| Caro
Presidente |
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Il
Presidente della Provincia ieri sera, devo
dire in grande forma, ha esternato su tutto
e su tutti in una lunga intervista televisiva.
Devo ritenere, per le cose che ha sostenuto
anche nei miei confronti, che egli sia stato
particolarmente colpito da una considerazione
da me fatta allindomani della visita
del Presidente della Repubblica Ciampi, a
proposito del suo intervento nel nuovo teatro
comunale.
Che cosa di tanto osceno avevo scritto? Semplicemente
che ero rimasto sorpreso per la lunghezza
del suo discorso e perché esso conteneva
tanti problemi spiccioli, già altre
volte, e in tutte le sedi, denunciati da Maselli,
che mal si coniugavano con la circostanza
di avere qui tra noi la massima autorità
dello Stato.
Questa considerazione, peraltro, era stata
condivisa dagli inviati di tutti i grandi
giornali nazionali, rimasti perplessi e anche
un po' annoiati del suo dire.
Credo, però, conoscendo lamabilità
del presidente e avendo con lui un rapporto
di grande correttezza, non condizionato da
nessuna elargizione ricevuta o da promesse
fatte, che egli abbia potuto fraintendere
il mio dire. E voglio chiarire. La circostanza
della visita del Capo dello Stato doveva essere,
a mio avviso, per un amministratore del Mezzogiorno,
una grande occasione per rilanciare il tema
del meridionalismo che sempre più ha
bisogno di voci, meglio ancora se autorevoli,
come quella di Maselli. Dire al Capo dello
Stato che cè una vertenza aperta
per ledilizia scolastica o che lAnas
non si comporta come di dovere, o che lEnel
sia inadempiente, sono tutte cose giuste e
sacrosante, peraltro già ascoltate,
ma si tratta, a mio modesto avviso, di una
nota della spesa fortemente limitativa rispetto
alloccasione e alla sede in cui quelle
parole venivano offerte. Se per aver sostenuto
questo, devo passare per eretico
o, come lui dice, per uno fuori dal
coro, non è cosa che mi interessa
più di tanto. Né credo che il
mio giudizio possa cambiare la storia che
egli, invece, scrive con le sue azioni di
amministratore diligente e capace.
Dal presidente Maselli mi sarei aspettato,
invece, un discorso che fosse più aderente
alla grande tradizione meridionalista di questa
città. Come pure ha fatto il sindaco
Di Nunno che ben conosce quali sono i poteri
del Capo dello Stato. Mi sarei aspettato che
egli avesse, come ha fatto il presidente Bassolino,
fatto un appello al Presidente della Repubblica
come primo rappresentante di una provincia,
perché i nostri giovani, incolpevoli
dei limiti di istituzioni che non li garantiscono,
non fossero costretti ad emigrare, oggi ancor
più di ieri. Avrei difeso e rilanciato
la grande tradizione democratica dellIrpinia
e del Mezzogiorno che oggi incontra grandi
difficoltà di ascolto. Tutto qua, non
altro. Questa attesa, rimasta tale, mi ha
deluso. E lho detto. Come si fa in verità.
E ringrazio il Capo dello Stato per aver lanciato
quel forte monito che ha risvegliato le coscienze
e non solo dei meridionali. Sono in errore?
Può darsi. Anche se, proprio per questo,
capisco meglio perché il nostro Sud
rimane fermo al palo. |
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