Marted́ 7 Settembre 2010


Caro Presidente
Il Presidente della Provincia ieri sera, devo dire in grande forma, ha esternato su tutto e su tutti in una lunga intervista televisiva. Devo ritenere, per le cose che ha sostenuto anche nei miei confronti, che egli sia stato particolarmente colpito da una considerazione da me fatta all’indomani della visita del Presidente della Repubblica Ciampi, a proposito del suo intervento nel nuovo teatro comunale.
Che cosa di tanto osceno avevo scritto? Semplicemente che ero rimasto sorpreso per la lunghezza del suo discorso e perché esso conteneva tanti problemi spiccioli, già altre volte, e in tutte le sedi, denunciati da Maselli, che mal si coniugavano con la circostanza di avere qui tra noi la massima autorità dello Stato.
Questa considerazione, peraltro, era stata condivisa dagli inviati di tutti i grandi giornali nazionali, rimasti perplessi e anche un po' annoiati del suo dire.
Credo, però, conoscendo l’amabilità del presidente e avendo con lui un rapporto di grande correttezza, non condizionato da nessuna elargizione ricevuta o da promesse fatte, che egli abbia potuto fraintendere il mio dire. E voglio chiarire. La circostanza della visita del Capo dello Stato doveva essere, a mio avviso, per un amministratore del Mezzogiorno, una grande occasione per rilanciare il tema del meridionalismo che sempre più ha bisogno di voci, meglio ancora se autorevoli, come quella di Maselli. Dire al Capo dello Stato che c’è una vertenza aperta per l’edilizia scolastica o che l’Anas non si comporta come di dovere, o che l’Enel sia inadempiente, sono tutte cose giuste e sacrosante, peraltro già ascoltate, ma si tratta, a mio modesto avviso, di una nota della spesa fortemente limitativa rispetto all’occasione e alla sede in cui quelle parole venivano offerte. Se per aver sostenuto questo, devo passare per “eretico” o, come lui dice, per uno “fuori dal coro”, non è cosa che mi interessa più di tanto. Né credo che il mio giudizio possa cambiare la storia che egli, invece, scrive con le sue azioni di amministratore diligente e capace.
Dal presidente Maselli mi sarei aspettato, invece, un discorso che fosse più aderente alla grande tradizione meridionalista di questa città. Come pure ha fatto il sindaco Di Nunno che ben conosce quali sono i poteri del Capo dello Stato. Mi sarei aspettato che egli avesse, come ha fatto il presidente Bassolino, fatto un appello al Presidente della Repubblica come primo rappresentante di una provincia, perché i nostri giovani, incolpevoli dei limiti di istituzioni che non li garantiscono, non fossero costretti ad emigrare, oggi ancor più di ieri. Avrei difeso e rilanciato la grande tradizione democratica dell’Irpinia e del Mezzogiorno che oggi incontra grandi difficoltà di ascolto. Tutto qua, non altro. Questa attesa, rimasta tale, mi ha deluso. E l’ho detto. Come si fa in verità. E ringrazio il Capo dello Stato per aver lanciato quel forte monito che ha risvegliato le coscienze e non solo dei meridionali. Sono in errore? Può darsi. Anche se, proprio per questo, capisco meglio perché il nostro Sud rimane fermo al palo.
Redazione Corriere
 





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