di dirlo. Oltre la sentieristica, come ricordano
sia Bianchino che Montone, è necessario intervenire
per la realizzazione della vasca che accolga le
acque che altrimenti non sanno dove andare. Perché
i sistemi antichi di scolo, i valloni, nel tempo
sono diventati strade vere e proprie. Altra causa
evidente dellimpazzimento della montagna.
Di questa sofferenza profonda il Comune ha prodotto
quel dossier, e lo ha inviato anche alla Procura
della Repubblica, per lentità del danno
provocato dal fenomeno incendi, si diceva già
nel 2000, in quella seduta consiliare, per le situazioni
che non sono né occasionali, né episodiche.
Dal numero di fuochi che hanno devastato la natura,
era facile stabilire che quello, come riferì
il sindaco sempre nella seduta venti settembre 2000,
era un accanimento ingiustificabile, vandalico,
nefasto, indefinibile già sotto il profilo
della gravità e dellanticiviltà
che si esprimono attraverso queste azioni, origini
di guasti e danni enormi non solo al territorio
e al patrimonio della Comunità, ma anche
alla sua vita, perché viene sempre meno una
parte dei vantaggi di cui normalmente si dispone
allorché viene distrutta una parte di quel
comune patrimonio che è la natura.
E allora quella proposta dellattuale assessore
Montone, che a sua volta indica in Mario Bianchino
il sindaco insostituibile che ha portato loperazione
in porto, oggi approda ad un fatto, e per di più
concreto. Questa è una fetta di storia importante,
perché bisogna entrare nella logica di comprensione
delle cose, in questo caso nella logica di movimento
della montagna: il terreno cede per una serie di
motivi, ed uno di questo è senzaltro
laggressione da fuoco che è costata
davvero molto cara, in termini di danni.
La sofferenza oggi continua a sussistere, conferma
sempre lassessore Montoro, anche se, sottolinea,
si tenta di colmare i vuoti, di spingere sui progetti,
di arrivare allapertura dei cantieri per la
vasca di contentimento al Monte Salto e per i lavori
di riqualificazione alla frazione Misciano, altra
spina nel fianco per la popolazione.
Cè in parallelo un altro progetto,
quello della Comunità montana Serinese-Solofrana,
altri due miliardi, e che aspetta il via libera
dallAutorità di Bacino. «Ma cè
un evidente ritardo - riprende Montone- dovuto al
tempo che ti fanno perdere per effettuare tutti
i passaggi attraverso i vari organismi. 
Intanto lanno scorso cè stato
un nuovo allagamento, alla zona Piano e naturalmente
a Parrelle, con grossi disagi per tutte le parti
basse del centro abitato.
Noi contiamo, con questi interventi in programma,
di affrontare e risolvere buona parte del problema,
ma davvero ci siamo stancati di andare da una parte
allaltra, di telefonare, di chiedere, di fare
anticamera, prima di ottenere una cosa che ti è
dovuta perché ne va della sicurezza della
gente. Ora bisogna continuare su questa strada,
per colmare i vuoti, e frenare la discesa a valle
del Monte Salto». |